
In questa quarta puntata estiva Luca Martinelli, autore del podcast, parlerà dell’impatto ambientale di Internet, dall’infrastruttura ai data center, dai social media all’Intelligenza Artificiale, cercando di capire quali sono le attuali soluzioni per un futuro a impatto zero.
La programmazione regolare riprenderà a Settembre.

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• Foto copertina: Freepik
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Nella quarta puntata dell'edizione estiva, Luca Martinelli, autore del podcast, ci parlerà dell'impatto ambientale di Internet, dall'infrastruttura ai data center, dai social network all'Intelligenza Artificiale, cercando di capire quali sono le attuali soluzioni per un futuro impatto zero.
Ogni giorno, miliardi di persone utilizzano uno o più dispositivi, come smartphone, tablet o PC, per connettersi a Internet ed eseguire le più disparate attività.
Dallo svago, al lavoro, a progetti personali, in media le persone trascorrono oltre sei ore giornaliere online.
Ma, dal punto di vista ambientale, quanto costa stare su Internet? È sicuramente difficile fornire una risposta precisa, data la complessità dell'infrastruttura web e l'assenza di dati particolarmente esaustivi.
In aggiunta a ciò, il consumo di energia e risorse dipende molto anche dal tipo di connessione utilizzata, dai cavi in fibra ottica, alla connessione satellitare.
Secondo alcune stime, tuttavia, l'intero ecosistema digitale copre circa il 4% dei consumi di energia elettrica mondiale e vale il 3,6% di emissioni globali di CO2.
In queste stime, l'infrastruttura di rete rappresenta circa un quarto dei consumi di energia, destinati a diminuire grazie anche all'efficientamento energetico e alla transizione alla fibra ottica.
La restante parte dei consumi e delle emissioni, invece, è data dagli enormi data center che ogni giorno si occupano di rispondere alle miliardi di richieste di tutti gli utenti connessi.
Circa l'80% di questo traffico, tra l'altro, proviene dallo streaming video, che richiede elaborazioni per la compressione, la transcodifica e, spesso, una connessione con l'utente finale attiva e costante per tutta la durata del video.
Se aggiungiamo, poi, il fatto che sempre più social stanno diventando "videocentrici", seguendo il successo di TikTok o Twitch, è facile pensare come negli anni questo traffico sia destinato ad aumentare ancora.
Per curiosità, lo streaming di un'ora di un video HD consuma, in media, tra gli 0,1 e i 0,4 kWh, a seconda della piattaforma utilizzata.
A ciò si aggiungono ulteriori elementi che rendono il futuro ancora più incerto, come il rapidissimo sviluppo e la diffusione dell'Intelligenza Artificiale e la transizione tecnologica dei Paesi in via di sviluppo, che, secondo le stime, nei prossimi decenni connetteranno ad Internet oltre 2 miliardi di persone.
Approfondendo brevemente il tema dell'IA, è risaputo, e l'abbiamo più volte ribadito, di quanta potenza di calcolo serva per addestrare e utilizzare gli enormi algoritmi di IA generativa, come GPT, Claude o Gemini.
Potenza di calcolo data da centinaia di migliaia di GPU che effettuano calcoli intensivi ogni secondo.
Parlando di dati, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha rivelato che ogni query effettuata a ChatGPT consuma all'incirca 0,34 Wh di energia e 0,32 ml di acqua.
Numeri che, presi singolarmente, sembrano irrilevanti, ma se moltiplicati per tutte le richieste giornaliere, si traducono in consumi per nulla trascurabili e destinati ad aumentare esponenzialmente con l'avanzare dei mesi e con l'uscita di modelli generativi sempre più complessi.
Ma perché Internet consuma così tanto? Innanzitutto, come dicevamo a inizio puntata, va considerata l'intera infrastruttura, che richiede energia per essere costantemente alimentata.
Parliamo di milioni di chilometri di cavi sotterranei e sottomarini in fibra ottica o rame.
Vi sono poi le antenne per la connettività mobile e i satelliti per le connessioni satellitari, che hanno l'impatto maggiore dato il loro breve ciclo di vita e la necessità, quindi, di lanciarne costantemente di nuovi nello Spazio.
Per quanto riguarda i data center, invece, uno dei consumi maggiori, circa il 40%, è dato dai sistemi di raffreddamento, mentre la restante parte è dovuta all'alimentazione vera e propria dei server.
Cosa possiamo, o meglio, cosa le big tech possono fare per prepararsi ad un futuro sempre più connesso e bisognoso di servizi online? Le soluzioni sono molteplici e molte aziende come Google, Apple, Amazon o Microsoft sono già impegnate per diventare carbon neutral o carbon free, ossia a zero emissioni.
La differenza principale, chiaramente, la fa l'uso di energia pulita o rinnovabile per alimentare i data center.
Dall'altro lato, però, è fondamentale lavorare nell'ottimizzazione dei chip, rendendoli sì più potenti, ma anche sempre più efficienti, meno energivori e più, tra virgolette, "freschi".
Sistemi di caching o di edge computing, poi, possono aiutare nel ridurre il carico di lavoro sul server, soprattutto per quanto riguarda i contenuti multimediali come immagini o video che, come abbiamo visto, sono la principale fonte di traffico online.
Per quanto riguarda l'IA, anche in questo caso sarà necessario lavorare sulla creazione di modelli più efficienti e non solo più intelligenti.
A tal proposito, abbiamo visto negli ultimi mesi un utilizzo dell'IA generativa più improntata ai cosiddetti "Agenti", dove il modello può chiamare funzioni o interagire con l'esterno per portare a termine compiti anche complessi.
Non è da escludere quindi che in futuro si svilupperanno delle IA più piccole e quindi meno energivore, ma specializzate su certi settori, in grado di collaborare tra loro proprio come farebbe un team di persone.
Infine, per quanto riguarda il raffreddamento, anche in questo caso si stanno studiando diverse soluzioni per sprecare sempre meno acqua.
In Svizzera, un data center sotterraneo di Infomaniak recupera il calore per riscaldare le case in superficie, mentre Microsoft aveva anni fa ipotizzato dei data center sottomarini in grado di disperdere il calore nell'oceano.
Di questo, tra l'altro, ne abbiamo parlato un anno fa nella puntata "Project Natick e i data center del futuro".
In conclusione, dunque, stare su Internet ha dei costi, non solo in termini economici ma anche ambientali.
I social media, l'IA e nuove tecnologie sempre più complesse contribuiranno sempre più ad aumentare i consumi energetici e idrici mondiali, oltre a contribuire all'emissione di anidride carbonica.
Se a ciò si aggiunge un sempre maggior numero di persone che, nei prossimi anni, avranno accesso alla rete, l'impatto del digitale sul pianeta non potrà più essere ignorato.
Le soluzioni, come abbiamo visto, esistono e già oggi molte aziende si stanno preparando ad un futuro a impatto zero, ma sarà compito anche di ognuno di noi acquisire consapevolezza delle nostre azioni online e contribuire in modo attivo alla salvaguardia dell'ambiente.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.