L'economia della riparazione sta tornando centrale nel dibattito tecnologico europeo, sfidando il paradigma dominante che ci spinge a sostituire rapidamente i nostri dispositivi. Siamo spesso abituati a pensare alla tecnologia come qualcosa da cambiare, più che da riparare: smartphone, elettrodomestici, dispositivi elettronici sembrano progettati per essere dismessi rapidamente, spesso per limiti software piuttosto che hardware. Ma sta emergendo un movimento che prova a ribaltare questa logica, mettendo al centro la riparazione come valore economico, sociale e tecnologico. Per esplorare questo tema abbiamo invitato Alessandro Cocilova, autore del podcast RAEE - Storie digitali, che ci guida attraverso le iniziative europee che stanno trasformando il modo in cui pensiamo ai nostri dispositivi, dai repair café agli hub della riparazione distribuiti nel continente.
Nella sezione delle notizie parliamo delle preoccupazioni sulla nuova funzione Search Party di Amazon Ring e di come l'industria automobilistica europea e cinese sta reintroducendo i tasti fisici per ragioni di sicurezza.



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Estratti
• RAEE - Storie digitali: “Apple iPhone 11 - Frutti dimenticati”
Brani
• Ecstasy by Rabbit Theft
• Omen by Cartoon x Time To Talk (Ft. Asena)
Sicuramente in Italia dovrebbe arrivare un approccio come già usato in altri paesi europei di incentivazione di questo, cioè mentre sì... vogliamo dire è cool avere i vestiti usati, fa bene all'ambiente, fa bene alla coscienza cambiare la
batteria all'iPhone, dobbiamo farlo anche... renderlo conveniente, cioè in Austria hanno fatto appunto il Reparatur Bonus, in Francia il Bonus Réparation e questi permettevano appunto di scalare un fondo fornito dallo Stato a delle riparazioni di dispositivi di vario tipo.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo dell'economia della riparazione, un movimento che sta ridisegnando il nostro rapporto con la tecnologia.
Scopriremo quali sono gli ostacoli normativi e tecnologici che bloccano il diritto alla riparazione, il "Right to Repair" e come progetti come i repair café e gli hub per la riparazione stanno trasformando la riparabilità da eccezione a pratica ordinaria e accessibile a tutti.
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Durante il Super Bowl, Amazon Ring ha trasmesso uno spot per promuovere Search Party, una nuova funzione di intelligenza artificiale che analizza i filmati delle videocamere di quartiere per aiutare a ritrovare animali domestici smarriti.
Il funzionamento è semplice: il proprietario carica una foto del cane sull'app di Ring, il sistema scansiona i video disponibili nel cloud delle videocamere del quartiere e in caso di corrispondenza, ne notifica il proprietario.
Funzione attiva per impostazione predefinita su tutte le telecamere in abbonamento, ma comunque disattivabile.
Ring ha tuttavia dovuto fare un passo indietro dopo le enormi preoccupazioni emerse.
Il timore è infatti che questo sistema possa essere un trampolino di lancio per la sorveglianza di massa, preoccupazione alimentata dalla recente introduzione del riconoscimento facciale e della collaborazione con Flock Safety, un'azienda di sorveglianza con contratti attivi con le forze dell'ordine americane.
Ring ha risposto precisando che Search Party non elabora dati biometrici umani e che le riprese vengono condivise solo su richiesta esplicite dell'utente.
Precisazioni che, però, non sono bastate a convincere gli utenti.
Nella sezione delle notizie della puntata uscita il 7 febbraio, avevamo parlato di come l'industria automobilistica globale, spinta dalla normativa cinese, stia rivedendo il design e le funzionalità di alcuni aspetti delle moderne automobili, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza.
L'uso esclusivo delle maniglie a scomparsa e dei display touch, inizialmente adottato per ragioni stilistiche e di costo, si è rivelato un problema nella sicurezza sia per emergenze in corso che come fonte di distrazione alla guida.
Per far fronte a queste criticità, anche l'ente europeo Euro NCAP applicherà da quest'anno nuovi e più severi protocolli di valutazione per ottenere "5 stelle" nei test di sicurezza.
Per raggiungere il punteggio massimo, i costruttori dovranno garantire comandi fisici per cinque funzioni essenziali: indicatori di direzione, luci di emergenza, avvisatore acustico, tergicristalli e sistema di chiamata ad emergenza.
Le vetture sprovviste di tali requisiti subiranno una penalizzazione nel punteggio finale.
Parallelamente anche la Cina proseguirà il percorso iniziato con il divieto delle maniglie a scomparsa attraverso una proposta normativa affine.
Il nuovo regolamento richiederà l'impiego di pulsanti o interruttori fisici con una superficie minima di 10x10 mm per la gestione di indicatori, luci di emergenza, selettore di marcia e chiamate di soccorso.
Siamo spesso abituati a pensare alla tecnologia come qualcosa da sostituire più che da riparare.
Smartphone, elettrodomestici, dispositivi elettronici, sembrano progettati per essere cambiati rapidamente, spesso più per limiti software che hardware.
Ma sta emergendo un movimento che prova a ribaltare questo paradigma, mettendo al centro la riparazione come valore economico, sociale e tecnologico.
Per parlarne è di nuovo con noi Alessandro Cocilova, autore del podcast, sempre di Digital People, RAEE - Storie digitali.
Bentornato Alessandro.
Grazie, grazie a voi, è sempre un piacere essere qui.
Da un po' è uscita l'ultima stagione, la più recente di RAEE - Storie digitali e quindi questa è un po' un'occasione per tornare a parlare di tematiche legate alla riparazione, alla riparabilità dei nostri oggetti.
Per iniziare quindi, rispetto anche alle scorse chiacchierate che abbiamo fatto, come si sta evolvendo il settore della riparabilità ad oggi?
C'è più o meno attenzione a questo tema?
Ma purtroppo l'attenzione non è migliorata e anzi se pensiamo ai computer della nostra infanzia rispetto ai computer attuali ci sono molte componenti saldate, non sostituibili, schede logiche che integrano tutte le componenti e quindi questo rende più difficile riparare, non più facile.
Devo dire in parallelo però stanno nascendo in realtà, e mi viene da citare sicuramente Framework e Fairphone che cercano di creare dispositivi modulari e riparabili "by design" e questo approccio sicuramente incontra una domanda, per ora è una nicchia vediamo come si evolve il mercato.
Sì, Fairphone di cui avevamo parlato con te in passato e non solo e fra l'altro ci racconti che cos'è oggi l'economia della riparazione che è un tema di cui sentiamo sempre più spesso parlare per motivi non solo legati alla sostenibilità per
inquinare di meno ma può essere anche un elemento strategico dal punto di vista politico soprattutto quando viviamo in un'unione europea meno dominante in ambito tecnologico di altri luoghi come Stati Uniti e Cina.
Sì, sì, assolutamente.
Fa un po' impressione pensare quanto siano cambiate le cose e quanto rapidamente siano cambiate le cose.
Da questo punto di vista, beh qualche anno fa, l'espressione "Right to Repair" in Italia era difficile da incontrare.
Cioè, si trovavano tracce magari su qualche forum specializzato di qualche nerdone come me, poi appunto a me non piace solo riparare gli oggetti, ma riparare, come dire, dare loro vita, nuova vita con nuove storie, ma questo è un altro tipo di riparazione, diciamo.
Oppure magari se ne sentiva parlare in centri sociali più underground, che avevano iniziative dal basso.
Adesso la transizione verso un'economia circolare all'interno dell'Unione Europea ha subito un'accelerazione senza precedenti, direi più o meno negli ultimi cinque anni.
E il fulcro di tutte le politiche industriali si è spostato.
I consumi adesso sono visti dalle istituzioni europee in maniera diversa.
Non pensiamo solo a gestire i rifiuti, ma con la riparazione proviamo a prevenire questi rifiuti.
Quindi c'è proprio un paradigma diverso, no?
La riparazione non è più un'attività che fai alla fine o un'opzione per mercati di nicchia più poveri del nostro, ma è proprio una strategia macroeconomica per ridurre appunto l'impronta carbonica e proteggere il potere d'acquisto di noi cittadini.
C'è proprio una direttiva del 2024 che esplicita questa volontà di smantellare una cosa che io menziono sempre in tutte le puntate del mio podcast, ovvero l'obsolescenza programmata, quindi il costruire dispositivi destinati per loro stessa
progettazione a un ciclo di vita breve, quindi a una rapida sostituzione, e smantellare il consumo lineare, ovvero quello che si costituisce di estrazione di materiali, produzione dell'oggetto e infine, diciamo, "immarcescenza" dell'oggetto in uno scarto.
E poi in parallelo continuo questo movimento dal basso e qui diciamo entrano i gioco i repair café.
Esatto, questo concetto che un po' è stato l'origine e l'idea di questa puntata e quindi ci racconti che cosa sono?
In due parole sono più che un luogo fisico, che a seconda dei casi può essere un laboratorio, la palestra di una scuola, una casa di quartiere, quello che una volta era un circolo per anziani adesso è innovazione, oppure la sede di un'associazione come nel mio caso, poi magari avrò modo di parlare della mia esperienza.
Quindi cosa sono?
Sono un format, ci si ritrova e con il supporto di volontari e volontarie esperti che mettono a disposizione ricambi, strumenti e soprattutto tempo si prova a fare la riparazione di un oggetto insieme.
Non pensiamo solo a oggetti tecnologici, l'oggetto può essere un telecomando, un vecchio computer lento che riporti in vita con Linux, certo, ma può essere anche una bicicletta oppure uno zaino.
Ci possono essere soluzioni ingegnose oppure banali, faccio esempi di cose effettivamente successe, non lo so... qualcosa che si risolve con una stagnatura oppure con un tappo di sughero incollato su un telecomando di un garage, fino a modelli 3D custom realizzati e stampati per l'occasione.
Comunque è un movimento molto grande, stiamo parlando a livello globale, quindi faccio uno "zoom out" dal caso italiano e da quello europeo, di 4.000 circa repair café registrati ufficialmente sul sito che li promuove repaircafe.org e si parla di 70.000 oggetti riparati al mese.
A Bologna mi viene da citare per primi l'associazione RUSKO, "rusco" vuol dire immondizia in dialetto, loro hanno la "K" e si occupano appunto di repair café ormai da tanti anni e devo dire che sono stati un modello per noi anche perché hanno un
buon modo di gestire l'interazione col pubblico, di chiarire cos'è un repair café e cosa non lo è, cioè non è un posto in cui tu vieni e mi abbandoni un oggetto per due ore e torni con l'oggetto riparato, bisogna chiarire che è un processo comune, è un'officina sociale se vuoi.
E quindi appunto abbiamo imparato molto anche da loro.
La loro rilevanza in generale dei repair café non è soltanto nell'impatto economico che hanno perché poi... ecco a livello economico in sé sono finanziati con libera offerta degli utenti ma nel fatto che proprio hanno creato una risposta a una domanda che c'era.
C'è una sensibilità diversa e che si era dimenticata da generazioni, i nostri nonni erano abituati a saper riparare la macchina o la stufa da soli.
Noi diamo per scontato che non si possa, spesso.
Esatto, che non si possa o non si debba, poi...
O che non sia conveniente farlo anche.
Ecco, ecco, quante volte ho sentito dire questa frase.
No, ma tanto costa di più ripararlo, costa quasi quanto averlo nuovo.
Eh, però è molto diverso ripararlo che averlo nuovo.
E quindi ecco credo che senza i repair café non ci sarebbe stato poi l'humus fertile su cui innestare le iniziative dall'alto che stanno nascendo e stanno avendo un discreto successo.
Sì, poi penso a un'altra giustificazione.
A volte consideriamo rotto uno smartphone che ha una batteria usurata e quella diventa una sorta di scusa per comprare l'ultimo modello dello smartphone successivo, ecco.
Quindi anche quell'aspetto, in un certo senso anche noi un po' siamo colpevoli di questo meccanismo.
Facendo zoom out, come dicevi, raccontaci un po' questo movimento.
Che impatto ha avuto sull'Unione Europea?
Perché giusto settimana scorsa, in una delle nostre notizie, parlavamo del progetto REPper, scritto proprio R-E-P-P-E-R, dedicato alla diffusione della conoscenza in Europa, in Unione Europea, su come riparare questi dispositivi tecnologici.
Allora, REPper è un progetto europeo finanziato da un programma appunto che si chiama "Interreg Euro-MED" e a cui ho preso parte in quanto appunto membro di un'associazione coinvolta nella riparazione, nei repair café.
Questa associazione si chiama Leila, ne avevamo parlato in passato ed è una biblioteca di oggetti.
Di fatto dieci partner su otto diversi paesi europei mediterranei, guidati come capofila proprio dalla città metropolitana di Bologna, hanno iniziato qualche anno fa a interrogarsi su come appunto agire dall'alto per fare tesoro della cultura e
della riparazione, per diffondere il diritto alla riparazione da Salonicco a Marsiglia, passando per Bologna e molte altre città.
Beh, di fatto l'offerta è variegata e hanno pensato a tre aspetti.
La prima cosa a cui hanno pensato è stata quella di riportare le piccole e medie imprese che sono tanto diffuse nei paesi dell'Europa Meridionale e in Italia specialmente, a passare a modelli di business appunto, come dicevamo prima, che non siano più lineari ma che siano circolari.
Questo nell'intenzione, è sicuramente l'aspetto più ambizioso di questo progetto e si pensa di farlo tramite questi REPper Hubs, cioè sono dei punti di contatto fisici, ne è stato aperto, inaugurato uno a Bologna proprio due giorni fa e in questi
punti di contatto beh, si offre consulenza strategica alle imprese per rintregare i servizi come riparazione, contenzione e ricondizionamento nei loro processi produttivi.
Poi, questo diciamo può sembrare B2B, ma poi c'è un altro modo per trasformare questi REPper Hubs in, come dire, per renderli disponibili a tutta la popolazione.
Un secondo problema che appunto si è riscontrato ad alto livello ma è evidente a tutti noi è la carenza di tecnici specializzati sulla riparazione, cioè molto spesso appunto non sappiamo come si possano riparare oggetti, non ci sono manuali, non
ci sono ricambi, non ci sono guide, non so appunto a me è capitato di recente di provare a riparare un Kindle e appunto volevo affidarmi a un professionista... cioè di recente era prima che mi inoltrassi personalmente nel cammino della riparazione e appunto non ho trovato nessun professionista che lo potesse fare nella città di Bologna.
Quindi l'idea di REPper era creare un programma formativo chiamato REPper Factory, è partito in autunno ed è terminato proprio poche settimane fa e visto che non tutti gli oggetti si riparano nello stesso modo però, ed è come dire impensabile
creare un tecnico alla riparazione onniscente, hanno diviso questi laboratori, queste formazioni alla riparazione in tre macro aree e innanzitutto la cosa bella è che era indirizzato non solo a privati cittadini ma in particolare a esponenti di
associazioni o piccole attività artigianali che volessero espandere il proprio business o la propria offerta in ambito di repair café e quindi una formazione ai formatori.
Le macroaree erano elettrodomestici, quindi si è passati da un'infarinatura di elettrotecnica a imparare a saldare propriamente, a operare un paziente sorteggiato tra una serie di elettrodomestici... piccoli elettrodomestici rotti, la ciclofficina,
che è una realtà insomma molto interessante, a Bologna ci sono molte realtà del settore, penso a Salvaiciclisti che hanno in gestione uno spazio molto grande vicino alla stazione, ma loro stessi non avevano expertise nel mondo delle e-bike, dei
monopattini, che sono appunto nuovi anche per questi vecchi lupi di mare del settore, quindi si sono concentrati su quello.
E infine la sartoria, visto che il fast fashion ha un impatto enorme a livello di emissioni e che gran parte di noi non sa fare più un semplicissimo lavoro a macchina oppure mettere un paio di punti, penso a un paio di guanti, un paio di jeans.
Diciamo che sono stati molto partecipati a questi corsi, la cosa difficile quando fai un progetto così rivolto a tutti, puoi immaginare, è trovare il giusto livello.
C'erano persone che sapevano costruire i propri vestiti, persone che non avevano mai tenuto un ago in mano, persone che sapevano riparare dei cellulari e persone che dovevano imparare la differenza tra volt e ampere.
Infine, ecco, per tornare al discorso che dicevi tu prima, sul cambiare il modo in cui noi percepiamo il consumo, cioè, ma sì, ma la batteria del mio iPhone 14 non dura più tanto, quindi mi merito un iPhone 17.
L'idea di REPper è anche agire sul lato consumatore, con tecniche di... strategie di "nudging", si dice, cioè spinta gentile, per, appunto, modificare questa abitudine con campagne di sensibilizzazione, azioni partecipative con festival, ci sarà
un festival a Bologna a maggio, con iniziative nelle scuole, campagne di comunicazione e anche Restart Parties, quindi immagino una grande festa in cui a un repair café aperto a tutta la cittadinanza, in uno spazio comune molto grande, sia unito anche swap party di vestiti, musica, è stato un evento molto bello e molto partecipato.
E poi, appunto, come dicevo prima, c'è il discorso degli Hub, ecco.
Ok, e mi hai fatto venire in mente una cosa, perché se da un lato hai parlato di una realtà e di concepire anche la riparabilità degli oggetti proprio nel piccolo, in un contesto micro, locale, come appunto può essere quello di una città come
Bologna, però dall'altra parte ci sono delle realtà, penso ad esempio ad iFixit, che permettono... cioè creano degli strumenti, delle guide - hai parlato di guide per capire come riparare un oggetto - quindi penso che anche realtà di questo
tipo, dall'altro lato, sono molto utili per sensibilizzare e permettere anche ad una persona a imparare ad aggiustare un oggetto.
Penso che magari anche tanti che oggi fanno questo lavoro si siano appassionati vedendo all'opera realtà come quella.
Assolutamente sì.
Devo dire, iFixit è un po' un modello per tutti noi, non solo perché i loro strumenti sono fantastici, anche noi da Leila li usiamo sempre.
Di fatto creano dei kit per banalmente un cacciavite particolare che permette di smontare una specifica vite dentro a un telefono e così via.
Esatto, esatto, esatto. iFixit ha una storia bellissima perché appunto nasce, come sempre, come molte storie mitologiche americane, da questi due studenti che dovevano riparare un iBook G3, non so se lo sapevi, non so se ne hai mai avuto uno sotto
mano e si sono resi conto che non esistevano le istruzioni per farlo, e quindi ha detto beh facciamolo e poi rendiamo le pubbliche.
E hanno una storia di successo, sono arrivati a vederla.
È un po' la stessa filosofia di fatto di quello che si sta cercando di fare.
Esatto, esatto e loro hanno creato appunto quest'insieme di 80.000 guide di oggetti diversi e la cosa interessante è che poi hanno creato un business model perché appunto si sono messi in prima persona a vendere, come dicevamo adesso, attrezzi,
attrezzi di ottima qualità, attrezzi che gli stessi produttori non volevano in primo luogo che il consumatore avesse alla disposizione perché sceglievano proprio delle viti diverse...
Non a croce, non piatte.
Esatto.
Con una struttura particolare che se non hai lo specifico cacciavite non riesci a smontare.
Esattamente e iFixit le mette a disposizione assieme ai ricambi, quindi puoi trovare la stessa batteria, che magari non è più prodotta o distribuita dal produttore ufficiale del tuo smartphone, ma la trovi sui loro.
Diciamo che ecco, è difficile confrontare una realtà del genere con quella di un repair café e questi REPper hub li puoi immaginare più come spazi aperti alla cittadinanza e chiaramente, come dire, la natura è diversa perché è un progetto
finanziato dall'Unione Europea e certo, ci sono tanti materiali a disposizione dei cittadini, c'è materiale informativo delle realtà coinvolte, ma ci sono anche molte macchine disponibili, da appunto saldatori a attrezzi di vario tipo, incisori
CNC, stampanti 3D, almeno in quello a Bologna, che è in realtà chiamata CIOFS, un centro di formazione professionale, ma secondo me c'è molto spazio, cioè se io fossi, se io mi dicessi vabbè domani lascio il mio lavoro e mi butto sul Right to
Repair, voglio aprire un'impresa in questo ambito, secondo me c'è molto molto spazio e un aspetto è quello chiaramente della formazione, cioè noi da Leila stiamo imparando a, stiamo diventando forti con gli elettrodomestici perché ce ne si
rompono molti e appunto ormai siamo cintura nera di macchine del pane e macchine da zucchero filato da riparare, potremmo puntare a fare della formazione su questo.
Appunto ci sono in realtà centri di formazione professionali come quello sopracitato che hanno dei corsi da operatori di sistemi elettrici e elettronici, perché non si pensa a un percorso professionale per gli studenti in operatore tecnico della riparazione, per esempio.
Oppure, ecco, si può pensare a servizi di ricondizionamento, quindi acquistare in massa prodotti usati, a basso costo e ripararli, dandogli una nuova vita e rivendendoli a un prezzo basso.
Ci sono molte aziende che lo fanno, ecco, ma non so quante locali, no, sul territorio.
Si possono pensare, appunto, a contratti B2B o con le scuole, quindi ci sono, appunto... io da insegnante anche vedo come vengono tenuti i computer nelle scuole e quanto presto si fa a dire, vabbè, li abbandoniamo e quel carrello di portatili va scaricato direttamente in una discarica.
E invece, appunto, una realtà che fa del Right to Repair un business potrebbe provare a stabilire un contatto con una scuola o con una piccola azienda e lavorare su questo aspetto.
Sicuramente in Italia dovrebbe arrivare un approccio, come già usato in altri paesi europei, di incentivazione di questo, cioè, mentre si, vogliamo dire, è cool avere i vestiti usati, fa bene all'ambiente, fa bene alla coscienza cambiare la batteria all'iPhone, dobbiamo farlo anche... renderlo conveniente.
Cioè, in Austria hanno fatto, appunto, il Reparatur Bonus, in Francia il Bonus Réparation e questi permettevano, appunto, di scalare un fondo fornito dallo Stato a delle riparazioni di dispositivi di vario tipo.
Adesso noi siamo un paese professionista di bonus di qualunque tipo.
Questo mi sembra assolutamente fattibile e mi sembra possa avere una serie di effetti positivi a cascata.
Anche magari una riduzione dell'IVA sulla riparazione, no?
Che invece adesso si paga alla stessa percentuale che per i produttori.
Ok però pensando a questo tema da una parte è vero come dici manca spesso la conoscenza, il know-how per riparare, poi molto spesso i produttori non forniscono i pezzi di ricambio ma ovviati questi due problemi resta quello penso dei limiti
software perché molto spesso i dispositivi che utilizziamo - emblematico è lo smartphone - molto spesso limitano anche proprio a livello software la capacità di sostituire un pezzo e renderlo compatibile con il dispositivo che vogliamo riparare.
E quindi questo come si può evitare cioè da un punto di vista pratico posso essere il tecnico più bravo del mondo però poi non posso riparare nessun dispositivo perché la casa madre me lo vieta.
Sì, questo è un chiaro conflitto tra un movimento che sta nascendo come quello del Right to Repair e una legge che è stata approvata in tutto il mondo su spinta economica, nei trattati economici degli Stati Uniti d'America, una legge che si chiama Anti-Circumvention Law.
Prendo in prestito le parole di qualcuno più bravo di me che combatte contro questa cosa nella vita, ovvero Cory Doctorow e questa è una legge che letteralmente potremmo chiamare contro l'elusione.
Cosa vuol dire?
Una norma che rende illegale modificare o mettere le mani sul software di un dispositivo digitale senza il permesso del produttore.
Per questo entra in gioco anche, per esempio, sul jailbreak di un iPhone, ecco.
Ma in realtà il software possiamo pensare anche a quello di un trattore o di una lavatrice che mi blocca una centralina o una parte di ricambio appena installata se non riconosce una chiave crittografica, è come se ci fosse un DRM sull'hardware.
Quindi molti la definiscono ironicamente la legge sul disprezzo del modello di business, perché non importa se stai violando il copyright o se stai commettendo un furto, il solo fatto di avere scavalcato il lucchetto digitale dell'azienda ti rende passibile di pesanti sanzioni penali.
Ed è ridicola questa roba, cioè di fatto gli americani, in quanto principali esportatori di tecnologia hardware a livello mondiale, hanno spinto perché venisse approvata su larga scala, ma poi ne pagano loro stessi le conseguenze.
Cioè, pensa che i soldati americani a volte... spesso non gli è permesso di riparare i loro stessi blindati o i loro stessi mezzi, li devono rispedire in America e farli riparare a costi gonfiati, facendo operazioni che sarebbero fattibilissime da
loro stessi, ma mancano quel computer collegato col cavetto che prema "OK" e sblocchi la riparazione, e ci sono ricarichi anche del 10.000% su questo tipo di riparazione.
Quindi ecco, diciamo, è una problematica seria e forse la soluzione è aggirarla, ecco.
Ok, sempre però che si riesca perché, ad esempio, tornando sul caso dello smartphone da riparare, oggi ci sono delle aziende, fra tutte Apple, che pone dei limiti alla possibilità di ripararlo.
Pensiamo ad esempio alla possibilità di sostituire uno schermo rotto che va a inficiare il funzionamento dello smartphone riparato del riconoscimento facciale, del riconoscimento biometrico del volto per sbloccarlo.
Quindi non bisognerebbe imporre alle aziende tecnologiche, per ottenere dei risultati effettivi, di permettere di concedere ai loro clienti di riparare con più facilità i propri oggetti?
Fra l'altro, se non erro, dovrebbero esserci anche delle normative o delle proposte di normative all'interno dell'Unione Europea al riguardo.
Sì, diciamo che il concetto un po' ribelle che menzionavo io, e qua però, come dire, stiamo sfociando un po' nella politica, ma appunto ti riprendo un discorso molto interessante fatto appunto da Cory Doctorow a questo inverno al Chaos
Communication Congress ad Amburgo, era proprio che l'Unione Europea non si poteva permettere di rendere questo una legge, rendere la tua proposta, quello che dicevi tu appunto, aprirsi alla riparazione una legge, perché c'erano questi trattati
adottati ormai anni fa e appunto non solo in Europa ma globalmente e come dire, un po' l'accordo era io lascio fare a te questa cosa e in cambio continuiamo a scambiare merci come abbiamo sempre fatto.
Visto che le politiche di Trump hanno sconvolto con i loro dazi, i rapporti di forza economici, beh, quello che suggerisce Doctorow è che l'Europa non abbia più niente da perdere e che anzi questo possa essere una potente pedina nelle nostre mani,
cioè diventare noi l'hub del jailbreaking e della riparazione a livello mondiale, smettendo quindi di essere "vassali digitali" ma anzi diventando innovatori in questo, cioè diventando i maestri nel sbloccare dispositivi per, come dire, per il bene, cioè per dare loro nuova vita.
E guarda bene che, come dire, non stiamo solo parlando di riparare uno schermo di iPhone, ma posso citarti un caso di ventilatori per appunto la respirazione artificiale che erano bloccati da questa pratica durante la pandemia.
Quindi puoi immaginare vite perse, sprecate, per cosa?
Per non far riparare un ventilatore da chi ci sapeva comunque mettere le mani, ecco, ma non era certificato dall'azienda produttrice.
Sì perfetto, questo è sicuramente un discorso molto interessante e attuale e quindi sono contento che ci sia stata un'occasione per approfondirlo.
Tornando però a un contesto più quotidiano, ci racconti nella pratica quindi qual è stata la tua esperienza di riparazione che hai avuto con le persone che ti hanno portato degli oggetti all'interno di un repair café e queste occasioni possono essere per te degli spunti per trovare delle nuove storie da raccontare dentro al tuo podcast?
Allora, devo dire, l'esperienza della riparazione per me è qualcosa di costante ormai, perché Leila, la biblioteca degli oggetti, appunto è un posto in cui puoi prendere in prestito un proiettore o una tenda, invece che un libro o un fumetto, ha
un ritmo di riparazione regolare, cioè noi ci troviamo una volta ogni due settimane a manutenere i nostri oggetti, che appunto a volte si consumano con l'uso, a volte vengono inavvertitamente rotti da chi li prende in prestito, ti parliamo di un catalogo di più di 1500 oggetti, quindi capita spesso.
Il repair café lo facciamo una volta al mese e appunto, sebbene l'esperienza possa essere simile, nel senso che in entrambi i casi si tratta di riparare oggetti di vario tipo, elettrodomestici o simili, l'atmosfera di un repair café comunque è
un'atmosfera molto diversa da come lo è la manutenzione, però ecco, c'è anche il rapportarsi con un pubblico, c'è il... devi sicuramente mettere molto sforzo nel aiutare una persona a mettersi in gioco, perché magari quando siamo tre di noi, ci
dividiamo il lavoro e appunto io lavoro su un computer, tu invece ti concentri sulla fotocamera ad aggiustare, e invece al repair café deve passare il messaggio che l'utente si deve sporcare le mani e c'è un grandissimo timore reverenziale, c'è
una grandissima paura di rompere le cose cioè veramente fare il primo passo è molto difficile per tante persone che si mettono in gioco.
Però devo dire che poi la soddisfazione è triplice perché appunto c'è il guadagno di tornare a casa con l'oggetto funzionante, di averlo fatto senza aver speso quanto avresti speso da un negozio specializzato ed averlo fatto con le tue mani.
E magari la prossima volta arrivi al Cafè, come ci è successo è una delle esperienze più belle, è venuta una ragazza che avevo poi intravisto da REPper un'altra volta con un multimetro che le si era rotto e in autonomia usando soltanto i nostri strumenti si è riparata da sola il suo multimetro.
E quindi davvero ho visto da computer smontati fino in fondo a cui abbiamo dovuto alzare bandiera bianca, per cui abbiamo dovuto alzare bandiera bianca, a invece ferri da stiro tornare perfettamente funzionanti.
Ed è un bellissimo luogo di aggregazione e di trasmissione dei saperi.
Vedi fasce d'età appunto dagli universitari che non hanno proprio il budget per mettersi una riparazione a chi invece è più sensibile alla tematica e anche se potrebbe permettersi.
Ecco, magari la cosa che a volte dispiace, che abbiamo constatato anche confrontandoci con alcuni altri gruppi di repair café a Bologna, è che quando si parla di offerta libera, anche o solo no, per tenere aperte il locale, le luci, il
riscaldamento, si fa fatica un po' a percepire che sarebbe importante essere, come dire, responsabili anche in questa donazione.
Ma forse dobbiamo raccontarlo meglio noi, ecco.
Esatto perché sennò rischia di essere confuso come un posto che ha un prezzo molto basso o addirittura gratuito ti aggiusta un oggetto tecnologico o meno, che si è rotto.
Però appunto da quello che ci hai detto la riparazione in sé è proprio l'ultimo elemento, c'è tutto il resto anche il tema della sensibilizzazione, del rendere consapevoli le persone che è possibile riparare e poi ovviamente anche l'aspetto di comunità.
Esatto, esattamente.
Quanto alle storie, beh, io sono sempre a caccia di nuove storie, adesso sto già lavorando appunto a un nuovo episodio e vorrei, come dire, aumentare la frequenza delle puntate, ma adesso sicuramente ci sono un sacco di variabili in gioco, ma certo
repair café sono uno dei posti giusti in cui cercarle perché, appunto, magari una persona viene, ti porta un oggetto a riparare proprio perché è affezionata, proprio perché ha vissuto una storia con loro.
Se ti devo dire la verità, non ho ancora costruito una storia a partire da un incontro al repair café, ma visto appunto il tipo di ambiente e visto quanto impegno ci sto mettendo, beh, non dubito che è qualcosa di interessante spunterà fuori.
Sì sei sicuramente nel posto giusto.
Sentiamo anche un piccolo estratto di uno degli ultimi episodi in particolare abbiamo selezionato quello dal titolo: "Apple iPhone 11 - Frutti dimenticati".
All'interno del marsupio avevo messo il portafoglio, il cellulare, appunto l'iPhone 11, le AirPods che avevo da tempo e le chiavi di casa, quindi tutti i miei averi erano dentro il marsupio, cosa che in realtà a me non succede mai.
Ci troviamo in Via dei Mille e iniziamo a passeggiare un po' a caso, tanto non si perde neanche un bambino per le strade di questa città.
La primavera è dietro l'angolo ed il meteo, anche se spesso un po' bizzoso, sta diventando man mano gradevole.
Ci fermiamo poi in piazza Santo Stefano quasi davanti all'osteria 051 e ci sediamo all'inizio vicine però non vicinissime sugli scalini di quella piazza che diventerà poi un simbolo della nostra relazione.
Lei aveva lo stesso cappotto grigio lungo della prima volta e io la stessa solita gioca pesante.
Chiacchieriamo e ascoltiamo musica insieme, godendoci l'impagabile vista della chiesa e dei ciottoli con le fughe coperte di muschio, che è ancora più verde grazie alle recenti piogge.
Penso che entrambe avessimo la consapevolezza di non voler fare passi troppo affrettati, anche se non ne aveva ancora parlato esplicitamente.
Sofia sapeva benissimo, infatti, che ho appena chiuso una lunga relazione.
Però voglio godermela al 100%, essere presente al momento, così metto nel mio rosso marsupio nero tutti i miei averi, non mi succede mai, almeno il telefono ce l'ho sempre in tasca.
Ecco, e più in generale quali sono stati gli altri temi, compreso anche questo che hai trattato in questa ultima raccolta di puntate?
Allora, diciamo che è stata una stagione abbastanza variegata, nel senso che si parte con una fotocamera, che appunto è stata la prima fotocamera digitale della mia infanzia, poi un portatile che gira tutto il mondo e scrive un blog assieme al suo
proprietario, chiaramente, per poi rompersi, al ritorno da un viaggio dei quattro continenti, proprio sul tavolino della cucina di casa propria Bologna, poi c'è una bellissima storia sulla Playstation, infine c'è una storia su un iPhone, un iPhone
scomparso ma, come dire, con un amore che copre questa perdita di un oggetto fisico, c'è una puntata che è una delle mie preferite sul Furby, che è questo giocattolo, forse tu sei troppo giovane e non l'hai avuto, ma negli anni novanta
imperversava, che, come dire, è un grande ricordo da un viaggio seminale che ho fatto in California e poi si conclude con una storia di due dispositivi gemelli, una cosa abbastanza unica, quindi di solito l'oggetto è solo uno, in questa puntata
sono due, due Nexus 5X, non so se ricordi questo specifico modello, ed è una storia particolare perché per realizzarla ho dovuto recuperare un amico conosciuto in Erasmus e tutto è raccontato dal suo punto di vista, e, come dire, come la nostra
amicizia si è evoluta nonostante la distanza, seguita poi ai mesi di vicinanza dell'Erasmus e visto che lui non è italiano, la puntata è disponibile in doppia lingua, quindi RAEE è sbarcato anche in lingua inglese.
Adesso vediamo come evolverà anche questo aspetto.
Sì, anche il tuo podcast è un ottimo modo, sempre ritenuto essere un ottimo modo per sensibilizzare e dare valore agli oggetti.
Gli si dà quasi una loro identità personale, ecco, non come un oggetto fatto in serie, ma fa capire che dietro a ogni singolo oggetto c'è una storia e quindi mi piace pensare che in questa tua attività di volontariato legata alla riparazione possa emergere appunto qualche storia interessante da raccontare.
Chissà, magari riesco a raccontare la storia di un oggetto al festival di REPper, mi piacerebbe.
Va bene, allora grazie Alessandro perché ci hai dato nuovamente modo di approfondire o di aggiornarci su un tema che avevamo già trattato, quello della riparazione, che però è sempre ottimo rinfrescare con qualche aggiornamento.
E quindi ci sentiamo appunto fra un po' per riparlarne oppure quando ci sarà qualche altro tema interessante da affrontare insieme.
Alla prossima.
Grazie a voi, c'è sempre tantissimo da dire e alla prossima.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.
