Nel mondo della creazione di contenuti digitali, con piattaforme come YouTube, Instagram e TikTok, si è consolidata un'ossessione collettiva per la qualità delle immagini. Eppure, spesso si trascura un aspetto che conta altrettanto, se non di più, l'audio. Un contenuto multimediale è, per definizione, un'esperienza multisensoriale e l'audio non può essere relegato ad accessorio, ma deve diventare la struttura portante del video. In questa puntata analizziamo le principali tecnologie che stanno alzando la qualità del suono per i creatori di contenuti: dal beamforming, all'intelligenza artificiale integrata nei dispositivi, fino al 32-bit in virgola mobile, che ha liberato i videomaker dal problema del clipping digitale. Infine, per scoprire come queste tecnologie si traducono in pratica, abbiamo provato il nuovo set di microfoni Mic Pro di Insta360.
Nella sezione delle notizie parliamo del Google I/O 2026, dove sono stati presentati i nuovi agenti Gemini e gli smart glasses Android XR e dell'agenzia spaziale giapponese JAXA che sta sviluppando un motore ipersonico per aerei in grado di raggiungere Mach 5.




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• Puntata realizzata in collaborazione con Insta360
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Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo di come gli algoritmi stiano rivoluzionando l'audio per i creatori di contenuti, dalle innovazioni nel beamforming all'intelligenza artificiale integrata nei microfoni, fino alla registrazione a 32-bit float che elimina la distorsione digitale.
Infine, per portare un esempio concreto, racconteremo la nostra esperienza con il nuovo set di microfoni Mic Pro di Insta360.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
Se la settimana scorsa abbiamo dedicato una notizia all'Android Show 2026, questa settimana non potevamo non parlare del Google I/O, il principale evento annuale di Google per presentare le novità in arrivo nei suoi prodotti.
Come c'era da aspettarsi l'intelligenza artificiale è stata la protagonista indiscussa di questa edizione.
Sono stati infatti annunciati due nuovi modelli di IA, "Gemini 3.5 Flash", che promette più velocità e precisione rispetto alla precedente versione, e "Gemini Omni", il primo vero modello multimodale sia in input che in output e capace quindi non solo di comprendere testo, immagini, video o audio, ma anche di generarne.
È stato inoltre presentato "Google Spark", un agente IA personale in grado di eseguire compiti in modo automatico ed essere quindi un vero e proprio assistente personale, proattivo.
Non a caso, Google nel suo blog ha intitolato questa edizione del Google I/O proprio "Benvenuti nell'era degli agenti Gemini".
Gemini 3.5 Flash sarà poi disponibile anche nella ricerca Google, che ha ricevuto un aggiornamento definito il più grande degli ultimi 25 anni, diventando più conversazionale e capace di comprendere richieste articolate e allegati come documenti o immagini.
Infine, sono stati presentati anche i nuovi smart glasses Android XR, sviluppati in collaborazione con Samsung e che sfideranno direttamente i Ray-Ban Meta con Gemini incorporato per indicazioni stradali, traduzioni e messaggi in tempo reale.
C'è da precisare che, per questa edizione, non sono mancate le critiche.
Le aspettative erano infatti elevatissime e, soprattutto per modelli come Gemini Omni, le prove degli utenti non sono state all'altezza di quanto promesso da Google.
Essendo, tuttavia, una tecnologia ancora in fase di sviluppo, è probabile che ci vorrà del tempo prima di vedere risultati concreti.
In ogni caso, è chiaro che Google sta puntando molto sull'IA e sugli agenti intelligenti come futuro dei suoi prodotti e servizi.
L'agenzia spaziale giapponese JAXA ha completato con successo un test di combustione a terra per un motore ipersonico con l'obiettivo, un giorno, di realizzare un aereo capace di raggiungere "Mach 5" e ridurre a sole due ore il collegamento tra Giappone e Stati Uniti.
Durante le simulazioni, le superfici esterne del veicolo di prova hanno raggiunto temperature prossime ai 1000 gradi Celsius, tuttavia lo scudo termico ha mantenuto i sistemi elettronici di bordo entro valori nella norma.
Una delle peculiarità di questi aeromobili risiede nell'integrazione totale tra carlinga, ovvero la parte anteriore dell'aereo, e motore poiché ad alte velocità, le onde d'urto generate dall'aria influenzerebbero il flusso nel propulsore e viceversa, rendendo impossibile trattare i due elementi separatamente.
Gli sviluppi futuri prevedono l'installazione del velivolo su un razzo-sonda per una vera dimostrazione in volo, con possibili applicazioni che andranno dai trasporti commerciali transpacifici, ai viaggi sub-orbitali, fino allo sviluppo di spazioplani capaci di raggiungere i 100 chilometri di quota.
Nel mondo della creazione di contenuti digitali, con piattaforme come YouTube, Instagram e TikTok, si è consolidata nel tempo un'ossessione collettiva per la qualità delle immagini, fatta di fotocamere sempre più performanti, ottiche e stabilizzatori meccanici sofisticati.
Grazie alla miniaturizzazione e alla riduzione dei costi della tecnologia, i content creator - professionisti e non - investono sempre più risorse per garantire un'estetica visiva impeccabile ai propri video.
Eppure, nel farlo, spesso si trascura un aspetto che conta altrettanto, se non di più, ossia l'audio.
Un contenuto multimediale è per definizione un'esperienza che coinvolge più sensi simultaneamente e l'audio non può essere relegato ad accessorio di un video, ma deve diventare la sua struttura portante.
Anche perché un audio senza video può esistere, e si chiama podcast, ma un video senza audio no.
Nonostante ciò, questo elemento imprescindibile viene trattato a volte come un dettaglio marginale, qualcosa da sistemare in post-produzione o da affidare al microfono integrato dello smartphone.
Il risultato di questa distrazione si percepisce immediatamente, soprattutto se un video viene girato con cura maniacale, ma è accompagnato da un audio con riverberi o rumori di fondo.
C'è poi un elemento che diamo per scontato, ma che influisce notevolmente sulla nostra considerazione finale del contenuto: quando si guarda un video con il content creator con un microfono in mano, ben visibile e riconoscibile, si genera nello spettatore un'aspettativa positiva.
Si tratta di un segnale visivo di cura e intenzione, e quell'impressione si traduce in maggior propensione a restare e ascoltare tutto il contenuto.
E non è un caso che i migliori podcast video e i canali più seguiti condividano quasi sempre questa attenzione alla forma sonora, rendendo evidenti i propri "setup", tanto ingombranti quanto efficaci.
Tuttavia, fino a poco tempo fa, registrare un audio di livello broadcast, all'interno di un video, richiedeva attrezzature ingombranti e costose: microfoni a giraffa pesanti, mixer multicanale a tracolla e un operatore fonico dedicato.
Una condizione inaccessibile per la moderna figura del "vlogger", che necessita, più di chiunque altro, di estrema agilità.
Fortunatamente, negli ultimi anni, si è assistito a una vera e propria rivoluzione, arricchita da ecosistemi microfonici compatti, indossabili e densi di tecnologie computazionali avanzatissime.
In questa puntata, perciò, andremo ad analizzare le innovazioni principali che stanno ridefinendo la qualità del suono per i creatori di contenuti, arrivando infine a discutere concretamente di tali tecnologie attraverso un caso pratico legato all'esperienza di utilizzo, in anteprima, del set di microfoni Mic Pro di Insta360.
Partendo dall'origine, il primo anello della catena di acquisizione è il cosiddetto trasduttore, ovvero il microfono fisico che converte le onde acustiche in segnali elettrici.
La sfida dei dispositivi compatti di oggi è riuscire a isolare la voce dell'oratore in ambienti caotici, pur avendo pochissimo spazio a disposizione.
Tradizionalmente, ciò si otteneva scegliendo un microfono con diagramma polare fisso, ovvero la sensibilità direzionale del dispositivo, cercando di limitare enormemente la versatilità sul campo.
Le soluzioni più all'avanguardia, però, integrano oggi un sofisticato "array a tre microfoni", all'interno di uno chassis dal peso di poche decine di grammi.
L'obiettivo in questo caso non è sommare il volume, ma sfruttare un complesso principio matematico derivato dai radar militari, ovvero il beamforming.
Questo sistema, in pratica, analizza le microscopiche differenze di tempo con cui un'onda sonora colpisce le diverse capsule.
Calcolando questi dati in tempo reale, il microfono è in grado di orientare elettronicamente il suo raggio di ascolto massimo verso la fonte della voce, respingendo i suoni non desiderati.
In termini pratici, premendo semplicemente un tasto, si può dire al microfono in che direzione deve ascoltare.
Se si sta registrando un video da soli, si può dirgli di concentrarsi solo sulla parte frontale.
Se invece compare un secondo interlocutore, è possibile aprire l'ascolto sia davanti che dietro all'host.
Se l'architettura "spaziale" è la prima linea di difesa, la vera rivoluzione per la pulizia della voce è guidata oggi dall'intelligenza artificiale integrata direttamente nel dispositivo.
Per decenni i filtri tradizionali hanno funzionato bene solo contro rumori stazionari, ovvero suoni continui e prevedibili, come il ronzio di un condizionatore.
Quando però si presentavano rumori non stazionari, come il clacson improvviso di un'auto o le raffiche di vento, il sistema andava in crisi, eliminando, assieme al rumore, anche parti fondamentali della voce umana.
Il risultato era quel fastidioso effetto inscatolato, metallico e innaturale.
Il cambio di paradigma è avvenuto con l'integrazione delle NPU, acronimo di Neural Processing Unit, direttamente a bordo dei microfoni.
Questi microfoni sono progettati per eseguire complessi modelli di reti neurali addestrati preventivamente su milioni di ore di dati, dove la voce umana pura è mescolata a scenari imprevedibili di rumore.
Invece di filtrare in modo lineare, l'IA riesce a classificare istantaneamente quali porzioni dello spettrogramma appartengono alla voce e quali al caos ambientale.
E operando localmente sul dispositivo, l'elaborazione avviene con una latenza bassissima, un aspetto fondamentale per le dirette streaming.
Inoltre, i dati biometrici della voce non vengono trasmessi a server esterni, garantendo privacy assoluta e il funzionamento in aree remote, prive di connessione internet.
Il risultato è una soppressione dinamica che sfiora il 95% di efficacia, mantenendo la voce corposa e naturale.
Tra tutte le innovazioni, però, nessuna ha avuto un impatto più liberatorio sul flusso di lavoro dei videomaker quanto l'architettura 32-bit in virgola mobile.
L'incubo di ogni operatore video è sempre stato il "clipping digitale", che avviene quando un soggetto improvvisamente urla o ride forte e l'energia del suono supera il limite digitale massimo di 0 dB, imposto dalle architetture a 16 o 24 bit.
Superato questo tetto, la forma d'onda viene brutalmente tagliata, e appunto clippata, generando una distorsione aspra, stridente e del tutto irreversibile.
Per evitare ciò si registra a volumi molto bassi, tuttavia alzare l'audio in post-produzione significa introdurre un insopportabile fruscio elettronico di fondo.
La registrazione a 32-bit float elimina questo limite alla base, poiché abbandonando la scala lineare, questo formato è in grado di ripartire i 32-bit in tre scomparti.
Un bit viene assegnato al segno, che indica quanto la membrana del microfono si muove avanti o indietro, 8 bit per l'esponente, che indica un moltiplicatore di scala, e 23 bit per la mantissa, che definisce il dettaglio del suono.
Questa formula matematica permette di espandere la gamma dinamica teorica a circa 1680 dB, un valore astronomico superiore persino all'onda d'urto di una supernova.
All'interno del file il concetto stesso di limite dinamico cessa di esistere, poiché nessun componente analogico può sopportare tale estensione.
Per questo i dispositivi di oggi impiegano un'architettura Dual-ADC, dove i due convertitori lavorano in parallelo, con uno tarato per i sussurri flebili e l'altro per i suoni assordanti.
Un algoritmo fonde poi i due segnali in tempo reale in un singolo file.
Sul campo questo significa che l'utente non deve più regolare il "gain", ovvero il volume d'ingresso prima di registrare, perché se in fase di montaggio la forma d'onda appare clippata a causa dell'urlo di qualcuno, basterà abbassare il volume.
In questo modo l'onda riapparirà magicamente intatta e morbida, salvando riprese che un tempo sarebbero state irrimediabilmente compromesse.
Per concludere questa prima parte, quella a cui stiamo assistendo non è un'inutile corsa al rialzo delle specifiche tecniche per fini di marketing, ma una reale e tangibile democratizzazione dell'eccellenza broadcast.
Fino a un decennio fa, isolare una voce nel traffico, gestire sbalzi dinamici estremi senza distorcere e sincronizzare perfettamente più dispositivi richiedeva budget insostenibili per un creator indipendente.
Oggi l'integrazione di reti neurali, la potenza matematica del 32-bit float e le nuove connessioni smaterializzate fungono da formidabili reti di salvataggio, semplificando il lavoro e aumentando contestualmente la qualità audio.
Tuttavia sappiamo benissimo che nessuna intelligenza artificiale o profondità di bit potrà mai ricostruire l'essenza di un audio rovinato dallo sfregamento fisico di un microfono mal posizionato sotto strati di vestiti pesanti.
I principi fondanti della fisica acustica rimangono inviolabili.
Il vero valore di questa rivoluzione tecnologica risiede nell'avere estinto i frustranti colli di bottiglia operativi, permettendo finalmente ai creator di ricanalizzare le proprie energie verso lo storytelling.
E dopo aver analizzato le tecnologie che stanno ridefinendo la qualità audio nel mondo della creazione di contenuti audiovisivi, come anticipato abbiamo avuto l'opportunità di provare in anteprima un nuovo ecosistema di microfoni, l'Insta360 Mic Pro.
E per parlare della nostra esperienza - e da adesso in poi passiamo ai microfoni del Mic Pro - è tornato Matteo Gallo, autore del podcast.
Bentornato Matteo.
Grazie.
Allora, quindi adesso stiamo testando nella pratica, in questo caso particolare siamo all'aperto per testare a pieno il funzionamento e abbiamo un po' provato in queste settimane questi microfoni e secondo me poteva essere un'occasione interessante
per raccontare quelli che sono i vari utilizzi che possono avere nella pratica per come, scrivevi anche tu all'interno dell'approfondimento, migliorare la qualità dei contenuti a 360 gradi, quindi tutti i creator possono beneficiare di un prodotto
di questo tipo per migliorare la qualità... indirettamente dei loro video, del loro contenuto multimediale.
Quindi raccontaci innanzitutto come oggi vengono utilizzati questi microfoni, perché forse un aspetto su cui non ci siamo concentrati prima e che non abbiamo sottolineato è che comunque sono bluetooth... cioè sono wireless anzi, quindi si possono utilizzare con estrema flessibilità.
Io e te adesso siamo qui uno di fronte all'altro e ognuno con il proprio microfono, potremmo spostarci anche di diverse decine di metri l'uno dall'altro e la registrazione continuerebbe.
Sì, effettivamente poi siamo anche in un luogo che non è comune ai momenti in cui registriamo noi e di conseguenza c'è anche una certa comodità nell'utilizzo di questo dispositivo.
Potenzialmente adesso potremmo iniziare a camminare e parlare, avere una discussione normale, andare al parco e nel frattempo avere anche potenzialmente dei disturbi che potrebbero in questo caso compromettere la qualità del suono, che in questo caso però non avviene perché appunto c'è una forma di isolamento.
Esatto, fra l'altro quindi potremmo camminare potremmo andare in giro e concentrarci appunto come adesso su quello che stiamo dicendo e non sul fatto che i microfoni stiano registrando o meno, oppure se registrassimo con il microfono integrato dentro
al telefono di dover stare abbastanza vicini, avere la preoccupazione dopo di andarsi a riascoltare il tutto per vedere se l'audio è buono, come oggi c'è magari del vento che va a disturbare il microfono.
Quindi però come ti chiedevo raccontaci un po i casi di utilizzo.
Cioè i creator di oggi, soprattutto in ambito video e poi farò un piccolo approfondimento perché in realtà possono essere utilizzati anche come in questo contesto solo per la parte audio, come possono utilizzarli?
Beh, allora, semplicemente per il vlogging, tutto quello che riguarda appunto il concentrarsi su aspetti legati a alla vita quotidiana, all'esterno, come ad esempio può essere una recensione di un piatto... sei al ristorante magari non puoi avere il
classico microfono da registrazione, ti metti i Mic Pro e in questo caso non te ne accorgi neanche perché...
È discreto anche, non se ne accorgono neanche gli altri.
No, infatti, e oltretutto poi ha anche delle modalità di aggancio alla maglia che sono molto comode perché c'è la classica molletta, ma anche il magnete, quindi puoi posizionarlo veramente nei posti più comodi per te quindi darti anche appunto una maggiore tranquillità da questo punto di vista.
Sì, e poi fra l'altro possono essere utilizzati... perché, allora, ci sono in questo caso i due microfoni... una sorta di, si può immaginare come un case di cuffie bluetooth, che all'interno però non ha delle cuffie ma all'opposto ha dei microfoni, due microfoni e un ricevitore.
Il ricevitore può essere collegato tramite il connettore USB-C al telefono, allo smartphone, e quindi appunto immediatamente i microfoni passano da quelli interni ai Mic Pro, oppure anche a una telecamera professionale, quindi tramite jack per le cuffie si possono collegare.
E l'altro grande vantaggio è che in una soluzione professionale, come questa, c'è anche la possibilità di monitorare in tempo reale l'audio, che è una caratteristica molto utile perché così eviti di avere problemi in post-produzione perché
magari per qualche motivo colui che lo sta indossando magari sfrega con il vestito sul microfono e quindi va a peggiorare la qualità del suono, in questo modo puoi accorgertene in tempo reale, ecco, quindi con pochissima latenza tu puoi monitorare l'audio.
Sì, infatti, come hai appena detto te, possono essere usati in qualsiasi ambito e non legati, appunto, al mondo del podcasting.
Però, appunto, su questo aspetto ti chiedo, secondo te, per quello che facciamo noi, come potrebbero essere utilizzati, in questo caso?
Cioè, noi abbiamo una postazione fissa, cosa potremmo... che valore aggiunto potrebbe darci questo dispositivo, questo microfono?
Allora, ci sono stati dei casi, ma di cui sei anche tu direttamente... hai avuto esperienza diretta, quando si va a una fiera, un evento in cui c'è tanta confusione e il rischio è che sia difficile registrare un buon audio, o portarsi via un setup compatto da mettere nello zaino per poter registrare, fare delle interviste al volo.
E quindi sono dei prodotti pensati sicuramente per essere affiancati alla parte video, però secondo me avere un setup così compatto che all'interno ha tutto, ha la possibilità di monitorare l'audio, come dicevo, fa sì che poi diventi anche un
piccolo studio di registrazione podcast di alta qualità per chi appunto realizza solo contenuti audio.
Sì, infatti adesso che ci penso, quando siamo stati l'anno scorso all'evento dell'AI WEEK per il quale abbiamo anche registrato una puntata con varie interviste, in quel caso avevamo un setup diciamo un po' più ingombrante perché siamo andati in
giro con il microfono gelato a fare interviste, che per carità comunque è comodo, però era in quel caso strettamente legato ad un cavo e abbastanza ingombrante.
E dovevi stare tutto il tempo a reggere il microfono per l'ospite, quindi...
Esatto, in quel caso là semplicemente prendevi, tiravi fuori i Mic Pro esattamente come fossero delle AirPods, lo posizionavi sull'ospite e poi il gioco era fatto, cioè iniziavi a parlare come se fosse una conversazione normale.
Ok, quindi questo è l'utilizzo e secondo me quindi il potenziale tantissimo.
Un piccolo focus su alcune cose che abbiamo detto prima nell'approfondimento: 32-bit float, quindi in questo momento i microfoni registrano sia internamente... cioè i microfoni, ogni singolo microfono ha una sua memoria interna e quindi registra
internamente l'audio, dopodiché tramite il ricevitore è possibile inviare questo flusso in tempo reale allo smartphone che appunto lo usa in tempo reale come microfono, da affiancare i video, oppure nel nostro caso registrare il tutto tramite un
app per la registrazione di file audio, e la traccia interna del microfono può essere registrata in 32-bit float.
Quindi la traccia interna può essere utile in quali contesti?
Magari qualche interferenza è difficile... oppure ci si allontana troppo dal ricevitore con i microfoni, parliamo di svariate centinaia di metri all'aperto, oppure per quando... il 32-bit float come dicevi permette di salvare degli audio che
altrimenti verrebbero persi perché magari in una conversazione normale come stiamo avendo qui noi adesso, subentra un suono troppo forte che andrebbe a "clippare", oppure una regolazione sbagliata del gain quando non si regola... non si attiva
l'opzione per regolarlo automaticamente che in un caso normale porterebbe alla perdita totale del file audio e quindi torniamo al problema iniziale che un buon video deve avere un buon audio per essere tale, e quindi questo è veramente un grande
"game changer" che ti permette, ancora, di concentrarti sul contenuto e non su degli aspetti secondari, tecnici, che da creatore di contenuto, da giornalista, da divulgatore non ti interessano.
No, infatti anche perché, come appunto citavo prima, il fatto di poter intervistare qualcuno in un contesto che è abbastanza caotico, come può essere appunto una fiera in cui può succedere "la qualunque", può cadere un oggetto da un espositore,
può passarti una persona a fianco, magari sbatterti il microfono, magari non è... non succede così frequentemente, però non sai mai quello che potrebbe succedere, e quando succede però, in quel caso, la traccia audio viene irrimediabilmente
rovinata, anche lì hai un doppio pensiero, invece in questo modo qua puoi levarti insomma dal pensiero a certe dinamiche e concentrarti, come dicevi tu, sulla questione dei contenuti.
Sì, fra l'altro sempre su questo aspetto di provare a prevenire problemi che potrebbero derivare dall'ambiente circostante ci sono diversi polar pattern, quindi anche questo è un aspetto che citavamo prima nell'approfondimento, cioè la
possibilità di fatto che il microfono in realtà non è un singolo microfono, ma è un "array" di diversi microfoni che collaborano tra loro per isolare la voce.
Quindi ci sono delle modalità, ad esempio quella omnidirezionale, che in questo momento non stiamo usando, però sarebbe quella in cui, ad esempio, un content creator crea un contenuto, si mette il microfono vicino perché in questo modo acquisisce bene la sua voce, però, diciamo, rimane anche tutto l'ambiente circostante.
Noi siamo invece in una modalità un po' più ristretta, cardioide, dove quindi il suono viene... si concentra... quindi il microfono si concentra prevalentemente sulla voce di chi parla, e poi ci sono altre modalità come quella "a forma 8", quindi
in cui può essere utilizzata da due persone frontalmente un singolo microfono, oppure c'è una modalità ancora più isolata che permette ulteriormente di concentrarsi sulla voce, in quel caso, credo, con qualche algoritmo di intelligenza
artificiale, e poi ci sono delle modalità di isolamento della voce basate appunto su degli algoritmi, una più "debole" e una un po' più "forte", che anche quelle servono in ambienti appunto come quella dell'AI WEEK che citavi, dove magari, in
quel caso, puoi portare a casa senza dover fare dopo della post-produzione, con un clic sul microfono attivi la modalità e l'audio è più pulito.
Sì, un'altra cosa che mi ha colpito, in questo caso che un po' esula da tutto il contesto della questione dell'audio, è anche che questi microfoni sono personalizzabili dal punto di vista proprio dell'interfaccia.
Estetico.
Esatto, esattamente.
Perché hanno uno schermo E-Ink.
Per chi non lo sapesse uno schermo E-Ink è uno schermo che...
È quello degli e-book, gli e-reader.
Esatto.
Che potenzialmente possono essere visualizzati anche senza la retroilluminazione.
In questo caso lo schermo E-Ink permette di associare ai due microfoni che abbiamo delle immagini, delle icone, che in questo caso sono molto comode anche per poterli riconoscere magari quando ci sono più ospiti.
Adesso siamo tra noi due, però nel caso in cui fossimo più persone avremmo la possibilità di avere più microfoni, in questo caso banalmente associati a un'immagine.
Sì, ma prova a pensare anche a un contesto appunto, che può essere nel nostro caso di una fiera e quindi in quel caso hai il tuo logo, il logo di "INSiDER - Dentro la Tecnologia" perché poi puoi caricare delle immagini che vuoi, ecco, qualsiasi
immagine che rimane stampata e impressa sul microfono, quindi lo personalizzi e dall'altra parte lo stesso lo puoi fare se realizzi un contenuto video per un pubblico su YouTube e puoi scriverci qualcosa.
L'altro motivo è più funzionale cioè siccome si possono collegare anche più di due Mic Pro allo stesso ricevitore quando iniziano a diventare tanti rischi di confonderli.
O ancora in contesti in cui c'è il rischio che anche altre persone abbiano il tuo stesso microfono, se puoi cambiare a comando tramite l'app quella che è l'immagine, l'aspetto estetico del microfono è più difficile perderli.
Sì, effettivamente questa è una funzione che non ho mai visto, non ho neanche mai osato immaginarla, però è veramente una comodità perché oltretutto non consuma neanche così tanta batteria.
Però sai che spesso sui microfoni gelato di cui parlavi prima si mette una spugna con un logo e alla fine questa è una versione un po' più "smart" di quello, cioè è la stessa identica cosa però con il vantaggio che la cambi a comando appunto, non devi stamparti una spugna su misura.
Esatto, è l'ennesimo processo di ottimizzazione della tecnologia del mondo del digitale.
Bene, allora, grazie Matteo per questa chiacchierata e spero appunto di aver trasmesso, perché questo è un tema che mi piace, quello dell'audio a cui sono particolarmente legato, quindi spero di aver trasmesso, e speriamo di aver trasmesso quelle
che sono le potenzialità di questi strumenti e di come poi nella pratica possono semplificare la vita dei creatori di contenuti video, ma come anche nel nostro caso anche quelli audio, ecco, quindi grazie e alla prossima.
Grazie a te, mi ha fatto piacere aver provato questa esperienza e alla prossima.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.

