Il 2025 ci ha lasciato in eredità molto più di un connettore unico per caricare i telefoni o qualche timore in più sulla nostra privacy, è stato l'anno in cui l'Intelligenza Artificiale è diventata uno strumento integrato ovunque, dai documenti di testo alle nostre email. In questa prima puntata del 2026 riflettiamo su alcuni macro temi che potrebbero emergere nel corso dei prossimi 12 mesi, tra cui lo sviluppo della Generative UI, dell’uscita di GTA 6 e delle sue ambizioni di possibile metaverso, del ridimensionamento di Meta sulla realtà virtuale, della battaglia sulla pirateria in Italia e dei rischi tecnici e giuridici associati. Approfondiamo anche la sospensione del lancio dei droni di Amazon nel nostro Paese e di cosa questo rivela sul contrasto tra promesse tecnologiche e realtà normativa, fino al ridimensionamento dei programmi spaziali della NASA e al crescente ruolo dei privati nell'esplorazione spaziale.
Nella sezione delle notizie parliamo di Google che finalmente permetterà di modificare l'indirizzo email, della decisione di Amazon di rinunciare al lancio di Prime Air in Italia e della frammentazione normativa americana sulla tecnologia.




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Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Nella prima puntata del 2026 faremo una previsione su cosa accadrà nei prossimi 365 giorni dal punto di vista tecnologico, parlando di interfacce grafiche generative, della possibile uscita di GTA 6,
passando per le battaglie contro la pirateria e il ridimensionamento dei progetti spaziali di cui avevamo parlato in questi anni.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
Dopo numerosi anni, Google ha finalmente deciso di implementare una funzionalità che in molti potranno trovare alquanto fondamentale.
Si tratta della possibilità di modificare il proprio indirizzo Gmail mantenendo tutti i dati del proprio account.
Fino ad oggi, infatti, l'unico modo per modificare la propria email era semplicemente creare un nuovo account Google e migrare tutti i dati.
Decisamente scomodo per chi per anni ha mantenuto un indirizzo che per diversi motivi ha dovuto modificare.
La funzione ad oggi è disponibile solo per pochi utenti, ma è in progressivo rilascio.
Chiaramente la vecchia email continuerà a funzionare, diventando un alias di quella nuova ed evitando quindi di perdere comunicazioni importanti legate al vecchio indirizzo.
Tuttavia ci sono chiaramente dei limiti imposti da Google per scongiurare abusi e caos.
L'indirizzo può essere infatti modificato almeno ogni 12 mesi, fino a un massimo di 3 alias non eliminabili.
La pagina di supporto, infine, indica di prestare molta attenzione a servizi e app di terze parti che si appoggiano a Google per il sistema di login.
Cambiando indirizzo, infatti, è possibile che un'app terza riconosca la nuova email come un nuovo account, di fatto non permettendo più l'accesso ai propri dati.
La scelta di utilizzare questa funzionalità, dunque, dovrà essere ben ponderata e utilizzata solamente in casi di reale necessità.
Nella puntata del 7 dicembre 2024 avevamo parlato dei primi test compiuti da Amazon in Abruzzo per introdurre le consegne con droni in Italia.
Da poco però è arrivata la conferma ufficiale da ENAC che il servizio Prime Air non verrà lanciato nel nostro paese e che l'azienda rinuncerà alla certificazione come operatore LUC per la gestione autonoma di droni.
Amazon ha giustificato lo stop parlando di un contesto operativo che attualmente non permetterebbe di perseguire obiettivi di lungo termine per il servizio di "drone delivery" in Italia.
L'azienda ha tuttavia precisato che le attività di test e consegne commerciali con droni proseguiranno negli Stati Uniti e nel Regno Unito, riaffermando l'impegno industriale in Italia con investimenti superiori a 25 miliardi di euro e oltre 19.000 dipendenti diretti.
La decisione potrebbe però derivare dal momento complesso nei rapporti tra Amazon e le istituzioni italiane, segnato dall'accordo fiscale con la procura di Milano che ha comportato un versamento di 723 milioni di euro.
Al momento però non esistono conferme ufficiali di un collegamento diretto tra questo episodio e lo stop del progetto.
Gli Stati Uniti inaugurano il 2026 con uno scenario legislativo frammentato, ma cruciale anche per noi utenti europei, visto che le nuove normative dei singoli Stati impatteranno direttamente sulle strategie globali dei colossi della Silicon Valley.
Di fronte all'immobilismo del Congresso, sono i singoli Stati americani a dettare l'agenda, imponendo da quest'anno regole stringenti che spaziano dalla trasparenza dell'intelligenza artificiale, al diritto alla riparazione, fino alla tutela dei minori sui social network.
La California si conferma un laboratorio d'avanguardia, sfidando la deregolamentazione federale con obblighi di sicurezza per i chatbot e trasparenza sugli algoritmi, mentre il Colorado e lo stato di Washington costringono i produttori a rendere i dispositivi più facilmente riparabili.
Una tendenza che potrebbe modificare la progettazione hardware a livello mondiale.
E sebbene alcune iniziative, come la verifica dell'età negli app store in Texas, abbiano incontrato ostacoli illegali, l'attivismo locale americano sta ridisegnando le policy di piattaforma che
utilizziamo quotidianamente anche in Europa e in Italia, come dimostra l'attesa entrata in vigore a maggio di una legge federale contro i deepfake non consensuali.
Il 2025 ci ha lasciato in eredità molto più di un connettore unico per caricare i telefoni o qualche timore in più sulla nostra privacy.
È stato l'anno in cui l'intelligenza artificiale ha perso definitivamente l'aura di novità per diventare infrastruttura.
Uno strumento che ormai diamo per scontato, integrato ovunque, dai documenti di testo alle nostre email, spesso senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Ma proprio questa normalizzazione ci ha costretto a fare i conti con la realtà fisica del digitale.
Abbiamo scoperto che i data center competono con le città per l'energia e che la catena di approvvigionamento delle componenti hardware può essere un collo di bottiglia, una fragilità messa nudo
dalla recente crisi delle RAM che a causa della fame di memoria dei sistemi IA ha fatto schizzare i prezzi dei componenti consumer alle stelle.
Ma prima di addentrarci nei trend che potrebbero definire i prossimi 12 mesi, ha senso ripercorrere la scorsa... prima puntata dell'anno.
A inizio 2025 avevamo parlato della rivoluzione della USB-C e in effetti oggi quel piccolo connettore è diventato lo standard silenzioso che ha unificato le nostre scrivanie eliminando quasi del tutto il caos dei cavi proprietari.
Avevamo poi discusso del controverso chat control e delle sfide legate alla privacy digitale.
Beh, quella battaglia non è finita, anzi come abbiamo visto nelle ultime puntate, è diventata ancora più aspra, trasformandosi in uno scontro politico tra sicurezza e diretti fondamentali che quest'anno arriverà probabilmente a una resa dei conti.
E avevamo previsto il ruolo crescente dell'IA nel lavoro creativo, una previsione fin troppo facile confermata dall'esplosione di strumenti che oggi diamo per scontati, non da ultimo il modello Nano Banana Pro di Google.
Eppure proprio su questo fronte, in quella puntata di apertura del 2025, avevamo citato le campagne di grandi marchi come Coca-Cola come esempio lampante di questa rivoluzione.
Ebbene, il recente remake dell'iconico spot natalizio, realizzato interamente con l'IA, ha svelato il rovescio della medaglia.
Per ottenere quei pochi secondi di video utilizzabili, gli studi hanno dovuto generare migliaia di video artificiali.
Un dispendio di risorse e tentativi che ha fatto sorgere un dubbio legittimo.
Forse in certi casi girare con una telecamera vera sarebbe stato non solo più autentico, ma paradossalmente più veloce ed efficiente.
È la prova tangibile che l'IA non è sempre la scorciatoia miracolosa che ci viene venduta, ma uno strumento che, se usato impropriamente, può complicare ciò che era semplice.
Negli ultimi anni del podcast abbiamo parlato tantissimo di intelligenza artificiale.
È facile cadere nella trappola di vedere l'IA ovunque, come se fosse la panacea di tutti i mali o al contrario la causa di ogni disastro.
La verità è che l'informatica e la tecnologia sono ecosistemi vastissimi.
C'è il ferro, c'è il silicio, ci sono i cavi, ci sono le leggi, ci sono le dinamiche sociali.
L'IA è un pezzo importante del puzzle, ma non il puzzle intero.
Per questo, nell'analisi di oggi, cercheremo di guardare oltre l'algoritmo, per capire come sta cambiando l'infrastruttura stessa del nostro mondo digitale e fisico.
Partiamo proprio da un'evoluzione che riguarda il modo in cui tocchiamo con mano la tecnologia.
L'interfaccia.
Uno dei trend per il 2026 potrebbe essere l'emergere della cosiddetta Generative UI, l'interfaccia utente generativa.
Fino ad oggi, il nostro rapporto con il software è stato mediato da schermate statiche.
Un designer disegnava un menu, un programmatore lo codificava, e noi utenti dovevamo imparare a navigarlo.
Aprivamo un'app di viaggi e trovavamo sempre la stessa griglia di icone, indipendentemente dal fatto che avessimo un'emergenza o stessimo sognando una vacanza.
Nel 2026 questo modello potrebbe iniziare a scricchiolare.
L'ipotesi è che il software possa diventare "fluido", disegnandosi in tempo reale attorno all'intento dell'utente.
Se un sistema capisce dal contesto che siamo in ritardo per un volo, l'interfaccia del telefono potrebbe teoricamente eliminare ogni distrazione e mostrare un unico, gigantesco pulsante con il codice d'imbarco.
Allo stesso modo, se stiamo analizzando dei dati finanziari, potremmo non dover più navigare tra sottomenu complessi, ma vederci apparire dashboard generate al volo.
È una prospettiva affascinante che potrebbe segnare il tramonto del concetto di app come contenitore rigido, anche se resta da vedere quanto noi utenti saremmo disposti ad accettare un'interfaccia
che cambia continuamente sotto il nostro naso, togliendoci quella memoria muscolare digitale a cui siamo abituati.
C'è poi un evento che incombe sul 2026, capace di muovere i mercati azionari quasi quanto il lancio di un nuovo iPhone: l'uscita di GTA 6.
Stiamo parlando della serie di videogiochi più redditizia della storia, una simulazione satirica e iperrealistica della società americana.
O forse dovremmo dire la sperata uscita.
Gli scioperi dei dipendenti, dai doppiatori agli sviluppatori, hanno segnato il 2024 e il 2025, chiedendo tutele sul lavoro e garanzie contro l'automazione selvaggia.
Se a questo aggiungiamo la complessità tecnica di un'opera costata 3 miliardi di dollari, il rischio di uno slittamento al 2027 non è da escludere.
E se il gioco dovesse ritardare troppo, rischierebbe di arrivare a ridosso della prossima "Next Gen" di console.
Ha senso parlare di questo videogioco non solo come un evento ludico, ma anche tecnologico, perché GTA 6 potrebbe rappresentare, ironicamente, la realizzazione più concreta di quel metaverso che Mark Zuckerberg ci aveva promesso.
Se il gioco dovesse integrare nativamente le dinamiche di ruolo e di vita virtuale che hanno reso celebre il precedente titolo della saga, GTA 5, ci troveremo di fronte a una piattaforma sociale e virtuale, economicamente attiva e vissuta da milioni di persone.
Un metaverso che funziona perché è divertente, non perché è stato imposto da un consiglio di amministrazione.
E proprio guardando a chi quel sogno lo aveva intestato alla propria azienda, sta avvenendo un drastico ridimensionamento.
Meta sta riducendo drasticamente i fondi alla divisione Reality Labs che si occupava del metaverso.
Dopo anni di enormi investimenti in visori e mondi virtuali che hanno faticato a trovare un pubblico di massa, il 2026 potrebbe sancire un ritorno ad investimenti su hardware leggero, meno di frontiera come gli smart glass e, inevitabilmente, sull'IA.
È un segnale che l'industria sta smettendo di cercare di forzare l'adozione di tecnologie immature per concentrarsi su ciò che gli utenti usano davvero.
In Italia, il 2026 si prospetta come un anno cruciale e forse conflittuale per la nostra infrastruttura di rete.
Qui l'IA centra poco o nulla, parliamo di protocolli, di indirizzi IP e di diritto d'autore.
La lotta alla pirateria, con l'evoluzione della piattaforma Piracy Shield, sembra destinata a inaspirarsi.
Nel 2025 abbiamo assistito a episodi preoccupanti, blocchi tecnici che, nel tentativo di oscurare flussi illegali, hanno finito per colpire servizi innocenti, content delivery network o CDN e infrastrutture aziendali estranee alla pirateria.
La domanda che ci dobbiamo porre è sia tecnica che giuridica.
Fino a che punto un sistema automatizzato di blocco può operare senza un controllo giudiziario preventivo efficace?
Il rischio è che per tutelare un diritto commerciale sacrosanto si vada a compromettere la stabilità e la neutralità della rete, creando precedenti pericolosi per la censura digitale.
Rimanendo in Italia, ma parlando di logistica, dobbiamo analizzare la notizia che abbiamo citato in apertura: la decisione di Amazon di sospendere il lancio delle consegne con droni nel nostro paese, previsto inizialmente proprio per quest'anno.
Ed è un passo indietro che fa rumore e non poco.
L'Italia è stata scelta come l'unico paese dell'Unione Europea per il debutto del servizio Prime Air, con i primi voli commerciali previsti proprio per la primavera di quest'anno.
Ufficialmente si parla di "contesto non favorevole", ma è difficile non leggervi una affrizione più profonda, forse persino una ripicca strategica, legata alle recenti e pesanti dispute fiscali e ai sequestri preventivi che hanno colpito il colosso di Seattle nel nostro paese.
Al di là della motivazione, questo stop è emblematico.
Ci ricorda che la tecnologia non vive in un vuoto pneumatico, ma deve fare i conti con la realtà fisica, normativa e politica.
Far volare un drone in un video promozionale è facile, trasformarlo in un servizio logistico di massa, sopra le nostre teste, rispettando le giustamente rigide normative sulla sicurezza aerea e navigando le acque agitate della burocrazia locale, è un'altra storia.
Infine, dobbiamo alzare lo sguardo verso il cielo, dove anche le ambizioni più alte sembrano dover fare i conti con budget... terrestri.
Il 2026 potrebbe confermarsi come l'anno del ridimensionamento per i programmi della NASA.
L'ente spaziale americano si trova stretto in una morsa complicata.
Da un lato i costi crescenti e le difficoltà tecniche del programma Artemis per il ritorno sulla Luna, dall'altro un budget federale che fatica a coprire le ambizioni scientifiche.
Stiamo vedendo missioni di alto profilo, come il recupero dei campioni da Marte (Mars Sample Return), di cui avevamo parlato proprio con l'ESA nel 2022, messe in discussione o rinviate.
Questo vuoto potrebbe essere riempito dai privati.
SpaceX e altri attori commerciali non sono più semplici fornitori, ma stanno diventando gli unici abilitatori dell'accesso allo spazio.
Potremmo dover accettare l'idea che l'esplorazione spaziale stia diventando sempre meno una questione di umanità e sempre più legata a un tornaconto economico.
In conclusione, il 2026 non sembra un anno di promesse luccicanti, ma di infrastrutture, di leggi e di limiti.
Potremmo vedere interfacce che si disegnano da sole, ma anche colossi come Amazon che rinunciano a consegnare via cielo.
Potremmo passare l'anno ad aspettare un videogioco che da solo vale più di intere industrie, mentre le piattaforme social ridimensionano i loro sogni di realtà virtuale.
E vedremo sicuramente il nostro Paese e l'Europa interrogarsi su come bilanciare la protezione del diritto d'autore con la libertà tecnica della rete.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.