Nell'era di Internet, è ormai risaputo che i nostri dati non sono effettivamente nostri. File, foto, messaggi, abitudini e molte altre informazioni sono utilizzate dalle grandi compagnie del web per produrre guadagni, vendendo spazi pubblicitari personalizzati e mirati per ognuno di noi. Il tutto grazie al cloud, alla nuvola. Ma è realmente possibile vivere fuori dalla nuvola? E se sì, quali sono le alternative concrete che la tecnologia ci offre? Per scoprirlo, torniamo a parlare con Luca Martinelli, che ci racconta le strategie per limitare la quantità di informazioni che vengono inviate al cloud.
Nella sezione delle notizie parliamo del nuovo sistema di IA sviluppato da Amazon per migliorare la cyber security dei suoi servizi e della riaccensione della più grande centrale nucleare del mondo in Giappone, a oltre dieci anni dal disastro di Fukushima.



Brani
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Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi in una chiacchierata con Luca Martinelli, autore del podcast, parleremo della profilazione da parte delle grandi compagnie del web, di come possiamo sostituire diversi servizi con soluzioni e alternative private e di come vivere con più consapevolezza la "vita digitale nel cloud".
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Amazon ha recentemente pubblicato un articolo sul suo blog, annunciando e descrivendo un nuovo sistema innovativo, utilizzato per rafforzare la sicurezza informatica dei suoi servizi.
Il sistema chiamato Autonomous Threat Analysis, o ATA, utilizza un sistema di IA con vari agenti specializzati a simulare attacchi, chiamati "Red Team", e altri che scrivono nuove regole di rilevamento e test, chiamati "Blue Team".
Il tutto viene chiaramente eseguito in ambienti isolati per garantire test realistici senza rischi. Ogni tecnica in aggiunta viene validata con log e prove per ridurre al minimo il rischio di allucinazioni e successivamente supervisionata umanamente prima del rilascio in produzione.
Grazie ad ATA, Amazon non solo sta riuscendo a rendere più sicuri e resilienti i suoi servizi, ma lo sta facendo a una velocità sorprendente, abbattendo di circa il 96% il tempo impiegato per i cicli di miglioramento del software e liberando il team di sicurezza da compiti ripetitivi per potersi concentrare su iniziative strategiche. Il tutto con un
sistema sviluppato - a detta di Amazon - in circa 48 ore e il cui funzionamento è ora condiviso per permettere a chiunque di incrementare la sicurezza dei propri sistemi.
Il Giappone ha autorizzato la riaccensione della centrale nucleare più grande del mondo, con una capacità di circa 8.000 MW, a oltre dieci anni dal disastro di Fukushima del 2011.
Il governatore della prefettura di Niigata ha approvato la riattivazione di una delle unità dell'impianto, gestito dalla Tepco, che utilizza una tecnologia simile a quella dei reattori fusi dopo lo tsunami.
La decisione risponde alle necessità di ridurre i costi dell'elettricità e a garantire un approvvigionamento energetico a basse emissioni.
Il Giappone, infatti, dipende fortemente dall'importazione di petrolio e gas, tuttavia prima di Fukushima il nucleare rappresentava il 30% del mix energetico nazionale, mentre dopo il disastro era crollato praticamente a zero a causa del terrore sull'incidente di cui abbiamo parlato nella puntata: "La sicurezza nelle centrali nucleari".
Attualmente 14 dei 54 reattori sono stati riattivati, mentre altre 12 attendono l'autorizzazione.
In ogni caso, l'obiettivo governativo è quello di raggiungere il 20% di energia nucleare entro il 2040.
È ormai risaputo che vivere nell'era di Internet significa anche convivere con la consapevolezza che i nostri dati non sono effettivamente nostri.
File, foto, messaggi, abitudini e molte altre informazioni sono utilizzate dalle grandi compagnie del web per produrre guadagni, vendendo spazi pubblicitari personalizzati e mirati per ognuno di noi.
Il tutto grazie al cloud, alla nuvola.
E per parlare di com'è possibile limitare la quantità di informazioni che vengono inviate al cloud, siamo di nuovo in compagnia di Luca Martinelli, benvenuto Luca.
Ciao a te Davide e ciao a tutti gli ascoltatori.
Innanzitutto abbiamo parlato di cloud, ho parlato di cloud, puoi introdurci brevemente che cos'è, ci dai una definizione, ci spieghi come funziona?
Sì, certo. Allora, quando noi parliamo di cloud lo si immagina solitamente come un luogo astratto dove appunto vengono conservati i nostri dati. In realtà il cloud non è altro che un insieme di computer che vengono chiamati server e sono molto potenti e sparsi per tutto il mondo.
In questo modo si riesce a garantire una risposta il più velocemente possibile alle richieste degli utenti.
E ovviamente ogni azienda ha i suoi server dove conserva appunto tutte le informazioni.
C'è da dire poi che molto spesso tendiamo a confondere il cloud con i vari servizi di archiviazione come ad esempio Google Drive, Amazon Drive, OneDrive o Dropbox.
In realtà c'è molto molto di più e questi infatti sono solo una sottocategoria.
Ad esempio abbiamo i SaaS, chiamati anche "Software as a Service", che danno la possibilità appunto di eseguire programmi online come nell'esempio di programmi per videoconferenze o per la gestione del proprio lavoro.
ma ancora sul cloud si basano anche i PaaS o "Platform as a Service" o gli IaaS o "Infrastructure as a Service" dove appunto vengono vendute piattaforme, software ma anche l'hardware stesso dei server e in sostanza quindi grazie al cloud - e da qui il suo successo - è possibile "sganciarsi" in qualche modo dall'hardware
come il proprio computer o lo smartphone, che diventano quindi solo una porta per accedere ai vari servizi online sapendo che appunto i dati non verranno mai persi.
E il prezzo da pagare è appunto come dicevi te nell'introduzione è che i nostri dati non sono più solo nostri ma anche dell'azienda a cui li stiamo in qualche modo regalando.
Ecco, e veniamo al nocciolo della questione, è possibile allora vivere senza cloud?
Guarda, la risposta in realtà è molto semplice e infatti fino a qualche anno fa magari sì, però ad oggi sarebbe molto e forse troppo difficile.
Non impossibile, sia chiaro, ma questo significherebbe in qualche modo rinunciare a una serie di servizi, di applicazioni o di comodità che ormai sono diventate quasi indispensabili per la vita quotidiana.
Pensiamo ad esempio ai vari servizi email, ai social network che ormai utilizziamo anche per lavoro o ancora alle varie app di messaggistica.
Per fare un esempio, lo stesso Telegram, che è probabilmente la migliore alternativa WhatsApp, conserva i nostri messaggi nel suo cloud.
Questo però non esclude il fatto che si possano comunque avere alcuni accorgimenti o che non esistano delle alternative, anche molto valide, che ci permettano di limitare la nostra dipendenza dalle aziende del web.
E questo vale sia per quanto riguarda i dati veri e propri che noi salviamo, come documenti, foto, informazioni, ma anche per i dati che vengono raccolti - per così dire - di "nascosto" quando navighiamo in internet e che sono anche i principali responsabili delle pubblicità personalizzate di cui parlavi prima.
E quindi quali sono queste alternative o comunque... questi consigli per vivere quasi completamente fuori dalla nuvola?
Allora, partendo dalle cose più semplici e anche un po' meno invasive, un consiglio è sicuramente quello di controllare le impostazioni dei vari account, come ad esempio Google, Facebook, Amazon, eccetera.
Prendiamo come esempio Google, che probabilmente è anche uno dei servizi con il maggior numero di utenti e che offre anche un'enorme quantità di servizi cloud, sia ai privati ma anche alle aziende.
E nella pagina da cui si gestisce il proprio account, appunto nella sezione dati e privacy, è infatti possibile consultare ad esempio la cronologia delle ricerche, delle proprie attività, delle posizioni di Google Maps, ma anche la cronologia di YouTube e tutti i vari servizi a cui siamo connessi.
Ed è anche possibile appunto disattivare tutte queste opzioni o scaricare direttamente i dati che Google ha nel corso degli anni raccolto su di noi.
E questa tra l'altro c'è da dire che è anche un'opzione che dovremo poter trovare su tutti i siti web, essendo parte del GDPR, ovvero il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, che è appunto un regolamento dell'Unione Europea del 2016 che garantisce la privacy, la riservatezza e un maggiore controllo sul trattamento dei nostri dati.
Dunque, già da questo punto di vista, l'Unione Europea - in particolare - ci garantisce la possibilità di limitare la nostra presenza online.
Rimanendo sul tema di account Google, poi sempre dalle impostazioni è possibile verificare e disattivare le impostazioni sulla personalizzazione della pubblicità, ma anche vedere e gestire le singole preferenze che Google ha raccolto su di noi, ovvero una sorta di nostra scheda su ciò che siamo, ciò che ci piace e ciò che non ci piace.
Per quanto riguarda gli altri servizi online, come ad esempio Facebook o Instagram, anche qui il discorso è abbastanza simile.
Se non possiamo o non vogliamo proprio farne a meno, infatti le impostazioni sul nostro account ci permettono di disattivare ed eliminare i dati e le informazioni raccolte dall'azienda su di noi.
Nel caso dei social network poi c'è anche da dire che tutto ciò che carichiamo non è visibile solamente a noi o il social in questione, ma solitamente, come impostazione predefinita, è condiviso anche con tutti gli altri utenti.
E anche in questo caso è possibile poi cambiare le impostazioni e rendere visibile solo a noi o ad alcune persone i nostri post, anche se forse sarebbe un po' inutile e perderebbe il senso del social network.
Per quanto riguarda invece, come dicevo prima, la questione del tracciamento sui siti che visitiamo e sui comportamenti che teniamo quando navighiamo una pagina web, ci viene ancora una volta in aiuto il GDPR.
La questione in particolare riguarda i cookie, ovvero quei file che vengono salvati sui nostri computer e che permettono ai siti di tenere in memoria alcune informazioni.
Alcuni di questi cookie servono appunto per il funzionamento del sito stesso, altri invece sono usati proprio per salvare le nostre preferenze e le nostre abitudini.
E per quei siti che utilizzano i cookie la legge impone appunto sia di avvisare l'utente, ma anche di poterli far scegliere quali attivare e quali no.
Se poi vogliamo un livello di sicurezza ancora maggiore è possibile installare delle estensioni come Chrome, Firefox, Edge o Safari che appunto vanno a bloccare quei specifici servizi.
E se proprio vogliamo rimanere completamente anonimi si possono anche utilizzare programmi come Tor che appunto garantisce la completa anonimità e va in automatico a disabilitare tutte le impostazioni sul tracciamento.
Ok, quindi ora ci hai dato qualche consiglio per usare il cloud in maniera forse un po' più consapevole, ma per quanto riguarda invece soluzioni un po' più drastiche, cosa offre la tecnologia al momento?
Se dunque, gran parte dei servizi, soprattutto di archiviazione, quindi come Google Drive o OneDrive, possono essere sostituiti da un NAS casalingo.
In sostanza, un NAS non è altro che un computer che colleghiamo alla rete di casa, quindi al modem, e su cui appunto salviamo file, documenti, foto, video e così via.
File che poi, tramite internet, rimangono accessibili ovviamente da qualsiasi parte del mondo, con la differenza che, in questo caso, sappiamo esattamente dove si trovano.
E grazie a un NAS possiamo anche avere a disposizione molto più spazio rispetto ai 2, 10 o 15 GB che offrono i servizi online.
Anzi, saremo proprio noi a decidere, a scegliere quanto spazio vorremmo avere.
sul nostro NAS.
Ma questa non è, ovviamente, la sola funzione che un NAS può offrire: su questi dispositivi, infatti, possono essere anche installati programmi che ne stendono le potenzialità, dalla visione di film e serie TV salvate in locale, alla gestione di una casa domotica, ma anche allo sviluppo di un proprio sito web.
Poi, chiaramente, sono disponibili anche tutte le funzioni base, come la condivisione di file, la collaborazione di più utenti sullo stesso documento, il backup dei dati, la sincronizzazione e molto, molto altro.
E per fare un altro esempio, possiamo anche installare un servizio che ci permetta, ad esempio, di salvare le password di siti e app senza doverli condividere, ad esempio con Google o Microsoft.
In pratica, quindi, è come avere a tutti gli effetti un server in casa.
Però, chiaramente, questo non significa che sia anche sicuro, efficiente e affidabile come i servizi online.
Infatti i dati sarebbero archiviati su un solo dispositivo fisico.
I NAS possono essere configurati ad esempio per effettuare dei backup costanti dei dati o di tenerne più copie sui vari dischi di memoria diversi, ma un hard disk costantemente in funzione prima o poi si rovina e diventa inutilizzabile e questo è appunto uno dei più grandi rischi di conservare i propri file su un NAS personale.
La velocità con cui accediamo ai file all'interno della casa poi sarebbe sicuramente molto più elevata rispetto ai servizi ad esempio come Google Drive, tuttavia questo può non essere più vero nel momento in cui siamo lontani e in cui tutto appunto dipende principalmente da quanto veloce è la nostra connessione di internet a casa.
Per risolvere tali problemi, ad esempio, esistono anche servizi come Qubit che abbiamo intervistato qualche tempo fa e che sono una sorta di via di mezzo tra la soluzione Cloud, da cui appunto eredita l'affidabilità e la velocità, e la soluzione NAS, da cui invece eredita la privacy sui nostri dati.
Le ultime cose che mi sembra siano rimaste da analizzare poi sono la questione degli smartphone e delle app di messaggistica.
Se per un computer infatti è abbastanza semplice eliminare app indesiderate, su uno smartphone solitamente troviamo già alcune app preinstallate che però non è possibile rimuovere e siamo anche obbligati, quasi sempre, ad accedere con un account Google o Apple per garantire il corretto funzionamento del telefono, tra cui il backup delle impostazioni, dei dati e molto altro.
In particolare poi bisogna dire che i dispositivi Apple da questo punto di vista offrono un maggior controllo sul trattamento dei nostri dati e sulla privacy rispetto a smartphone Android, anche se Google negli ultimi anni sta continuando a migliorare questo aspetto.
Una soluzione meno drastica quindi può essere quella di usare ad esempio delle VPN in grado di bloccare l'accesso ad alcuni siti di tracciamento, esattamente come avviene con le estensioni di cui parlavo prima.
Una soluzione molto più drastica, invece, sarebbe proprio quella di installare un sistema operativo modificato, sempre basato su Android, che però sia completamente scollegato da Google e dai servizi online.
In questo modo, quindi, saremo noi a decidere esattamente quali app installare e come gestire i flussi di dati.
L'altra questione era invece quella delle app di messaggistica, di cui avevo già parlato prima, riguardo Telegram, che conserva i dati in cloud.
Le alternative sono app meno conosciute come Signal, che offrono una crittografia end-to-end e non condividono quindi dati con nessun altro.
Ma anche in questo caso è molto difficile trovare dei contatti o degli amici disposti a cambiare le proprie abitudini per poter parlare con noi.
Ok, capito. E arrivati a questo punto, quindi dopo aver analizzato come potrebbe essere potenzialmente possibile vivere quasi senza cloud, senza nuvola, o comunque avere un maggior controllo sui nostri dati, la domanda è: conviene davvero? Cioè a livello di sicurezza, visto che è un tema che prima hai citato, qual è la soluzione che alla fine è migliore tra tutto?
Allora, diciamo che non c'è una risposta vera e propria a questa domanda, perché dipende molto da cosa ognuno cerca e da quanto ognuno tiene alla propria privacy e alla propria sicurezza.
Avere un'attenzione maggiore alle informazioni che condividiamo con i vari servizi online è sicuramente una buona cosa e come abbiamo visto è un qualcosa che è possibile fare anche molto semplicemente e gratuitamente.
Ognuno poi dovrebbe anche avere la consapevolezza e questo al giorno d'oggi non è così scontato, di quanto e di come sta in sostanza contribuendo al guadagno di aziende enormi come Google, Facebook o Microsoft.
Tuttavia, va specificato, questo non va confuso con una visione distopica o complottista del web, ma semplicemente tali aziende hanno bisogno di guadagnare per poter migliorare e mantenere i vari servizi che offrono.
Va infatti detto che poi sono proprio queste aziende che, investendo ingenti quantità di denaro sulla ricerca e sullo sviluppo della cyber security, possono garantire al meglio la sicurezza dei nostri dati, molto più anche di quanto potrebbe fare un NAS, che potenzialmente è più facilmente attaccabile da un criminale informatico.
Personalmente, quindi per finire, penso che il cloud sia una comodità a cui ormai è impossibile rinunciare, ma è comunque necessario un controllo su ciò che si fa e soprattutto sulle conseguenze, sui PRO e sui CONTRO delle nostre scelte.
Va bene, grazie allora Luca anche per questa volta e per chi ci ha permesso appunto di fare una chiacchierata interessante su un tema che poi ci tocca a tutti direttamente volendo o meno.
Alla prossima.
Ciao a tutti e alla prossima.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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