Il settore globale della ricerca scientifica è in piena espansione, con investimenti che superano i 900 miliardi di euro. Una crescita guidata da nuove tecnologie che stanno rivoluzionando il modo di fare ricerca: dall'intelligenza artificiale alla gestione dei big data, fino ai nuovi strumenti di laboratorio che accelerano il passaggio dall'intuizione alla cura. In questo scenario, le "Scienze della Vita" si trovano al centro di una trasformazione che coinvolge innovazione, collaborazione e tutela dei dati biomedici, oggi più cruciali che mai. Per approfondire questi temi abbiamo invitato Veronica Comi, Direttore Generale della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB) della Regione Lombardia.
Nella sezione delle notizie parliamo dell'introduzione delle pubblicità in ChatGPT e di Italo che implementerà la connettività satellitare Starlink su tutta la flotta ferroviaria.



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Il ricercatore di oggi lo dobbiamo inquadrare in un modo un po' diverso a quello che si pensava prima, che non è più lo scienziato in camice bianco che è immerso nel laboratorio ma è un professionista multidisciplinare che riesce a muoversi tra biologia, informatica, etica e comunicazione.
Perché la ricerca moderna richiede delle competenze trasversali, saper leggere e interpretare grandi volumi di dati, dialogare con gli algoritmi dell'intelligenza artificiale, utilizzare piattaforme digitali e collaborative e questa è la tecnologia, è l'innovazione tecnologica che ci porta a questo.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo con la Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica della Regione Lombardia di come le tecnologie emergenti, dall'intelligenza artificiale alla gestione dei big data, stanno trasformando il modo di fare ricerca biomedica, accelerando
il passaggio dalle scoperte di laboratorio alle cure reali e affrontando le sfide etiche e organizzative di questa rivoluzione scientifica.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
Sono passate solo poche settimane da quando, nella puntata "La battaglia tra adblocker e pubblicità sta per finire?", abbiamo ipotizzato l'arrivo delle pubblicità nei servizi di IA generativa come modello di business per far fronte alle spese e agli investimenti di questa tecnologia.
Recentemente infatti OpenAI ha annunciato sul suo blog quale sarà il loro approccio alla pubblicità, limitato ai piani gratuiti e al nuovo abbonamento economico "Go".
Gli obiettivi sono principalmente tre, continuare a fornire risposte utili e non quindi guidate dalle inserzioni, mantenere elevato lo standard di riservatezza non condividendo i dati con gli inserzionisti e lasciare il totale controllo all'utente sulla propria esperienza.
Gli annunci saranno visualizzati separatamente e ben identificabili, almeno nella prima fase di test, in fondo alla risposta e saranno inerenti all'argomento della conversazione.
Non verranno mostrati annunci invece per argomenti sensibili come salute o politica.
Sarà infine possibile iniziare una conversazione a partire dall'annuncio per scoprire più informazioni sul prodotto o procederne all'acquisto.
Italo ha annunciato che implementerà la connettività satellitare Starlink a partire da maggio di quest'anno e disponibile gratuitamente in tutte le classi.
Il nuovo sistema di connettività promette un miglioramento sostanziale delle prestazioni, con un aumento della velocità di connessione del 60% e una riduzione della latenza del 50%.
L'adozione avverrà gradualmente, interessando l'intera flotta nell'arco di 12 mesi.
Parallelamente, in collaborazione con Nomad Digital, verranno potenziati i collegamenti 5G nelle zone più problematiche della dorsale appenninica.
Il progetto comprende anche il rinnovamento dell'esperienza digitale a bordo mediante una nuova applicazione e un portale multimediale con contenuti video e sistemi di pagamento digitale integrati.
Queste iniziative si collocano nel contesto dello sviluppo aziendale successivo all'ingresso di MSC nel capitale di Italo e anticipano l'arrivo dei nuovi treni Alstom dal 2027.
Il settore globale della ricerca scientifica è in piena espansione, con investimenti che superano i 900 miliardi di euro.
Una crescita guidata da nuove tecnologie che stanno rivoluzionando il modo di fare ricerca, dall'intelligenza artificiale alla gestione dei big data, fino ai nuovi strumenti di laboratorio che accelerano il passaggio dall'intuizione alla cura.
In questo scenario, le "Scienze della Vita" si trovano al centro di una trasformazione che coinvolge innovazione, collaborazione e tutela dei dati biomedici, oggi più cruciali che mai.
Per approfondire questi temi è con noi Veronica Comi, Direttore Generale della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica, FRRB, della Regione Lombardia.
Benvenuta, Veronica.
Grazie, grazie dell'invito, buongiorno a tutti.
Per iniziare, quali sono quindi le forze tecnologiche e sociali che stanno guidando questa crescita esponenziale che ho appena menzionato e, in particolare, questa crescita che sta avvenendo nel campo delle "Scienze della Vita", se ci spieghi anche questo concetto?
Sì, correttamente come dici tu, oggi stiamo vivendo una convergenza senza precedenti tra forze tecnologiche e spinte sociali.
Perché dico questo?
Perché da un lato abbiamo l'innovazione scientifica e digitale, intelligenza artificiale, dall'intelligenza artificiale alla genomica, cosa intendo per genomica?
La genomica è la scienza che studia il nostro DNA.
Ed è un po' la parte che rivoluzionerà tutta la medicina e poi passiamo dalle biotecnologie alla medicina personalizzata.
Questo sta ridefinendo il modo in cui comprendiamo e trattiamo la nostra vita, la capacità di analizzare enormi quantità di dati biologici, simulare processi cellulari e progettare nuove molecole sta aprendo possibilità che fino a pochissimi anni fa sembravano per noi fantascienza.
E invece dall'altro lato abbiamo la crescente consapevolezza sociale e culturale verso la salute, la sostenibilità e il benessere collettivo.
Diciamo che la pandemia ha agito fortemente in questo senso come catalizzatore e ha reso evidente l'urgenza di sistemi sanitari più resilienti, di risposte più rapide e di medicina predittiva e preventiva.
Cosa vuol dire medicina predittiva e cosa vuol dire medicina preventiva?
La medicina preventiva... grazie all'intelligenza artificiale e alla tecnologia, si può prevedere l'evoluzione della malattia all'interno del singolo paziente e quindi questo predire quale sarà l'evoluzione della malattia vuol dire curare prima e curare meglio.
Preventiva, che cosa si può fare per soggetti sani per garantire più a lungo il fatto che il paziente rimanga sano.
Le persone poi oggi vogliono non solo vivere più a lungo ma, come tutti, vogliamo vivere meglio, perché è vero che si arriva a età importanti che prima non era possibile ma ci deve essere sempre l'equilibrio tra la salute fisica, mentale e
ambientale e quindi nelle "Scienze della Vita" si trova il crocevia di questa trasformazione e sono un po' il punto d'incontro tra questa potenza di dati e la sensibilità umana, tra la ricerca scientifica e quindi la responsabilità sociale.
È uno spazio di contaminazione che sta nascendo con il concetto di una nuova economia della salute che è capace di coniugare l'innovazione e l'etica e l'impatto positivo sulle società.
E voi come fondazione che ruolo avete in questo rapporto, questa coesistenza, questo ecosistema?
La primissima cosa ed è la cosa più importante, sarà anche la cosa più banale, ma la cosa più importante è che finanziamo.
Finanziamo tutto quello che l'industria non finanzia e quindi riusciamo a dare ai centri di ricerca quei fondi che normalmente l'industria non finanzia perché l'industria ovviamente deve avere un profitto.
Se non ha un profitto immediato è difficile che investi in delle ricerche, ma purtroppo la filiera della ricerca è molto lunga e non sempre si trovano dei risultati immediati che l'industria possa comunque finanziare per avere il suo profitto, che è normale che sia così.
E poi cerchiamo... siamo ovviamente da trait d'union, siamo all'interno di diversi cluster come il Cluster Life Science di Assolombarda, che è importante, dove vede la presenza di tutti gli stakeholders delle Life Science, a partire dall'industria, a passare dalle università, dai centri di ricerca, agli ospedali e anche alla regione Lombardia.
Inoltre stiamo cercando di accompagnare tutti i nostri ricercatori con dei corsi di formazione... li accompagniamo come?
Stiamo organizzando corsi di formazione già fatti e in divenire, finalizzati a insegnare ai nostri ricercatori a costruire un progetto che poi sia valutato positivamente all'interno dei bandi internazionali, dei grant internazionali.
Grant cosa vuol dire?
Che può essere l'Unione Europea, che può essere un partner internazionale, pubblicano un bando finanziando qualche progetto di ricerca.
Oltre ad avere idee innovative che hanno i ricercatori italiani e lombardi nel nostro caso, queste idee innovative devono essere messe a terra, cioè devono essere scritte in un certo modo che chi valuta questi progetti sia in grado di dire: "sì, questo progetto sarà finanziato, ma si arriverà a qualcosa alla fine di questo progetto".
Se questo passaggio non c'è, molte volte si perdono dei finanziamenti.
Ok e appunto abbiamo detto che soprattutto nell'ambito della ricerca che può essere molto complessa molto lunga arrivare a un risultato c'è necessità di fondi per anche favorire lo sviluppo di tecnologie che aiutano i ricercatori, ci racconti un
po' quali sono appunto le tecnologie emergenti che stanno trasformando il lavoro quotidiano dei ricercatori e se ci fai anche qualche esempio di come la tecnologia può accelerare il passaggio dall'intuizione poi a una potenziale soluzione per il paziente?
Sì, allora, iniziamo dicendo che il ricercatore di oggi lo dobbiamo inquadrare in un modo un po' diverso da quello che si pensava prima, che non è più lo scienziato in camice bianco che è immerso nel laboratorio, ma è un professionista multidisciplinare che riesce a muoversi tra biologia, informatica, etica e comunicazione.
Perché la ricerca moderna richiede delle competenze trasversali, saper leggere e interpretare grandi volumi di dati, dialogare con gli algoritmi dell'intelligenza artificiale, utilizzare piattaforme digitali e collaborative.
Faccio un esempio concreto come mi hai chiesto, pensare che oggi si può riprodurre in laboratorio qualsiasi parte del nostro corpo e quindi partire... fare delle scoperte su qualcosa che è stato riprodotto in laboratorio, quelli che adesso si
chiamano "organoidi", cioè si riproduce all'interno di un laboratorio qualche parte del corpo e quindi senza poi dover effettivamente sperimentare su qualcosa che è proprio "fisico", che è qualcosa di nostro e questa è la tecnologia, è
l'innovazione tecnologica che ci porta questo, quindi non c'è più il classico lavoro di laboratorio che prima il ricercatore faceva.
E quindi cosa servono team multidisciplinari, interdisciplinari dove diventa essenziale che ogni progetto di ricerca possa coinvolgere i biologi, gli ingegneri, i data science, i clinici e persino gli esperti di etica e di politiche sanitarie.
Ok e questo... per curiosità questo organoide che hai citato sono qualcosa di fisico oppure è una rappresentazione digitale degli organi dell'organo di riferimento?
No, no, diventano anche cose fisiche.
Ci sono due filoni: quello che tu riproduci con l'intelligenza artificiale nel metaverso, e quindi è tutto... passami il termine ovviamente, anche molto semplice, "finto" e invece c'è la riproduzione dell'organo umano vero, che può essere il
cuore, che può essere il fegato eccetera, quindi vero, dove gli scienziati fanno i loro sperimenti.
E quindi questo accelera molto la ricerca perché da una parte non è necessario utilizzare... fare riferimento a un corpo umano vero e allo stesso tempo c'è anche un aspetto di burocrazia, di autorizzazioni che è molto complicato da ottenere, immagino, su certe ricerche magari un po' più spinte.
Sì, perché poi abbiamo toccato ovviamente un altro tasto importante che è l'etica e quindi sull'etica ovviamente è corretta la nostra legislazione che cerca di tutelare innanzitutto l'etica, ma molte volte l'etica blocca tanti processi di ricerca
che potrebbero essere molto più semplici, molto più veloci e molto più efficaci ed efficienti, perché non si riesce mai giustamente a omogeneizzare tutti i vari diritti che ci sono in questa filiera.
Ok e visto che prima citavi questa figura del ricercatore come un esperto multidisciplinare ecco... però in realtà penso che non sia solo una questione di singola persona che ha più competenze ma anche persone che hanno competenze molto diverse,
al di là di quelle di uno scienziato di un tipico scienziato, ma anche appunto uno sviluppatore software diventa un ricercatore in questo ambito, quindi si aggiungono figure, ecco.
Assolutamente, mentre prima in laboratorio c'erano solo i biologi, i chimici, i fisici, adesso abbiamo in laboratorio l'ingegnere biomedico, l'informatico, chi si occupa ovviamente... gli esperti della parte innovativa, tecnologica e di intelligenza artificiale, perché diventa sempre più forte, sempre più preponderante questa parte.
E anche loro diventano ricercatori, anche loro sono ricercatori a tutto campo.
Sì e quindi si ampliano di fatto anche le possibili figure che possono contribuire con le loro competenze a fare ricerca e portare appunto a dei risultati concreti che ci favoriscono, ecco, favoriscono la nostra salute di fatto, ecco.
Parlando di intelligenza artificiale e gestione di enormi quantità di dati biomedici, tema questo forse tra i più importanti di tutti, quali sono gli ostacoli che vanno gestiti per... vanno superati per gestire questi dati?
Ecco, partiamo dal tema ad esempio della privacy, importantissimo, poi hai citato anche la questione etica e l'accessibilità di questi dati, perché a volte ci sono delle realtà che fanno ricerca e che però sono di fatto molto piccole e quindi non hanno a sufficienza... dati a sufficienza per addestrare un modello di intelligenza artificiale.
Assolutamente, diciamo che gli ostacoli purtroppo sono tanti, perché con questa diffusione di dati e di informazione, di innovazione, dall'altra parte il legislatore ha cercato di tutelare che queste informazioni non venissero diffuse a tutto campo,
magari molte volte ledendo le persone, l'integrità della persona e quindi ovviamente il legislatore ha iniziato a normare.
Ovviamente quando il legislatore inizia a normare, la norma diventa... poi l'Italia è particolarmente brava a restringere tutti i campi e a fare leggi abbastanza complicate e complesse nel loro genere e quindi il primo grande tema è la privacy e
legata alla privacy c'è la sicurezza dei dati, perché le informazioni biomediche sono tra le più sensibili che esistano.
Quando io ho parlato prima di genomica, la genomica studia il DNA.
Se pensiamo al nostro DNA, alle nostre malattie e alla storia clinica, questi sono quelli che nella privacy sono definiti dati particolari e sono quelli più tutelati.
Non possono essere date informazioni, non possono circolare questi dati.
Quindi devono essere trattati con standard di protezione elevatissimi che garantiscono un anonimato o un'anonimizzazione.
L'anonimato vuol dire che non deve assolutamente uscire nessun dato che possa legare il dato alla persona a cui il dato è riferito, anonimizzazione quando ci sono delle caratteristiche della persona, ma sono talmente confuse che non si riesce a legare la persona... la persona fisica diciamo, al dato che si sta trattando.
Devono essere ovviamente trattati con standard di protezione che hanno prima di tutto il consenso informato e un uso etico dei dati.
Il consenso informato vuol dire che la persona deve essere informata e deve autorizzare al trattamento di questi dati.
Adesso c'è una nuova legge che fortunatamente autorizza ai fini di ricerca proprio biomedica e sanitaria l'utilizzo dei dati di questo genere, quindi i dati genomici, i dati di anamnesi, la storia clinica di una persona.
Perché questi dati diventano bene comune e purtroppo al ricercatore sono fondamentali per proseguire nella loro ricerca, perché senza questi dati il ricercatore non riesce, nonostante l'intelligenza artificiale, nonostante l'innovazione tecnologica
non riusciamo ad avere delle ricerche incisive e quindi ad avere dei risultati che possano essere poi incisivi sul paziente.
E oltretutto il secondo ostacolo invece riguarda la trasparenza e l'affidabilità degli algoritmi.
Perché dobbiamo comprendere come le intelligenze artificiali ragionano su dati che si basano su qualcosa che è astratto, non c'è dietro un ragionamento umano e il ragionamento umano è sempre fondamentale perché riesce a scindere, riesce a
selezionare i dati, riesce a capire dove magari il risultato che ha dato l'intelligenza artificiale è giusto o sbagliato perché ci deve essere sempre, ed è fondamentale, il controllo umano.
Perché come facciamo tutti, la ricerca classica su ChatGPT, quante volte anche nei nostri piccoli, escono di quelle cose da ChatGPT, che dici: "mah c'è qualcosa che non funziona" e così a livello di ricerca le stesse cose, l'intelligenza artificiale aiuta, ma il controllo umano è fondamentale.
Poi la scienza dei dati deve essere accompagnata anche da una etica dei dati e quindi solo così possiamo garantire le decisioni algoritmiche che siano giuste e verificabili al servizio del paziente.
Quindi c'è la sfida tra l'equità e l'accessibilità e le nuove tecnologie non devono essere confinate ai grandi centri di ricerca, agli ospedali di eccellenza, ma devono poi essere diffuse, capaci di migliorare la vita di tutti.
La nostra sfida in campo oggi sulla ricerca biomedica non è solo tecnica ma è anche culturale perché dobbiamo poi imparare anche ad usare la nostra tecnologia per ridurre le diseguaglianze e per rendere la medicina più umana e più universale.
È vero anche questo aspetto che hai citato, cioè che... poi magari grandi centri hanno disponibilità di dati in più e invece piccoli centri rimangono esclusi perché non hanno abbastanza dati per addestrare eventualmente un modello.
A proposito di questo, quindi un altro tema molto importante, classico, però anche questo che vale la pena sottolineare è proprio quello della collaborazione tra, nel vostro caso una fondazione, ma università, aziende che di fatto si mettono
insieme appunto per sopperire anche a queste mancanze che abbiamo detto e fare quindi... accelerare l'innovazione tecnologica e la realizzazione di una cura.
Sì, infatti, la più grande frontiera è come dicevo già prima, la medicina predittiva è personalizzata, perché riusciamo a predirne quale sarà l'evoluzione del paziente, personalizzata, perché ogni paziente ha una reazione diversa ad un trattamento.
Fino adesso ci sono stati i protocolli, voglio dire tu hai una malattia, adesso la dico proprio semplice, l'influenza, tu vai dal medico e chiunque tu sia, una persona di 90 anni, una persona di 70, una persona di 50, donna, uomo, con patologie
pregresse o no il medico ti prescrive la tachipirina, piuttosto adesso la sto facendo molto semplice, ma il protocollo per una tal malattia prevede che tutti abbiano lo stesso trattamento terapeutico.
Mentre la medicina personalizzata prevede un'analisi molto precisa, e qua si torna sempre all'innovazione tecnologica perché questo ci aiuta, l'intelligenza artificiale aiuterà molto il medico su questa analisi, che ad ogni paziente venga calata il
suo trattamento terapeutico specifico per la patologia, ma considerando anche l'anamnesi, cosa vuol dire l'anamnesi?
La storia della salute del paziente, come si è evoluto nel tempo la salute di questo paziente, quindi un modello in cui diagnosi, prevenzione e cura vengono costruite su misura per ogni individuo, in base al suo profilo genetico, al suo stile di vita, al suo ambiente e persino ai suoi comportamenti quotidiani.
Questa è un'idea affascinante ma non è utopica, infatti noi abbiamo proprio vinto con la Commissione Europea un progetto proprio sulla medicina personalizzata e grazie all'intelligenza artificiale e all'analisi dei big data biomedici, che cosa sono?
I dati sostanzialmente sanitari dei pazienti, questi big data biomedici, stiamo imparando a prevedere le malattie prima che si manifestino, indicando i fattori di rischio intervenendo in modo precoce e mirato.
Questo significa che passiamo ad una medicina reattiva, che quando cura la malattia ha una medicina realmente proattiva e preventiva.
Quindi l'esempio più importante di sviluppo che si sta facendo in questi anni è l'oncologia di precisione.
I tumori al seno non sono tutti tumori uguali, ogni tumore al seno è diverso dall'altro, è per quello che in molte donne alcuni trattamenti funzionano e altri non funzionano.
Quindi c'è in corso l'analisi di centinaia e migliaia di algoritmi di sequenze genomiche per individuare tutte le mutazioni specifiche e le terapie che vengono suggerite per curare meglio il paziente.
Tutto questo è grazie all'innovazione tecnologica e all'intelligenza artificiale che ovviamente accelera le diagnosi e riduce ulteriormente i tempi di diagnosi.
Ok visto che avevo pensato per chiudere una domanda appunto sulle prospettive future... forse è questo quello che ci dobbiamo aspettare dalla tecnologia nell'ambito della ricerca cioè questo ruolo predittivo della medicina e personalizzazione che secondo me è molto molto interessante e aumenta l'efficacia poi del trattamento ecco.
È questo quello che pensate sarà il futuro anche abbastanza prossimo del settore?
Sì, il futuro prossimo del settore sarà la possibilità di creare gemelli digitali del corpo umano.
Adesso lo stiamo facendo con i vari organi e probabilmente in laboratorio si riusciranno a creare gemelli digitali del corpo umano e non siamo tanto lontani, con modelli virtuali che permetteranno di simulare come ogni persona reagisce a un farmaco, a un intervento, riducendo i tempi di rischio e di sperimentazione, questa è la vera sfida.
Ma questa sfida tecnologica deve essere sempre attenta alla persona, cioè la possibilità di mettere la persona al centro del sistema sanitario.
Un futuro in cui la tecnologia non sostituisce il medico ma lo potenzia, non allontana il paziente ma lo avvicina a una cura più consapevole, personalizzata e partecipata.
Diciamo che la sinergia tra ingegno umano e potenza computazionale ci sta portando verso una nuova definizione della salute, che non è solo l'assenza di malattia ma l'equilibrio completo e dinamico di tutto il corpo, mente e ambiente.
Quello che adesso anche nelle normative italiane si chiama "One Health", quindi l'attenzione completa al corpo, alla mente, all'ambiente.
Sì esatto, poi non era tema di oggi però effettivamente anche l'esperienza finale del paziente può essere ottimizzata e facilitata dalla tecnologia perché sappiamo appunto qual è poi magari anche la carenza di personale sanitario e quindi la
tecnologia può potenziare, non sostituire un medico, un professionista, un infermiere però diciamo che può dare una grande mano anche da quel punto di vista.
Va bene, grazie Veronica per averci raccontato anche questo aspetto legato appunto a quello che è il ruolo tra tecnologia nell'ambito della ricerca.
Alla prossima.
Grazie, arrivederci, grazie ancora per l'opportunità di aver raccontato la nostra esperienza e il nostro lavoro.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.

