Entro il 2050 la popolazione mondiale sfiorerà i 10 miliardi di persone. Per sfamarci tutti, continuando con i metodi tradizionali, avremmo bisogno di un'area coltivabile aggiuntiva grande quanto il Sud America. Ma la terra è una risorsa limitata e l'agricoltura oggi consuma già il 70% delle risorse idriche globali. In questo scenario critico, la tecnologia non è più un optional, ma l'unica via per rendere più efficiente questo settore. Una soluzione, che non sostituisce, ma integra la produzione di frutta e verdura è il vertical farming, un vero e proprio processo industriale ad alta tecnologia dove automazione, biologia e intelligenza artificiale si fondono per portare l'agricoltura nel cuore delle nostre città. Per approfondire queste tematiche abbiamo invitato Luca Travaglini, Co-founder e CTO di Planet Farms.
Nella sezione delle notizie parliamo della prima centrale nucleare di quarta generazione approvata negli Stati Uniti e del nuovo MacBook Neo di Apple che mira a democratizzare l'accesso al sistema macOS.



Brani
• Ecstasy by Rabbit Theft
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La parola tecnologia abbinata al "food" molte volte spaventa perché ci ha portato nel vedere dei sostituti del cibo.
Nel nostro caso invece la parola tecnologia riporta il giorno perfetto di madre natura.
Io non faccio nulla di finto, io replico il miglior giorno dell'anno, tutti i giorni dell'anno.
Per darti un esempio, io non accendo le luci e le spengo, io simulo l'alba, simulo il tramonto, cambio i colori della luce durante i giorni e cambio i parametri ambientali quali temperatura, umidità, punto di rugiada e così via.
Il tutto per creare veramente il giorno perfetto.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo con Planet Farms di come la tecnologia sta rivoluzionando l'agricoltura attraverso il vertical farming, un processo dove automazione, intelligenza artificiale e biologia si combinano per coltivare verdura di qualità anche nel cuore delle nostre città.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
Per la prima volta negli ultimi dieci anni gli Stati Uniti approvano la costruzione di una nuova centrale nucleare commerciale.
La centrale, i cui lavori di costruzione sono già iniziati nel 2024, verrà realizzata dalla startup TerraPower e sarà il primo esempio di reattore di quarta generazione SFR, ossia una tipologia di reattori veloci, refrigerati a sodio metallico
liquido, che lavorano a temperature molto alte ma mantenendo ampi margini di sicurezza grazie ai sistemi di raffreddamento passivi.
L'aspetto più innovativo del progetto, tuttavia, è il disaccoppiamento del reattore dalla turbina attraverso un sistema di accumulo al sale.
Mentre il reattore lavora a una potenza costante di 350 MW, il sistema di accumulo consente di offrire in uscita una potenza variabile fino a 500 MW, permettendo alla centrale di adattarsi ai picchi di richiesta energetica e di integrarsi perfettamente con le fonti rinnovabili.
Non solo, in questo modo i requisiti di sicurezza che restano comunque elevati sono inferiori rispetto ad altri progetti di centrali nucleari, traducendosi in costi notevolmente ridotti.
Il costo è infatti di circa 4 miliardi di dollari, finanziati al 50% dal Department of Energy degli Stati Uniti e la cui attivazione è prevista per il 2031.
Apple ha ufficialmente presentato il MacBook Neo, un PC portatile progettato per rispondere alle esigenze di studenti e famiglie che desiderano accedere all'ecosistema macOS senza dover sostenere la spesa, spesso proibitiva, di un MacBook Air o Pro.
Con un prezzo di partenza di 699 euro, ulteriormente ridotto a 599 euro attraverso lo sconto Educational, il Neo si posiziona in una fascia di mercato in genere dominata dai PC Windows, offrendo però caratteristiche difficilmente replicabili alla stessa cifra.
Tra queste abbiamo una scocca in alluminio, uno schermo Liquid Retina da 13 pollici e un peso contenuto di 1,23 kg.
Il cervello della macchina è il chip A18 Pro, lo stesso presente negli iPhone 17 Pro, che garantisce un'autonomia dichiarata fino a 16 ore.
È tuttavia doveroso sottolineare che si tratta di un dispositivo pensato per attività leggere come navigare, scrivere testo e videochiamate.
Rispetto infatti al MacBook Air con M5, annunciato sempre questa settimana, il divario prestazionale rimane considerevole e chi prevede di utilizzare in modo intensivo il computer dovrà sicuramente tenerne conto.
Entro il 2050 la popolazione mondiale sfiorerà i 10 miliardi di persone.
Per sfamarci tutti, continuando con metodi tradizionali, avremo bisogno di un'area coltivabile aggiuntiva grande quanto il Sud America.
Ma la terra è una risorsa limitata e l'agricoltura oggi consuma già il 70% delle risorse idriche globali.
In questo scenario critico la tecnologia non è più un optional, ma l'unica via per rendere più efficiente questo settore.
Una soluzione che non sostituisce ma integra la produzione di frutta e verdura è il vertical farming, un vero e proprio processo ad alta tecnologia dove automazione, biologia e intelligenza artificiale si fondano per portare l'agricoltura ancora più vicina a noi.
E per approfondire queste tematiche è con noi Luca Travaglini, co-founder e CTO di Planet Farms.
Benvenuto Luca.
Grazie e buon giorno a tutti.
Innanzitutto ci racconti chi è Planet Farms, che cosa sono le vertical farm che ho citato e quali sono le ragioni che stanno rendendo necessario lo sviluppo di questo nuovo modo di fare agricoltura.
Allora, partiamo dal vertical farming.
Il vertical farming è un sistema di produzione indoor che ti permette di controllare i parametri fondamentali per la crescita di ortaggi e piante.
Essendo indoor è un sistema diverso da come avviene fuori, soprattutto rappresenta tantissime opportunità e tantissimi vantaggi.
Se tu ci pensi il primo è quello della risorsa idrica, nel senso che noi andiamo a utilizzare oltre il 95% d'acqua in meno, ti dico che in realtà l'unica acqua che andiamo a utilizzare è quella presente all'interno di una foglia.
Non utilizzi il suolo, ma utilizzi la superficie sopra il suolo e quindi riesci a essere molto più efficiente, tanto per darti dei numeri, noi nel nuovo sito di Cirimido abbiamo una superficie di coltivazione netta di 2 ettari, produciamo quanto 600 ettari di agricoltura tradizionale, quindi una proporzione di 1 a 300 che è abbastanza importante.
Non utilizzi chimica, nel senso che il nostro sistema non utilizza fitofarmaci, pesticidi, perché proteggi strutturalmente, grazie alla tecnologia, delle varietà in purezza, perché anche il seme è un seme che va all'opposto di quello che sono i
semi per l'agricoltura tradizionale, perché noi possiamo usare solo semi non trattati, quindi semi puri di una volta e che hanno un risultato incredibile in termini di gusto e di sapore, ma se ci pensi secondo me la roba più importante, che è il
vertical farming, rappresenta a mio giudizio personale la prima vera rivoluzione nella storia dell'agricoltura, perché se ci pensi l'agricoltura non ha avuto la rivoluzione industriale, l'idroponia l'hanno inventata i babilonesi con i giardini
pensili di Babilonia, quindi non è che ad oggi stiamo parlando di chissà quale innovazione e quindi qua diventa un'agricoltura non più "climate driven", ma "consumer driven", quindi un'agricoltura on-demand, andando a eliminare totalmente quello
che è soprattutto l'impatto in termini di CO2 per la consegna e il relativo spreco dei prodotti essendo molto lontani e dovendo distribuire in giro per il mondo.
Ok, quindi il controllo totale della produzione, quindi ci racconti come avviene tecnicamente la creazione di un ambiente su misura per una specifica varietà: è la tecnologia che si adatta alla pianta o viceversa è la pianta che viene adattata per la tecnologia che avete nella vostra vertical farm?
Allora ti dico, il primo fra tutti è nato da una ricerca, nel senso che io prima di fondare Planet Farms ho fatto oltre 5 anni di ricerca supportato dal mio gruppo di famiglia andando a investire tantissimi milioni di euro, perché all'inizio
pensavo di diversificare il business di famiglia, noi di famiglia... mio nonno ha inventato il processo di asciugamento e stagionatura dei salumi e facciamo stabilimenti in giro per il mondo per fare salumi, pensavo di fare stabilimenti per fare prodotti vegetali.
Poi mi sono reso conto che mancavano i clienti, mancavano gli utilizzatori, perché l'agricoltura tradizionale non è così, se vogliamo, predisposta a utilizzare tanta tecnologia e altri mondi non avevano le conoscenze agronomiche, quindi è lì che ho deciso di fondare Planet Farms dopo oltre cinque anni di ricerca.
La cosa bella è che in questo caso... la parola tecnologia abbinata al food molte volte spaventa perché ci ha portato nel vedere dei sostituti del cibo.
Nel nostro caso invece la parola tecnologia riporta al giorno perfetto di madre natura.
Io non faccio nulla di finto, io replico il miglior giorno dell'anno, tutti i giorni dell'anno.
Per darti un esempio io non accendo le luci e le spengo, io simulo l'alba, simulo il tramonto, cambio i colori della luce durante il giorno e cambio i parametri ambientali quali temperatura, umidità, punto di rugiada e così via.
Il tutto per creare veramente il giorno perfetto e quindi è un ritorno se vuoi alle origini ma con una consistenza che ad oggi per via delle condizioni climatiche non siamo più in grado di seguire e supportare.
E quanta automazione c'è in questo processo?
Nel senso che citavi l'aspetto di non utilizzare prodotti chimici però immagino che nell'agricoltura tradizionale oltre ad essere appunto esposti a qualsiasi evento atmosferico c'è poi anche tutta la parte di lavorazione, il prodotto viene maneggiato e invece nelle vostre vertical farm come avvengono tutte queste fasi?
Ti dico, per quello che è Planet Farms noi abbiamo scelto un percorso totalmente automatizzato.
Ma perché?
Perché per me non era importante essere uno dei player del vertical farming, io volevo essere la prima azienda al mondo a fare un prodotto che non necessitasse di lavaggio per essere consumato e quindi ho creato un processo, un processo in ambienti
in classe, quindi con camere bianche, che possa portare ad avere un prodotto che non necessita di lavaggio.
Quindi un'automazione molto spinta, tanto per darti un'idea, noi nel sito di Cirimido, che ti ho menzionato prima, produciamo fino a 75.000 confezioni al giorno con 6 operatori.
Però questo non vuol dire che non abbiamo persone, non abbiamo persone nella parte di crescita, però poi ad oggi siamo un'azienda di quasi 130 persone, dove abbiamo dentro tante nuove professioni, perché la roba bella è che questa agricoltura del
futuro all'interno da chimici, agronomi, biologi, tecnologi, architetti, ingegneri, software engineer, un bel "mesciappone" di gente che dice vogliamo fare qualcosa di diverso e lo stiamo portando avanti.
Sì però come fa, cioè da un punto di vista anche pratico, l'automazione che cosa si intende?
Ci sono dei robot all'interno della vertical farm?
Assolutamente sì, poi potete trovare qualche video online che magari lo fa vedere, però noi praticamente fai conto che è tutto completamente automatizzato, quindi la parte di semina viene fatta in maniera automatizzata con delle macchine di
semina, poi tutta la parte di crescita avviene all'interno degli ambienti dove fisicamente le persone non possono neanche entrare, quindi è tutto portato tramite un sistema di tipo magazzini automatizzati con dei traslo e dei satelliti che portano
il prodotto nei locali di crescita, dove avviene il taglio non c'è volontariamente presenza di persone e le persone iniziano a esserci nel momento in cui tu vai a chiudere quella confezione e a fare tutta la parte di magazzino, spedizione e così
via, quindi è molto molto automatizzata anche perché in realtà serve automazione perché andando a sfruttare la verticalità, le persone riescono a lavorare fino a una certa altezza, quindi oltre bisogna andare con tecniche di automazione di cui
io conoscevo molto bene perché per oltre 16 anni ho progettato stabilimenti completamente automatizzati nel mondo dei salumi in giro per il mondo.
E questo vostro approccio nasce per sostituire o integrare l'agricoltura tradizionale di cui parlavo nell'introduzione?
Cioè in un futuro avremo solo vertical farm oppure le due cose coesisteranno?
Assolutamente no, nel senso che sarà un "match" di tante tecnologie.
A me viene a pensare che il vertical farming sta all'agricoltura come la Formula 1 sta al settore dell'automotive, ma non perché pensiamo di essere nella Formula 1, ma perché ci sono sempre dei settori che sono più "capital intensive", più "tech
intensive", ma dopo le soluzioni vengono riportate ovunque, così come nell'automotive trovi soluzioni sviluppate dalla Formula 1 anche su un'utilitaria, l'obiettivo nostro è di dare all'agricoltura degli strumenti diversi, se no l'alternativa è solo chimica.
Ad oggi l'agricoltura è stata supportata solo con l'elemento chimico, ad oggi bisogna trovare delle risposte che vadano oltre, che ridiano un bilanciamento ad un ecosistema che ha bisogno di essere bilanciato e quindi non c'è assolutamente... io penso che sarà un grosso mix.
Sicuramente quello che mi viene da pensare è che noi possiamo veramente togliere delle culture a grossissimo impatto ambientale e ridare spazio a delle colture rotative, che è quello che ci hanno insegnato fin da tanto tempo fa, perché se no il
terreno perde di capacità di crescita e poi purtroppo anche tutta la chimica che viene utilizzata poi ce la ritroviamo - perché chiaramente scendendo nelle falde poi risale - ce la ritroviamo sotto forma di piogge e quindi non va bene, io penso
che sarà un grosso mix, il futuro sarà di grosse soluzioni, così come penso che non ci sia una soluzione unica per il mercato di automotive, ci saranno tante forme diverse anche perché saranno fortemente inficiate da dove vengono posizionate.
Non è che tutto il mondo è analogo, in certe parti del mondo abbiamo accesso a determinate condizioni e altre diverse.
Anche climatiche.
Cioè prova a pensare che certe zone del mondo non possono fisicamente produrre, quindi poter renderle produttive significa dare grossa speranza.
Cioè provate a pensare al Polo Nord, così come nelle parti del Centro Africa o anche nelle parti tropicali, le insalate per esempio non riescono a crescere e quindi ribilanciare anche, secondo me, un apporto agricolo e produttivo il più bilanciato in giro per il mondo.
Perché sennò poi le persone scappano per l'assenza di cibo, quindi sarà fondamentale ad oggi ridare capacità produttiva a delle zone se non vogliamo che le persone continuino a fare dei grossi flussi migratori che ad oggi diventano un problema importante.
Certo certo e poi c'è anche appunto il tema del trasporto che citavi che anche qualora ci fosse la disponibilità economica per importare dei prodotti in un territorio comunque ha anche quello un impatto, quindi poterlo fare a chilometro zero diciamo così è anche quello un valore.
Poi un'altra cosa veramente interessante è quello che... coltivare in un ambiente controllato di questo tipo ti permette anche quando pianti il seme di sapere già in modo predittivo quale sarà l'esito di quella piantagione, o no?
A me piace pensare che la nostra agricoltura sia "interventista", mentre se vuoi l'agricoltura più tradizionale, più "fatalista", perché purtroppo non riesce a contrastare dei fenomeni ambientali o climatici e quindi è molto diverso, hai delle challenge diverse.
Però sì assolutamente, il tuo ciclo di crescita è sempre lo stesso, non viene inficiato come natura, sai se tu producessi, non so, coltivassi basilico, cioè in un periodo dell'anno avresti un ciclo di 8 giorni, in altri periodi nettamente diversi
con dei risultati anche sempre diversi, mentre nel nostro caso la roba bella è che anche la qualità non è inficiata dal fattore climatico perché il fattore climatico è sempre al meglio e il risultato è pazzesco, perché prova a pensare che
tutte le nostre insalate, in realtà, non essendo lavate per essere consumate non perdono tutto l'apporto nutrizionale e siamo riusciti anche a brevettare degli spettri di luce che riescono a rafforzare quello che è l'apporto vitaminico e gli
antiossidanti per i nostri consumatori, quindi non solo più un cibo che è buono, ma anche che fa bene.
Certo, quindi la prova provata appunto di quello che dicevi, cioè la tecnologia non deve assolutamente essere vista come una cosa artificiale che introduce degli elementi nelle coltivazioni, ma paradossalmente toglie, ecco, degli aspetti negativi o comunque...
Si sai, perdonami se ti ho interrotto, molte volte la tecnologia ha portato dei risultati che sono i prodotti sintetici.
È quello che secondo me non vorrei, perché ad oggi comunque noi ci siamo resi conto, penso tutti, che noi siamo quello che mangiamo e quindi c'è molta attenzione al benessere dell'alimentazione anche perché poi significa benessere per se stessi.
E il mondo delle vertical farm è molto diffuso?
Ad esempio, voi siete una realtà comunque molto importante di questo settore, però com'è percepita e si sta sviluppando a livello globale?
Ma sai, il vertical farming ha avuto un boom pazzesco e ha fatto tante vittime, nel senso che il vertical farming eravamo in tanti player, ad oggi sono saltati quasi tutti perché si sono messi forse molto sul fronte tech, con poca ricerca e poca sperimentazione e sono stati bruciati tanti, tanti, tanti capitali.
Noi siamo sul mercato... abbiamo ormai otto anni di storia, diciamo che abbiamo avuto un percorso diverso perché per noi l'obiettivo era l'industria, ma prima di fare l'industria ho fatto tantissimi anni di ricerca per essere sicuro che in primis arrivassimo a un prodotto diverso.
Perché se fossimo arrivati a un prodotto analogo avremmo fatto un torto all'agricoltura tradizionale e poi di avere le capacità per scalarlo e quindi siamo stati molto, se vuoi, prudenti e poi quando avevamo la certezza ad oggi stiamo andando
avanti molto forte perché poi abbiamo fatto da poco una joint venture con un fondo infrastrutturale svizzero con cui abbiamo un target di costruire sei stabilimenti nei prossimi tre anni in giro per l'Europa.
Ok e tornando all'aspetto appunto che citavo prima di questa concezione dell'agricoltura anche predittiva, ecco, di sapere che cosa poi si andrà a produrre, volevo chiederti due cose la prima è quindi in queste nelle vertical farm ci sono anche
tanti sensori quindi se ci racconti quale tipologia di sensori utilizzate e poi l'altra domanda è legata a il ruolo dell'intelligenza artificiale cioè in che modo... se la utilizzate però penso proprio di sì in che modo utilizzate l'intelligenza artificiale nel vostro lavoro?
Allora, inizio a partire dal... pensando che essendo su tanti livelli non è possibile fisicamente vederlo e quindi per noi la sensoristica è un elemento fondamentale.
Io ti dico che ogni singolo bench, ogni singolo vassoio viene monitorato tutti i giorni, perché abbiamo un sistema automatizzato di... con un satellite che si ferma sopra ogni bench, facciamo una scansione 3D del bench e verifichiamo la proporzione
tra le varietà, perché noi seminiamo già sul mix di vendita, per non generare spreco e avere un prodotto di minor qualità.
Calcoliamo la biomassa, perché riusciamo a calcolare la biomassa, vediamo determinati riscontri a livello di crescita, abbiamo anche delle telecamere termiche, perché comunque madre natura non fa nient'altro che convertire un calore sensibile in un calore latente.
Il tutto si traduce che noi dallo stabilimento attuale di Cirimido tiriamo fuori 1.7 terabyte di dati al giorno, che è una mole incredibile.
E' assurdo, è tantissimo.
E quello è in pancia tutta all'intelligenza artificiale, perché abbiamo una società in Portogallo detenuta da noi, a Coimbra.
A Coimbra perché è la seconda più vecchia università al mondo ed è la migliore università europea per quanto riguarda software engineering e artificial intelligence e lì abbiamo oltre 25 persone con più di 14 culture diverse dove facciamo
tutta la parte di software engineering, artificial intelligence e dati e sensori, però è chiaramente un'agricoltura totalmente diversa che ha bisogno di tantissima tecnologia, tecnologia che poi ci piace pensare che nell'arco di qualche anno possa
essere introdotta in agricoltura tradizionale, che invece ha un po' di difficoltà nello sviluppare tecnologia perché invece non ha marginalità.
Sai, ad oggi gli agricoltori tradizionali bisogna dotarli degli strumenti per cambiare anche determinati problemi.
Io vorrei che ognuno di noi facesse una riflessione su quello che è il ruolo dell'agricoltore perché secondo me il ruolo dell'agricoltore è una delle persone che ha maggior impatto sul pianeta perché è una delle persone che utilizza maggiormente
le risorse ambientali, bisogna dargli gli strumenti per poter fare degli investimenti, per poter introdurre magari sistemi di subirrigazione, ma se ci pensi in quello che è la supply chain del cibo lui è quello che ha meno marginalità e ha tutta
la responsabilità, quindi c'è bisogno di una distribuzione del valore, secondo me diversa, perché l'agricoltore ha un ruolo fondamentale per le sorti di tutti noi.
Invece il ruolo dell'intelligenza artificiale se ci fai qualche esempio di come la utilizzate?
Ma noi utilizziamo l'intelligenza artificiale ovunque, essendo una società giovane dove abbiamo una media penso intorno ai 33 anni, l'intelligenza artificiale è lì fuori di quello che è "Gaia", che è il nostro software di crescita agronomica,
che quindi si focalizza sul benessere massimo dei nostri ortaggi, delle nostre piante e controlla tutti i parametri ambientali.
Quindi ad oggi Gaia è un sistema che in modo totalmente automatico va a cambiare i parametri di temperatura, umidità, CO2, va a cambiare i nutrimenti nell'impianto di fertirrigazione e prende decisioni anche abbastanza importanti, quindi è
totalmente... l'intelligenza artificiale fa parte del nostro mondo totalmente, addirittura oggi l'intelligenza artificiale viene utilizzata anche in quelli che sono ambienti diversi, tipo per esempio nella chat interna dell'azienda, le mail, tutte
le video call che facciamo utilizziamo l'intelligenza artificiale, quindi utilizziamo molto quelli che sono ad oggi dei tool che possono migliorare tutta la parte di crescita dell'azienda stessa.
Ok e poi un altro aspetto è... oggi appunto le vertical farm che realizzate sono particolarmente innovative ma state lavorando anche su qualcosa per renderle ancora più... c'è qualche aspetto che va ancora migliorato nelle vertical farm per renderle più efficienti?
Magari la riduzione dei costi ecco.
Beh, ma allora sai, dipende un po' a cosa vuoi fare, nel senso che comunque io penso che siamo al punto 0.1 di questa tecnologia, questa tecnologia è agli inizi e quindi vedremo come si andrà a sviluppare.
Ad oggi noi per quanto riguarda i KPI siamo molto soddisfatti e il mio obiettivo è mantenere uno standard molto elevato, nel senso che io dal giorno zero ho deciso di fare vertical farming in maniera totalmente diversa da tutto il resto del mondo,
tant'è che io lavoro a standard igienico-sanitari farmaceutici, tant'è che avevo un obiettivo diverso.
Detto questo, chiaramente come qualsiasi tecnologia all'inizio parte molto cara e nel tempo si troveranno degli standard e questa tecnologia sarà più accessibile.
Poi, secondo me non devi pensare al vertical farming come vertical farming puro e duro, a me piace... noi non lo chiamiamo vertical farming, per noi è "control environmental agriculture", che è un sistema di coltivazione indoor che può essere
verticale, può essere orizzontale, avviene all'interno di spazi, potremmo pensare futuribilmente di andare a utilizzare dei spazi che ad oggi non sono più produttivi, perché se ci pensi veramente ne possiamo produrre ovunque, da sottoterra a
bordo di una nave al polo nord e tutto, però sono sempre modelli che devono essere modelli di prossimità perché sennò non ha senso andare a produrre in luoghi di nuovo molto remoti e poi avere un impatto di CO2 importante.
Quindi è un modello che comunque deve nascere nei pressi dei grandi centri urbani e annullare quasi totalmente l'ultimo miglio, in modo tale che sai da noi la cosa bella è che hai la fiera dell'agricoltura, quindi entra un seme e noi consegniamo
dallo stesso stabilimento 75 mila confezioni, quindi non ci sono passaggi e quindi da lì devi essere molto veloce per andare a portare il prodotto sulle tavole dei consumatori, con delle caratteristiche diverse anche perché la cosa bella è che
abbiamo migliorato anche molto quelle che sono le performance dei nostri prodotti, per esempio la "shelf life" dei nostri prodotti è il doppio rispetto alla "shelf life" di un prodotto di quarta gamma lavato e consumato.
Perché?
Perché non c'è dentro acqua e quindi non ci sono delle fermentazioni negative, ma il prodotto rimane estremamente croccante e asciutto.
Sì, molto interessante e poi visto che citavi esempi di luoghi dove si può produrre quindi da una parte, cioè, questi spazi senza chiamarli allora vertical farm possono essere anche molto piccoli per soddisfare un'esigenza di poche persone
pensiamo ad esempio nel caso del Polo Nord, o invece anche molto grandi e quindi penso che luoghi di questo tipo potenzialmente con delle sfide aggiuntive potrebbero essere utilizzati anche nello spazio, su altri pianeti potenzialmente, ecco.
Ma sai, è un mondo nuovo, ti dico, anche in molti hanno sviluppato dei modelli più casalinghi e io su quello non ci credo, nel senso che io sono uno dei primi ad avere tutti i modelli di vertical farm casalinghi, ma per spiegare ai miei figli come avviene la fotosintesi e cosa fa il loro padre nella vita.
Però poi alla fine se ci pensi non sono dei modelli che sono molto sostenibili, perché poi una volta quando tu hai tagliato quella insalata hai bisogno di altri 21, 24, 28 giorni per farla ricrescere.
Invece sono dei sistemi che bisogna accorpare il fabbisogno di tante persone e lì dare delle risposte concrete.
Ognuno lo sta facendo in maniera leggermente diversa.
Noi abbiamo avuto da sempre un approccio su grande scala perché tutta la ricerca che ho fatto stava in piedi il modello su grande scala e poi ho sempre fatto grosse industrie, per quello che mi sono focalizzato su un modello industriale.
Poi ci saranno modelli di tutti i tipi.
Spero mai prima di andare a pensare su Marte bisogna pensare che abbiamo bisogno qui e poi dopo saranno dei begli esercizi stilistici di fare un'applicazione per Marte e tutto.
Ad oggi mi piace di più per esempio fare applicazioni diverse tipo quelle che ho fatto da "Da Vittorio" perché avere un riconoscimento come quello che abbiamo avuto da parte della massima cucina, come un tre stelle Michelin, quello ti fa pensare che il nostro prodotto ha una caratteristica anche di qualità organolettica superiore.
Sì sì assolutamente va bene allora grazie Luca perché ci hai permesso di capire come può essere utilizzata la tecnologia in un settore così importante come quello dell'agricoltura e poi un altro aspetto che hai citato molto interessante e che si
riconferma è che oggi c'è la necessità di... cambiano le figure, l'uomo non viene sostituito ma cambiano le figure professionali anche nel settore agricolo quindi non solo l'agricoltore ma anche magari agronomo è una figura già più più
simile, più in linea però anche ingegneri, architetti che sono figure normalmente non legate a questo settore.
Anche perché una cosa che ti volevo dire è che ad oggi noi non produciamo più solo insalate, ad oggi sono oltre sei anni che facciamo ricerca su cotone e caffè, secondo me questo ti può far capire come siano anche importanti per i paesi, nel
senso se ad oggi noi potessimo produrre caffè e cotone in Italia, vorrebbe dire recuperare un terreno industriale totalmente perso, ridare opportunità di lavoro e quindi c'è un modello che ad oggi sta cambiando e può cambiare fortemente anche le sorti di molti paesi, secondo me.
Assolutamente.
Va bene, allora grazie e alla prossima.
Grazie a te, alla prossima, grazie.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.

