Quando acquistiamo nuovi prodotti tecnologici diamo spesso per scontato che, prima o poi, smetteranno di funzionare e verranno sostituiti. Quando succede non ci chiediamo se possano essere riparati, semplicemente li cambiamo. Eppure, dietro questa abitudine c'è un tema sempre più rilevante, che riguarda non solo i costi per i consumatori, ma anche l'impatto ambientale, le scelte dei produttori e il modo in cui la tecnologia viene progettata fin dall'inizio. Capire se un prodotto è riparabile sta diventando una domanda centrale per affrontare in modo consapevole il nostro rapporto con la tecnologia. Per tornare a raccontare questo mondo e comprendere come il diritto alla riparazione sta trasformando l'industria abbiamo invitato Sara Balestra, traduttrice per l'italiano di iFixit, una delle principali piattaforme al mondo che sostiene la riparabilità come diritto.
Nella sezione delle notizie parliamo della Ferrari Luce, la prima auto completamente elettrica della casa che ha sorpreso per il suo design, e infine, della prima enciclica papale dedicata all'etica dell'intelligenza artificiale.



Immagini
• Foto copertina: iFixit
Brani
• Ecstasy by Rabbit Theft
• Capsized by Tollef
Ad oggi offriamo la più grande piattaforma online per la riparazione, possiamo sostenerla grazie alla vendita delle parti di ricambio e di strumenti e attrezzi di precisione.
La community è una parte appunto molto importante e lavoriamo anche con i produttori per permettere agli utenti sia di avere guide ufficiali, per riparare i propri dispositivi, e anche avere accesso a parti di ricambio originali.
Oltre a questo abbiamo anche un team che si occupa dei prodotti prima che essi vengano immessi sul mercato, quindi offre consulenze ai produttori e analisi sulla riparabilità dei prodotti durante la fase dello sviluppo.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo con iFixit di riparabilità e diritto alla riparazione, scoprendo come sta evolvendo la consapevolezza dei consumatori sul tema e quali sono gli ostacoli, tecnici e normativi che ancora impediscono a tutti di riparare i propri dispositivi.
Infine analizzeremo come questo movimento sta cambiando il rapporto tra utenti e produttori di tecnologia.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
Questa settimana Ferrari ha svelato "Luce", ovvero la sua prima vettura completamente elettrica che sta facendo parecchio discutere sul piano estetico.
Dietro a questo aspetto infatti è da evidenziare la collaborazione con la casa di design "LoveFrom," di Jony Ive, che ha orientato le forme verso linee pulite e smussate, abbandonando l'aggressività visiva tipica delle supercar.
Sul piano delle prestazioni la Luce scatta da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi, raggiungendo fino a 310 km/h e in grado di percorrere oltre 530 chilometri con una singola carica.
La batteria è in grado di accettare fino a 350 kW in corrente continua, consentendo una ricarica del 60% in soli venti minuti presso le colonnine più moderne.
Dal punto di vista della guida, l'auto è governata da un'unità di controllo centrale che coordina quattro motori elettrici, uno per ciascuna ruota, permettendo una distribuzione della coppia uniforme, istantanea e senza i ritardi tipici delle auto termiche.
Un aspetto interessante riguarda invece gli interni: le palette fisiche al volante consentono al guidatore di regolare l'accelerazione e l'intensità della frenata rigenerativa.
Allo stesso modo anche i comandi dell'abitacolo sono raggruppati per funzione e le informazioni essenziali si trovano sempre davanti agli occhi del conducente.
Un ultimo aspetto degno di nota è la nuova app "My Ferrari Luce" che si affianca a quella tradizionale per l'aggiunta dei controlli da remoto dei parametri come lo stato di ricarica della batteria, la localizzazione, la climatizzazione e la chiusura delle porte.
Il prezzo di partenza è di 550.000 euro e le consegne partiranno dal prossimo anno.
Lo scorso 25 maggio, papa Leone XIV ha pubblicato ufficialmente la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, che si concentra sul rapporto tra etica e le nuove tecnologie, in special modo l'intelligenza artificiale.
Più che un testo tecnico, questa enciclica è un'analisi della rivoluzione digitale alla luce della dignità umana e del bene comune.
Il Papa pone infatti al centro un concetto, quello di "disarmare la tecnologia", ossia sottrarre l'IA alla logica della competizione militare ed economica, impedendo che pochi attori globali la trasformino in uno strumento di dominio.
Il testo denuncia poi come gli algoritmi filtrino la realtà decidendo cosa mostrare e cosa nascondere, mettendo in discussione la formazione stessa della verità.
Non vanno solo bloccate le fake news, ma vanno sviluppati algoritmi che prediligano l'informazione vera alla necessità di massimizzare i guadagni.
Sul fronte del lavoro, l'enciclica avverte del rischio che l'automazione riduca i lavoratori a elementi controllabili e sostituibili, dichiarando che il lavoro deve essere invece uno spazio attraverso cui la persona esprime dignità, responsabilità e partecipazione alla vita sociale.
Non manca poi un riferimento netto alla guerra, in cui viene definito inaccettabile affidare a sistemi artificiali decisioni letali, perché la responsabilità morale non può essere delegata a una macchina.
Alla presentazione dell'enciclica, tra l'altro, era presente anche Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, che ha sottolineato come anche i laboratori all'avanguardia operino sotto pressioni economiche che possono entrare in conflitto con l'etica.
La prospettiva, dunque, è che servano voci esterne e una vigilanza costante per orientare lo sviluppo dell'IA verso il rispetto della persona.
Ogni anno acquistiamo nuovi dispositivi - smartphone, laptop, piccoli elettrodomestici - dando spesso per scontato che, prima o poi, smetteranno di funzionare e verranno sostituiti.
Quando succede, nella maggior parte dei casi, non ci chiediamo nemmeno se possano essere riparati: semplicemente li cambiamo.
Eppure, dietro questa abitudine, c'è un tema sempre più rilevante, che riguarda non solo i costi per i consumatori, ma anche l'impatto ambientale, le scelte dei produttori e il modo in cui la tecnologia viene progettata fin dall'inizio.
Capire se un prodotto è riparabile, quanto è facile intervenire e chi può farlo, sta diventando una domanda centrale, ed è proprio su questo che realtà come iFixit hanno costruito il loro lavoro.
Per approfondire questo mondo e capire come sta evolvendo il rapporto tra utenti, dispositivi e riparazione, è con noi Sara Balestra, traduttrice per l'italiano di iFixit.
Benvenuta, Sara.
Ciao, grazie mille.
Puoi raccontarci quindi brevemente la vostra storia, quindi chi siete, chi è iFixit e con quale missione siete nati, cioè qual è il vostro ruolo nel panorama tecnologico globale?
Allora, iFixit nasce nel 2003 da un problema concreto di riparazione.
Infatti, i due fondatori, Kyle Wiens e Luke Soules, volevano riparare un iBook nel loro dormitorio universitario del Politecnico della California e si sono resi conto che non erano disponibili online istruzioni valide per eseguire questa riparazione.
Da quel momento l'obiettivo di iFixit rimane lo stesso, quindi rendere la riparazione accessibile e pratica a tutti.
Infatti su iFixit le persone possono trovare tutto il necessario per riparare da soli i loro prodotti elettronici, ma anche gli strumenti, gli attrezzi, le parti di ricambio, oltre che guide e manuali gratuiti e il supporto della più grande community di riparazione online, tutto all'interno dello stesso sito.
In parallelo a questo lavoro, ci impegniamo anche molto sul fronte del movimento del diritto alla riparazione, perché crediamo che tutti possano e debbano poter riparare tutto ciò che possiedono.
Ok e come si è evoluta quindi la piattaforma dal 2003 ad oggi?
E come è strutturato il vostro ecosistema attuale?
Perché appunto citavi questo, la prima guida dell'iBook G3, però oggi le guide, i manuali sono diventati centinaia e migliaia, più di 130.000 allo stato attuale, quindi raccontaci un po' questo aspetto... poi hai citato la community e anche qui
abbiamo visto anche noi in tante puntate diverse che valore ha la community - e questo è un altro grande esempio - e poi oltre alla community anche gli stessi produttori di dispositivi hanno iniziato a collaborare con voi.
Sì, appunto ad oggi offriamo la più grande piattaforma online per la riparazione e possiamo sostenerla grazie alla vendita delle parti di ricambio e di strumenti e attrezzi di precisione, sempre sul nostro sito.
La community è una parte appunto molto importante e ha influenza sia sulla scrittura delle guide, perché essendo un sito che è basato su Wiki tutti possono collaborare, commentare, e in più c'è anche un forum per aiutare gli utenti a rispondere a domande dirette.
Sempre più spesso - come dicevi - lavoriamo anche con i produttori per permettere agli utenti sia di avere "guide ufficiali" per riparare i propri dispositivi, che anche avere accesso a parti di ricambio originali, come nel caso di Google Pixel o dello Steam Deck di Valve.
Oltre a questo abbiamo anche un team che si occupa dei prodotti prima che essi vengano immessi sul mercato, quindi offre consulenze ai produttori e analisi sulla riparabilità dei prodotti durante la fase dello sviluppo.
Ok, perché invece per tutti gli altri prodotti, per cui appunto siete diventati molto famosi, appena esce un nuovo prodotto la prima cosa che fate è acquistarlo per smontarlo, e poi dare un voto, non al prodotto in sé, ma al suo grado di riparabilità, giusto?
Esatto, sì.
Ci teniamo molto che tutti i prodotti abbiano questo punteggio di riparabilità perché è importante poter valutare al momento dell'acquisto quella che sarà la durata e le possibilità che hai con il dispositivo.
E parlavamo di un rapporto diretto con i produttori, quindi i produttori hanno capito il valore di quello che fate e il valore della community che avete creato e quindi hanno iniziato con il tempo a collaborare con voi per creare delle guide ufficiali.
Citavi degli esempi, quindi quello di Google Pixel, di Valve con lo Steam Deck e quindi ci racconti un po' come avviene questa collaborazione?
Cioè sono loro che vi contattano e vi mettono a disposizione gli smartphone, i dispositivi?
Oppure è un rapporto in cui anche voi mettete a disposizione, in una fase antecedente alla realizzazione del prodotto finale, il vostro "know-how" per aiutare queste aziende, questi produttori a rendere il dispositivo più riparabile?
Sì, sono un po' entrambe le cose, e dipende dalle diverse aziende e servizi che si concordano al momento della formazione di una partnership.
Abbiamo partnership che includono la creazione di guide da parte nostra e la traduzione di esse - visto che questo è il mio lavoro - per rendere disponibili solo le guide, abbiamo appunto partnership come quelle citate che invece includono sia le
guide che la vendita delle parti di ricambio originali, quindi quello dipende proprio dall'accordo poi che viene fatto con questi produttori, non c'è una versione fissa, non tutte magari le collaborazioni poi arrivano ad avere le parti di ricambio in vendita o le guide create ufficiali, dipende proprio quello poi dagli accordi che vengono presi.
Certo e poi un'altra cosa che fate è... negli anni avete realizzato dei veri e propri kit per la riparazione, quindi mettete a disposizione del singolo utente una serie di strumenti che normalmente non sarebbero accessibili, perché i produttori
tendono ad utilizzare delle tecniche di montaggio particolarmente complicate o a volte impediscono la possibilità che l'utente apra il dispositivo, ad esempio utilizzando delle viti che hanno degli incastri particolari o non comuni, e voi mettete a
disposizione proprio quegli strumenti lì per permettere all'utente, al proprietario del dispositivo, di riparare il dispositivo.
Esatto, cerchiamo di superare le barriere, come dicevi, delle viti proprietarie o altri strumenti che non sono disponibili sul mercato normalmente per l'utente, sempre perché la nostra missione è quella di rendere la riparazione accessibile a
tutti, anche a chi magari non si considera un riparatore, non pensa di poter mettere mano nel suo cellulare per ripararlo, per cambiare la batteria.
Ad oggi, appunto, l'obiettivo nostro principale è quello di espandere il pubblico perché tutti realizzino che possono riparare i loro dispositivi, anche per questo, oltre ai kit di riparazione - che sono un ottimo punto di partenza perché tu puoi
acquistare solo gli strumenti che ti servono per effettuare quella data riparazione, per mettere mano nel tuo specifico cellulare senza avere troppi attrezzi che magari ti rimangono lì senza fare nulla - e soprattutto senza che mentre tu ripari dici: "ah cavolo, mi manca un pezzo, ho il telefono aperto ma non riesco ad andare avanti".
Quindi per quello è importante e ci teniamo molto a questi kit di riparazione.
Oltre che appunto accompagnati sia dalle guide, poi recentemente adesso abbiamo anche un'app che ti può guidare durante la riparazione anche con l'assistente "FixBot", quindi sia vocale che scritto, per far sì che la riparazione sia meno "intimidatoria" anche, tra virgolette, per chi è nuovo nel mondo della riparazione.
Ok, scusa una cosa... torno un attimo indietro sulle guide o con le collaborazioni con le aziende, queste sono le cosiddette guide OEM?
Sì.
Cosa significa, cos'è questo termine?
Sono guide redatte in collaborazione con le aziende e quindi hanno questa approvazione ufficiale anche da parte loro.
OEM significa che sono appunto originali, una parte di ricambio OEM è una parte che arriva direttamente fornita dal produttore.
Ok, citavamo appunto come anche il singolo utente può ripararsi il proprio dispositivo e quindi assegnate poi nelle vostre guide un voto alla riparabilità degli oggetti e quindi negli anni, com'è cambiata la sensibilità del pubblico su queste tematiche?
Cioè oggi c'è più interesse e appunto più sensibilità su questi temi rispetto al passato?
Allora sì, sicuramente c'è più interesse e più sensibilità sul tema ed è importante che la riparabilità venga valutata secondo criteri oggettivi.
Ad oggi l'esempio di analisi più concreto è quello della Francia, perché in Francia è stato reso obbligatorio nel 2021 l'indice di riparabilità sia in negozio fisico che in negozio online.
Quindi quando uno va ad acquistare determinate categorie di prodotti vede subito questo punteggio di riparabilità.
Inizialmente anche sul nostro sito veniva considerato più la parte "fisica" tra virgolette, quindi quanto è facile smontare il dispositivo, poi nel tempo sono stati inclusi anche altri fattori molto importanti come la disponibilità di manuali, la
disponibilità delle parti di ricambio, gli strumenti di diagnostica e l'assenza di barriere software, come ad esempio l'accoppiamento delle parti.
Perché non deve essere solo facile smontare un dispositivo però uno deve poterlo anche utilizzare dopo.
Quindi è fondamentale che il punteggio includa tutto.
Grazie all'esempio francese ci sono stati diversi studi sull'impatto di questo indice di riparabilità e si è arrivati alla conclusione che c'è stato un effetto positivo, ma non statisticamente rilevante, per quanto riguarda le vendite nei negozi fisici invece un effetto positivo e statisticamente rilevante sulla vendita dei prodotti online.
Quindi online, magari chi acquista online fa un'analisi un po' più approfondita di quello che va ad acquistare e l'indice di riparabilità è stato tenuto più in considerazione.
Però questo indice di riparabilità - ad esempio nel caso della Francia, ma volendo fare un discorso più generale - idealmente chi dovrebbe determinarlo?
Il singolo produttore o sarebbe meglio fosse un ente terzo, come potreste essere voi?
Ad oggi viene valutato da enti terzi, ci sono dei criteri di calcolo il più oggettivi possibili che sono appunto, come dicevo, la disponibilità dei manuali, la facilità di smontaggio, la disponibilità di pezzi di ricambio, il prezzo dei ricambi e poi altri criteri specifici in base alla categoria di prodotti.
Quindi si cerca di mantenere questa oggettività quanto più possibile.
Esatto, perché come giustamente dici, da una parte ci siete voi che potete mettere a disposizione tutti i pezzi di ricambio del mondo per ogni dispositivo e anche le guide su come fare la riparazione, però non dobbiamo dimenticarci dei limiti software che spesso i produttori impongono sui loro dispositivi.
Quindi io posso, da un punto di vista teorico, sostituire un pezzo danneggiato con un altro, però poi non è detto che il pezzo funzioni regolarmente come funzionava, o il pezzo originale o comunque il pezzo non sostituito prima della riparazione.
Quindi questo è un problema molto importante e che in qualche modo deve essere risolto.
E forse, dato che poi voi siete una realtà statunitense, l'Unione Europea sembra avere un approccio forse più sensibile rispetto a questi temi nello specifico del diritto alla riparazione.
Sì, adesso, da settembre di quest'anno, sarà obbligatorio a livello europeo che i venditori forniscano informazioni sulla durabilità e la riparabilità dei prodotti in vendita tramite la direttiva europea "Empowering Consumers for the Green
Transition", quindi ci si sta muovendo verso la direzione giusta e anche dal 2024 con le normative sul diritto alla riparazione, però non siamo ancora arrivati a un "diritto globale" alla riparazione e mancano ancora diverse categorie di prodotti,
non si riesce ad applicare su tutto, ad esempio l'accesso al software e l'accoppiamento delle parti sono ancora un problema molto concreto per l'autoriparazione.
Sì e qui sottolineo appunto il ruolo importante che può avere una realtà come la vostra, perché avere una community così forte e così sensibile, non essendoci diciamo delle normative come hai detto tu generalizzate su queste tematiche, permette
comunque di sollevare, ecco, la questione davanti ai produttori che magari si trovano delle richieste più insistenti da parte dei loro stessi clienti di creare prodotti più riparabili, ecco.
Quindi se nasce questa sensibilità dal basso, poi ha un impatto... appunto le collaborazioni con i produttori che avete posto in essere ne sono un esempio... può influenzare il mercato.
Sì, esatto.
Più viene diffusa la riparazione a qualsiasi livello, più entra nel "mainstream" l'idea che tu puoi riparare i tuoi dispositivi, più si fa pressione, si riesce a fare pressione sempre più in alto, sia sui produttori che a livello appunto
legislativo, per rendere obbligatorio anche per loro dare l'accesso alle persone, ai prodotti che comprano e possiedono, quindi sono loro.
Però un prodotto alla fine non può essere veramente mio se io non ci posso mettere mano.
Alla fine quello è anche l'idea dietro ad iFixit.
Io possiedo un prodotto e devo poterlo riparare e devo poterci fare quello che voglio perché è mio.
Sì, e poi pensiamo a quanto è delicato oggi il tema di procurarsi le materie prime in ambito tecnologico, e quindi avere dei dispositivi che sono più riparabili e che durano di più nel tempo, fa sì di essere meno dipendenti da altre parti del mondo, ecco.
Esatto, sì, anche infatti il problema delle materie prime, sia della produzione che dello smaltimento è un problema tenuto molto in considerazione sia da noi che a livello legislativo quando vengono fatte queste leggi, come quella francese, il cui obiettivo principale è quello di ridurre i rifiuti elettronici.
Ovviamente, essendo comunque legislazioni recenti, è difficile già adesso valutare l'impatto sia sui RAEE, quindi sulla produzione di rifiuti elettronici, però si spera che a lungo termine si possa vedere questo effetto positivo che si sta cercando.
Sì e poi come dicevi prima c'è forse una diversa sensibilità tra chi acquista in negozio e chi acquista online, che magari da questo punto di vista ha una marcia in più, che è quindi più sensibile per sua natura a queste tematiche.
E poi un'altra cosa che i produttori tendono a dire quando si parla di riparabilità, e di utilizzarla - forse - come scusa, è che quando si fa un oggetto più riparabile il compromesso è che è più difficile miniaturizzarlo, quindi in cambio
della riparabilità si ha un oggetto che è più pesante, meno bello esteticamente... pensiamo ad esempio ad un telefono dove è possibile sostituire senza nessuno strumento la batteria, che tendenzialmente sono più grandi degli smartphone che abbiamo in tasca tutti i giorni.
Secondo voi questa è una scusa o c'è effettivamente un fondo di verità?
Dipende magari anche dai dispositivi.
Sicuramente è più complesso creare dispositivi riparabili, però è stato fatto, è stato sempre fatto.
L'esempio dello smartphone abbiamo i Fairphone, che sono telefoni completamente riparabili in cui ogni pezzo può essere sostituito facilmente e sono disponibili i ricambi.
Come in passato, potevamo anche cambiare da soli le batterie dei nostri cellulari.
Quindi adesso sta un po' tornando anche questa cosa.
Si abbiamo visto appunto delle normative recenti che puntano in quella direzione, quindi non significa che lo smartphone deve appunto avere la batteria sostituibile in qualche secondo, ma il poterlo fare deve diventare una cosa alla portata di più o
meno tutti, o comunque c'è poi un altro tema che si è sviluppato in questi ultimi anni, cioè quello che i produttori tendenzialmente non negavano di per sé la riparabilità, ma si affidavano a riparatori certificati lasciando fuori tutta una
serie di professionisti che avevano delle qualità professionali per fare una riparazione, ma che non avevano gli strumenti e poi, tornando a quello che dicevamo prima, la possibilità di interagire con il software, sempre facendo l'esempio degli
smartphone, dello smartphone, per effettuare una riparazione allo stesso livello, con la stessa qualità e con lo stesso esito di un riparatore certificato.
Quindi non è solo una questione di singolo utente, ma di rendere la riparabilità, anche per una persona che non è in grado di farsela da sola o non vuole farsela, più economica e più vicina a lui, senza dover andare alla ricerca di un riparatore certificato.
Sì alla fine queste sono tutte barriere all'auto-riparazione che il produttore tramite queste collaborazioni con officine specializzate, riparando lui stesso i telefoni o non riparandoli e vendendo nuovi pezzi, ci guadagna di più.
Però la fidelizzazione del cliente alla fine vale anche qualcosa, quindi è importante che le persone tengano magari il loro dispositivo più a lungo e lo riparino da soli.
E quindi ritorniamo a quello che dicevamo prima cioè le uniche due... gli unici due strumenti che abbiamo per avere un ritorno positivo come utenti è uno appunto realtà come la vostra che hanno questa forte community e questo impatto, questa
influenza internazionale e dall'altra la normativa, di fatto, come abbiamo visto in Europa cioè imporre ai produttori di adottare degli approcci più rispettosi dell'utente e che permettano all'utente di - effettivamente - disporre del proprio dispositivo come se fosse - come di fatto è - suo, ecco.
Esatto, sì.
E secondo voi il futuro, anche al netto di quello che abbiamo detto finora, sarà più improntato alla riparabilità?
Cioè questo trend che stiamo vedendo è quello che effettivamente contraddistinguerà il futuro, oppure no e quindi il futuro rimarrà comunque chiuso dal punto di vista di questi produttori?
Sicuramente il mercato si sta spostando nella direzione giusta, noi vediamo questo interesse anche crescente sia a livello legislativo che da parte dei consumatori, che sicuramente è un fatto importante.
Il campo di applicazione di queste legislazioni è ancora molto limitato, però noi confidiamo che nel tempo, aumentando anche la sensibilità del grande pubblico, del mainstream, si possa arrivare a un diritto alla riparazione che sia inclusivo di
tutto, quindi delle parti di ricambio, dell'accesso ai manuali, diagnostica, software soprattutto, che è quello che adesso forse manca di più, e la facilità poi dello smontaggio, ovviamente.
Quindi sì, per questo abbiamo fiducia di starci muovendo nella direzione giusta.
Esatto, e dal punto di vista software, iFixit ha qualche ruolo?
O è solo di appunto influenza nel senso di andare verso un software più aperto o comunque permissivo anche per le riparazioni?
Stiamo lavorando soprattutto a livello politico per fare pressioni, non abbiamo sviluppi di software nostri per ora interni.
Sì, anche perché è complicato nella pratica cioè è molto più facile gestire la parte hardware, ecco, invece il software ogni produttore ha il suo quindi diventerebbe una cosa impensabile ma anche per il fatto che sono tutti i software chiusi,
quindi non ci sarebbe la possibilità di accedere o di fare delle modifiche... permettere all'utente di fare delle modifiche.
Esatto.
Va bene allora grazie mille Sara per averci raccontato quello che fate, ed è stata sicuramente un'occasione per ascoltare un altro punto di vista sul tema del diritto alla riparazione, un punto di vista privilegiato per il ruolo che avete, che è un
tema appunto il "Right to Repair" che come abbiamo visto sta emergendo sempre di più e quindi speriamo che anche grazie a voi il futuro sia più orientato in questa direzione, perché abbiamo capito che è un vantaggio sia per noi come singoli,
perché possiamo risparmiare e sia per noi come collettività per avere anche indipendenza rispetto ad altre realtà internazionali, quindi grazie e alla prossima.
Grazie mille, grazie a voi per l'interesse sia nei confronti di iFixit, sia per parlare del diritto alla riparazione e della riparazione in generale.
Quindi grazie e alla prossima.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.

