C'è stato un momento in cui per avvicinarsi all'informatica bisognava acquistare computer costosi e spesso poco accessibili ai più giovani. Poi qualcosa è cambiato, sono arrivate soluzioni compatte, economiche e programmabili, capaci di mettere nelle mani di studenti, maker e professionisti uno strumento potente ma allo stesso tempo aperto e personalizzabile. Da questa esigenza sono infatti nati i Raspberry Pi, piccoli computer grandi quanto una carta di credito, ma in grado di trasformarsi in server domestici, centraline per la domotica o cervelli di sistemi industriali. Per capire come è nato tutto questo, come si sono evoluti i prodotti e quali applicazioni concrete rendono oggi questi dispositivi così diffusi in ambiti molto diversi tra loro, abbiamo invitato Elisabetta Bianchi, Senior Sales Executive di Raspberry Pi.
Nella sezione delle notizie parliamo delle novità presentate da Google durante l'Android Show 2026 e della scoperta di un cristallo mai osservato prima all'interno della trinitite, il vetro radioattivo formatosi dal primo test atomico della storia.



Brani
• Ecstasy by Rabbit Theft
• Believe Me by CADMIUM, JAMZ, SIMONNE
Molti dei prodotti che vedi oggi, come il "Raspberry Pi 500+" o la versione a temperatura estesa dei "Compute Module 4", sono nati proprio perché ce li ha chiesti la community.
Noi non decidiamo tutti chiusi in una stanza a Cambridge, lo decidiamo leggendo i forum, parlando con le persone agli eventi o vedendo anche cosa caricano su GitHub.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo con Raspberry Pi di come i loro piccoli computer hanno democratizzato l'accesso all'informatica e alla programmazione, permettendo a studenti, maker e professionisti di realizzare progetti in diversi ambiti, dalla domotica
all'automazione industriale, fino alle nuove opportunità offerte dall'integrazione dell'intelligenza artificiale.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
In previsione del Google I/O 2026, che si terrà il 19 e 20 maggio, Google ha deciso di organizzare un evento dedicato interamente ad Android, l'Android Show I/O Edition, che si è svolto questa settimana.
Durante questo evento, Google ha presentato diverse novità che confermano la strada che l'azienda sta intraprendendo con Gemini.
La novità più importante, infatti, è Gemini Intelligence, un'integrazione molto più profonda dell'IA di Google con il sistema operativo, in grado di interagire direttamente con le app e compiere azioni complesse, dagli acquisti, alla ricerca, all'organizzazione di attività.
Un'altra rilevante novità è poi la presentazione dei "Googlebook", una nuova serie di dispositivi che prenderanno il posto dei Chromebook.
I Googlebook saranno infatti pensati per offrire un ecosistema molto più connesso con i dispositivi Android, sulla scia di quanto già avviene con l'ecosistema di Apple.
Anche in questo caso non manca l'integrazione con l'IA.
I Googlebook saranno infatti dotati del Magic Pointer, dove il cursore del mouse potrà essere utilizzato per integrare maggiore contesto alla conversazione con Gemini.
Sul fronte del benessere digitale, invece, ci sarà la possibilità, attraverso "Pause Point", di aggiungere un tempo di attesa prima dell'apertura di determinate app, disincentivando l'utente a utilizzare troppo spesso il telefono.
Infine, anche Android Auto è stato rinnovato, integrando, ovviamente, Gemini e le novità che erano state introdotte qualche mese fa con Google Maps, come la navigazione immersiva 3D.
Un team di ricercatori dell'Università di Firenze ha recentemente identificato, all'interno della trinitite, ovvero il vetro radioattivo formatosi dalla fusione della sabbia del primo test atomico della storia, un cristallo fatto di calcio, rame e
silicio mai osservato, e tantomeno impossibile da riprodurre con le tecniche standard di laboratorio.
La struttura di questo clatrato si presenta come una serie di reticoli molecolari a forma di dodecaedro, costituiti da un'impalcatura di silicio e rame con atomi di calcio a formare una configurazione normalmente instabile.
La sua formazione infatti ha richiesto temperature di milioni di gradi e pressioni estreme, seguite da un raffreddamento istantaneo che ha congelato gli atomi in uno stato, appunto, non naturale.
Queste scoperte sono fondamentali per la ricerca scientifica poiché offrono ai fisici dei veri e propri laboratori chimici per lo studio di fenomeni violenti che avvengono sia sulla Terra ma anche nello spazio, come impatti di asteroidi o collisioni planetarie.
C'è stato un momento in cui, per avvicinarsi all'informatica, bisognava acquistare computer costosi e spesso poco accessibili ai più giovani.
Poi qualcosa è cambiato.
Sono arrivate soluzioni compatte, economiche e programmabili, capaci di mettere nelle mani di studenti, maker e professionisti uno strumento potente, ma allo stesso tempo aperto e personalizzabile.
Da questa esigenza sono infatti nati i primi Raspberry Pi, piccoli computer grandi quanto una carta di credito, ma in grado di trasformarsi in server domestici, centraline per la domotica o cervelli di sistemi industriali.
Per capire com'è nato tutto questo, come si sono evoluti i prodotti e quali applicazioni rendono oggi questi dispositivi così diffusi in ambiti molto diversi tra loro, è con noi Elisabetta Bianchi, Senior Sales Executive di Raspberry Pi.
Benvenuta Elisabetta.
Grazie Davide, grazie per l'invito.
Partiamo da un'introduzione, raccontaci chi è Raspberry, quindi la vostra storia, come siete nati e poi, giusto per non darlo per scontato, siccome accennavo a questo piccolo computer, se ci racconti che cos'è e quali sono le sue componenti principali.
Allora, innanzitutto tutto inizia a Cambridge circa 20 anni fa, nei primi anni 2000.
Eben Upton, che è anche il nostro CEO, all'epoca ricopriva il ruolo di direttore degli studi di informatica presso il St.
John's College.
Ecco, Eben e i suoi colleghi notarono un dato allarmante, che le iscrizioni a informatica erano crollate del 50%.
Eppure Cambridge era già un'università molto rinomata, l'università di Alan Turing per intenderci.
Facendo delle interviste scoprono che fondamentalmente c'erano un pochino di problemi, un problema di costo innanzitutto.
Un computer allora costava centinaia di sterline e il problema è che con queste scatole chiuse i ragazzi non erano più gli "smanettoni" d'una volta e inoltre non sapevano programmare.
Per intenderci Eben programmava da quando aveva dieci anni, prima con il BBC microcomputer e poi con il Commodore.
Fu allora che si posero l'obiettivo di creare un computer che costasse meno di un libro di testo, ed è qui che nasce la sfida: far stare un intero sistema operativo in una scheda low cost e della dimensione di una carta di credito.
Tra l'altro in quel periodo Eben lavorava come Technical Director in Broadcom, quindi la scelta più naturale fu quella di utilizzare un "S.O.C.", cioè un "System On Chip", quindi un unico chip che fa da cervello e grafica, proprio di questa azienda.
E fu così che nacque il primo Raspberry Pi, un single board computer senza case, della dimensione di una carta di credito, senza periferiche, ma con le porte per connettere tastiera, monitor, mouse, ecc.
Il primo Raspberry Pi fu immesso nel mercato nel 2012 al costo di 35 dollari.
Il primo lotto di 100.000 unità è stato esaurito il giorno del lancio.
Ma la cosa più divertente è che non sono stati acquistati da bambini e ragazzi per utilizzarli con i computer games, come ci si sarebbe aspettato, ma da adulti con l'hobby dell'informatica, persone che avevano già una base di computer.
Proprio da quelle persone che in azienda tuttora chiamiamo gli "Enthusiasts" e devo dire che questo nome rende veramente l'idea perché sono le persone davvero entusiaste dei nostri prodotti, quelli che commentano sui blog, quelle che mettono
centinaia di like quando lanciamo un nuovo prodotto, quelle che non si perdono nemmeno una fiera, la Maker Faire a Roma per dirne una.
Quelli che girano con le t-shirt con il lampone stampato e quelli che quando incontrano Eben gli chiedono un selfie o l'autografo.
Vabbè, comunque tornando alla nostra storia, 100.000 schede vendute il primo giorno, un milione di schede nel primo anno, 6-7 milioni di unità all'anno per gli anni a seguire, fino a diventare la più grande azienda di computer in UK.
Poi, se sei un adulto e sei appassionato di computer, verosimilmente lavorerai in ambito elettronico.
Quindi, se utilizzi Raspberry Pi nel tempo libero, la prima volta che devi risolvere un problema nella tua azienda, proponi le nostre schede PC.
E fu così che il mercato si è evoluto dai makers ed education, al mondo industrial ed embedded, che oggi rappresenta circa il 70% del nostro business.
Quindi, aziende che utilizzano le nostre schede per fare prototipi, test e produzione e clienti OEM (Original Equipment Manufacturer) che integrano il nostro prodotto nel loro prodotto.
Altra cosa importante, all'inizio tutto faceva capo alla Raspberry Pi Foundation, ma con la crescita del lato commerciale abbiamo separato l'azienda dall'ente benefico, in questo modo la fondazione può dedicarsi esclusivamente all'istruzione, mentre
Raspberry Pi Limited si concentra sulla progettazione, lo sviluppo e la vendita dell'hardware in tutto il mondo.
A giugno del 2024 Raspberry Pi PLC si è quotata al London Stock Exchange.
L'headquarter si trova a Cambridge, al momento siamo circa in 150 e la metà sono gli ingegneri che ideano e sviluppano i nostri prodotti.
In pochi sanno che quasi tutti i nostri computers nascono nello stabilimento Sony UK Technology Center a Pencoed nel Galles.
In pratica questa è la fabbrica che produceva i vecchi televisori a tubo catodico, ed è la fabbrica che tuttora produce le telecamere broadcast.
È interessante vedere la linea di produzione Raspberry Pi che produce circa 40.000 unità al giorno e quella delle telecamere, che magari ne produce due al giorno, essendo questi prodotti tuttora quasi artigianali.
Quando abbiamo deciso di riportare la produzione di Raspberry Pi nel Galles, lo abbiamo fatto proprio perché volevamo che i nostri computer avessero la stessa precisione e affidabilità di quelle telecamere professionali che costano decine di migliaia di euro.
Invitiamo spesso i nostri clienti a visitare la fabbrica perché - oltre a essere in un contesto paesaggistico pazzesco - è anche molto interessante proprio vedere all'opera i nostri single board computers che vengono utilizzati proprio per l'automazione industriale.
Una curiosità: questa fabbrica è anche molto cara alla famiglia Reale, è stato Re Carlo III nei primi anni '70 a incoraggiare l'apertura dello stabilimento e a inaugurarlo ufficialmente nel 1974.
E se vai nello stabilimento vedi le foto che ritraggono la regina Elisabetta e la visita di Diana.
Ma c'è un momento, l'11 luglio del 2024, che credo che rimarrà nella storia della nostra azienda.
Perché Re Carlo è tornato in Galles per festeggiare i 50 anni dello stabilimento Sony e si è avvicinato alla linea di produzione, ha preso il Raspberry Pi numero 50 milioni e lo ha impacchettato personalmente.
Perfetto, molto interessante e, come dici, è bello anche pensare che è una realtà, Raspberry, nata per supportare gli appassionati, giovani o non, come dicevi, e che però sono gli stessi che poi, affezionandosi ai prodotti, li hanno portati anche nel contesto lavorativo al quale si sono appassionati sperimentando con questi piccoli computer.
Parliamo quindi appunto di questa community e abbiamo anche noi nel podcast parlato spesso della filosofia open quindi "open software" e questa filosofia rappresenta spesso, e voi ne siete un esempio più un vantaggio che uno svantaggio, quindi creare degli ecosistemi aperti.
Nel vostro caso ha quindi permesso la creazione appunto di questa enorme e forte community e quindi mi interessava capire anche che rapporto avete con questa community, in che modo la supportate, cercate appunto di ingrandirla ecco di appassionare sempre più persone ai vostri prodotti.
Sì, guarda, per dirla in due parole, per noi la community è tutto, è il nostro dipartimento di ricerca e sviluppo più grande del mondo.
Tra l'altro, fino adesso abbiamo parlato di hardware, ma l'hardware è solo la metà della storia, perché se Raspberry Pi si può considerare il "corpo", il software è la sua "anima" e noi abbiamo deciso di avere il nostro software open source.
Cosa significa?
Significa che il sistema operativo che si chiama "Raspberry Pi OS" ed è basato su Linux è aperto, trasparente e gratuito.
Quindi se sei un ingegnere o uno studente puoi guardarci dentro, puoi guardare ogni singola riga di codice.
Spesso si pensa che l'open source sia un rischio perché tutti possono vedere cosa fai.
Per noi è l'esatto contrario, per noi è il nostro vantaggio competitivo.
Quando lanciamo un nuovo prodotto, migliaia di persone iniziano a testarlo, a scovare bug, a scrivere tutorial o a inventare utilizzi a cui non avremmo mai pensato.
È un rapporto veramente di scambio continuo.
Chiedevi cosa facciamo per coinvolgerli.
Prima di tutto, li ascoltiamo davvero, perché molti dei prodotti che vedi oggi come "Raspberry Pi 500+" o la versione a temperatura estesa dei Compute Module 4 sono nati proprio perché ce li ha chiesti la community, noi non decidiamo tutti chiusi
in una stanza Cambridge, lo decidiamo leggendo i forum, parlando con le persone agli eventi, o vedendo anche cosa caricano su GitHub e poi ci sono delle iniziative concrete per dirne una.
Quando abbiamo lanciato il nostro microcontrollore di seconda generazione, l'RP2350, lo abbiamo dato letteralmente in pasto alla community, lanciando una sfida aperta a tutto il mondo, la "RP2350 Security Hacking Challenge".
In pratica, abbiamo ammesso molto onestamente che tutto è "hackerabile", se hai abbastanza tempo e risorse.
E abbiamo sfidato i migliori esperti di sicurezza del mondo di mostrarlo proprio sul nostro chip.
Perché un'azienda dovrebbe invitare le persone ad "hackerare" il proprio prodotto?
Proprio perché volevamo spingere le funzioni di sicurezza dell'RP2350 oltre ogni limite ragionevole.
Prima che il chip finisse nei prodotti industriali o medici.
Così nel 2024 siamo andati al DEF CON di Las Vegas, che è la fiera degli hackers più famosa del mondo e abbiamo lanciato una sfida: 10.000 dollari a chiunque fosse riuscito.
Cos'è successo?
Nel primo mese nessuno ha reclamato il premio.
Allora abbiamo deciso di raddoppiare: 20.000 dollari e scadenza prorogata fino a fine anno.
Alla fine c'è stato un vincitore e grazie proprio ai bug scovati dagli hackers durante la sfida abbiamo rilasciato la nuova versione A4, dimostrando che per noi la trasparenza e la sicurezza vengono prima di ogni altra cosa.
Non contenti, a luglio del 2025 abbiamo lanciato la seconda Hacking Challenge, per la quale, tra l'altro, adesso siamo nel 2026, non abbiamo ancora un vincitore.
Questo dice tantissimo sulla nostra filosofia, credo.
Non nascondiamo i problemi sotto il tappeto.
Al contrario, invitiamo la community di hackers etici a trovarli, a segnalarli e a risolverli insieme a noi.
Perfetto anche questo è un aspetto molto interessante e come dici giustamente questa trasparenza permette di creare dei prodotti più sicuri e più affidabili e quindi - ma poi ci torniamo - utilizzabili anche in contesti professionali, ecco.
Però prima di passare a quell'aspetto secondo me una cosa che caratterizza, che rende particolarmente interessante parlare di Raspberry sono le miliardi di possibilità di utilizzo che chiunque può avere... cioè parte da un'idea e per raggiungere il suo obiettivo utilizza questo piccolo computer.
E quindi ci racconti un po' - in ambito casalingo - come si può utilizzare una Raspberry?
Quindi degli esempi concreti anche per permettere a chi ci ascolta di capire come possono essere utilizzate.
Certo, allora quando è uscito il primo Raspberry Pi nel 2012, era l'epoca d'oro dei primi media center casalinghi e dei server per il retrogaming, dove il divertimento stava proprio nel riuscire a far fare una schedina grande come una carta di credito cose che prima richiedevano un pc ingombrante.
Ma la vera svolta è arrivata con l'uscita del Raspberry Pi Zero e del Raspberry Pi 3.
Pensa a Raspberry Pi Zero, un computer intero che costava quanto una colazione al bar e che potevi far sparire ovunque.
È stato il momento in cui la gente ha iniziato a infilare il raspberry dentro gli oggetti più assurdi.
Il classico esempio è lo "specchio magico", che praticamente è uno specchio normale che però, grazie al nostro computer nascosto dietro, ti faceva vedere l'ora e il meteo mentre ti preparavi.
Prima non potevi farlo semplicemente perché dove lo metti un computer normale?
Contemporaneamente è uscito il Raspberry Pi 3 che, per la prima volta, aveva il Wi-Fi e il bluetooth già pronti sulla scheda.
Sembra una sciocchezza oggi, ma prima dovevi impazzire, chiavette esterne, cavi che penzolavano dappertutto.
Ed è proprio lì che è esplosa la mania della domotica fatta in casa, quindi la gente ha iniziato a costruire... non so, centraline per l'irrigazione che controllavano da sole se avesse piovuto o sistemi per gestire le luci e la musica in tutta la casa senza bucare i muri per passare cavi.
E tuttora la domotica rimane il progetto più gettonato, si usa il Raspberry Pi, normalmente il 4 o il 5, per far girare piattaforme come Home Assistant.
È una domotica che tra l'altro non ha bisogno di internet per funzionare e che garantisce che ciò che accade in casa vostra resti in casa vostra.
E il nuovo Raspberry Pi 5 è così potente che è possibile trasformarlo in media center 4K per guardare film e serie TV, anche questo è un classico delle applicazioni dei makers.
E poi ci sono i vari appassionati di retrogaming, quindi grazie a progetti come "Retropie" o "Recalbox" il nostro hardware viene utilizzato per la costruzione di cabinati arcade o delle console a 8 e 16 bit.
Prima parlavamo dell'hacking.
Nel 2021 abbiamo deciso di produrre il nostro chip.
È nato così il Raspberry Pi Pico.
Il Pico non è un microcomputer dove puoi collegare mouse e tastiera, è un microcontrollore, è minuscolo, costa pochissimo, circa 4 o 5 euro e consuma pochissimo, quindi lo puoi trovare dentro tastiere fatte a mano, luci intelligenti che reagiscono
alla musica, piccoli videogiochi tascabili o sensori che controllano l'umidità delle tue piante per mesi con una sola batteria.
Sulla nostra pagina instagram ogni giorno vengono ripostati nuovi progetti dei makers.
E "last but not least" il Raspberry Pi 500+, che è il nostro dispositivo "all-in-one", quindi computer e tastiera in un unico pezzo, basato sul Pi 5 a 16 GB ed è amatissimo dai giovani, perché ha tutte le lucine, e meno giovani in quanto ricorda il design dei computer leggendari degli anni '80, ma con una potenza che allora era fantascienza.
Assolutamente e poi ci tenevo a sottolineare una cosa, che per quanto piccola possa essere una Raspberry Pi questo non significa che sia poco potente, anzi soprattutto gli ultimi modelli hanno delle prestazioni che sono praticamente paragonabili a
dei veri computer domestici, quindi hai citato il tema della domotica una Raspberry può essere utilizzata sia come cervello di questa casa domotica con tutti i vari software che hai citato che possono girare per gestirla, ma appunto occuparsi anche
di far funzionare, di dare vita a un singolo accessorio in questa casa domotica e poi il lato anche media server, quindi avere un proprio servizio di streaming casalingo dove posso archiviare tutti i miei contenuti i miei film e le serie e poterle
guardare ovunque e anche per quello che forse dedicarci un intero computer sarebbe un po' uno spreco... un computer normale sarebbe uno spreco, invece in questo caso anche a livello di consumi ho un dispositivo che mi permette di dedicarlo a questa attività e consumare poco anche a livello di energia senza però rinunciare alle prestazioni.
Sì, infatti, esattamente.
Pensa che il Raspberry Pi 5, che ora è disponibile anche con 16 GB di RAM, ha letteralmente doppiato le prestazioni del modello precedente.
Ed è nato proprio per gestire quei carichi di lavoro pesanti che prima ci sognavamo, incluse le applicazioni di intelligenza artificiale.
Sì sì, quindi è per dire che anche in questi poco più di vent'anni di vostra storia è esponenziale la potenza che si può racchiudere in un piccolo computer grande appunto come una carta di credito come dicevamo.
E invece forse ancora più curioso è capire dove in ambito più professionale, diciamo così, quindi in un ambiente industriale, le Raspberry possono essere utilizzate.
Cioè, ci racconti anche qui degli esempi su come in un'industria può essere utilizzato questo computer?
Assolutamente, come accennavo prima, ad oggi il 70% del nostro business è costituito proprio da clienti industriali ed embedded, e questa nuova era è iniziata anche grazie all'introduzione di nuovi prodotti, dei Compute Modules, che in pratica
sarebbero la rivisitazione delle single board computer ai quali abbiamo tolto le porte per lasciare solamente il cuore in una scheda ultracompatta.
Questo ha permesso alle aziende di integrare la nostra tecnologia direttamente dentro i loro prodotti, creando così soluzioni nel settore medicale, nell'IoT, nell'automazione industriale, nel digital signage, solo per citare alcuni esempi.
Però se voi andate sulla nostra pagina web è pieno di case studies.
Prima parlavo che la nostra stessa fabbrica Sony utilizza le nostre schede per l'automazione industriale.
Capita anche che magari alcuni clienti inizino con il Raspberry Pi 4 o 5 per la prototipazione e poi passino al Compute Module in fase di produzione.
Moduli come il Compute Module 4, che tra l'altro adesso è disponibile anche in versione a temperatura estesa o il 5 offrono anche Secure Boot per la protezione dei dati e interfacce ad alta velocità PCIe.
Sai la domanda che mi fanno più spesso?
Ma voi potete garantire la disponibilità del prodotto per un certo numero di anni?
La risposta è assolutamente sì.
Cioè, noi garantiamo la produzione del nostro hardware per minimo dieci anni.
E il supporto software ancora va oltre, pensa che forniamo ancora aggiornamenti per il firmware del primissimo Raspberry Pi uscito nel 2012.
Inoltre tutte le certificazioni necessarie per il mercato globale sono disponibili e scaricabili direttamente dal nostro sito.
E un altro punto di forza è indubbiamente il supporto tecnico.
Noi non ci affidiamo call center esterni, sono i nostri ingegneri in prima persona, cioè le persone che hanno ideato e progettato questi prodotti a disposizione per supportare i clienti su qualunque problematica hardware o software.
Per esempio, come applicazione, pochi sanno che l'aeroporto di Heathrow ha i 3.000 display informativi che sono stati rinnovati utilizzando proprio il nostro Compute Module 4, anche grazie alla collaborazione con Sharp.
Questo dimostra quanto i nostri prodotti siano affidabili e anche robusti.
Sempre a Heathrow, se vi capita di ricaricare i cellulari, ci saranno dei totem informativi e anche quelli sono basati sul nostro Pi 4.
A volte capita anche che un cliente abbia un'idea e ci chiami perché non ha la capacità interna di svilupparla.
In questo caso, gli consigliamo di rivolgersi a uno dei nostri design partner, che solo in Italia, ne contiamo tre: la Videx Electronics di Recanati, la SECO di Arezzo, che tra l'altro recentemente ha lanciato un suo prodotto, il Pi Vision, che è un
HMI basato sul nostro Compute Module 5, e la Sfera Labs di Rozzano, che da moltissimi anni produce soluzioni per l'automazione industriale basate sulle nostre schede.
Quindi, come vedi, tantissime sono le applicazioni dei clienti industrial.
Perfetto.
Quindi tanti utilizzi e immagino appunto che come ci hai detto non è solo una questione di dimensione o di costo rispetto ad altre soluzioni ma è una questione anche di personalizzazione e anche capacità diciamo così di adattare questo computer
al contesto specifico e sicuramente anche il supporto che i vostri tecnici danno rappresenta un grande valore in questo senso.
E per chiudere, in questi ultimi anni stiamo parlando tanto di intelligenza artificiale e un po' l'idea che ci ha spinto anche a proporvi questa puntata è legata all'IA perché lo sottolineo ancora una volta, Raspberry sono dei computer molto
flessibili che permettono di installare una serie di moduli e di attaccare appunto alla Raspberry base una serie di moduli e fra questi moduli da poco avete presentato anche un modulo che è dedicato all'intelligenza artificiale.
E quindi ci racconti che cos'è questo modulo e in che modo una Raspberry Pi può occuparsi di gestire dei task, dei compiti che riguardano l'intelligenza artificiale e se questo ha dei limiti, perché ovviamente per quanto appunto abbiamo detto è
molto potente, oggi sappiamo che l'IA generativa comunque è molto dispendiosa in termini computazionali e quindi per cosa può essere utilizzata nella pratica?
Infatti la sfida è proprio quella di far girare algoritmi pesanti su una scheda che consuma quanto una lampadina.
E questo è sempre stata una priorità per i nostri ingegneri.
Proprio per questo motivo sono arrivati accessori come l'AI Camera e acceleratori AI come l'AI HAT+ 2 per i Raspberry Pi 5, che come dicevo prima dall'anno scorso è anche disponibile nella versione da 16 GB che permette di gestire appunto i modelli più pesanti.
Allora, partiamo un attimo prima dall'AI Camera, che è un oggetto molto interessante e versatile, perché in pratica è una fotocamera che incorpora algoritmi e hardware AI che permettono di implementare la computer vision su qualsiasi Raspberry Pi, anche il minuscolo Pi Zero.
L'AI Camera è stata progettata attorno a un sensore d'immagine Sony IMX500 che integra al suo interno un acceleratore dedicato all'intelligenza artificiale ed è in grado di far girare un'ampia varietà di modelli di reti neurali tra i più diffusi, garantendo bassi consumi energetici e una latenza minima.
Il grande vantaggio è che lascia libera la CPU del Raspberry stesso proprio perché tutto il lavoro si svolge nella camera.
Analizzando la scheda tecnica troviamo un sensore da 12,3 megapixel con una risoluzione di oltre 4000 pixel di larghezza, la stessa che trovavamo sull'iPhone 13 e quindi qualcuno mi ha chiesto: perché non di più?
La verità è che nei sistemi AI l'immagine viene drasticamente rimpicciolita per non bloccare il sistema e normalmente questo lavoro faticoso che si chiama "resizing" lo fa il processore.
Nell'AI Camera avviene direttamente nel chip presente sulla camera, quindi il sensore cattura la scena in alta qualità, ma contemporaneamente crea una versione "mini" e la passa al suo cervello integrato, così i dettagli rimangono nitidi, ma la velocità è massima.
L'AI Camera ha fatto un salto di qualità rispetto alle vecchie telecamere perché riconoscono persone, animali, oggetti e sono in grado di seguirli in tempo reale mentre si muovono.
Le applicazioni più comuni sono i sistemi di videosorveglianza domestica, ma viene anche utilizzata in diverse altre applicazioni, ad esempio la trovi in molti parcheggi per monitorare gli ingressi e le uscite delle auto.
E poi ci arrivano gli utilizzi più strambi, veramente ne sentiamo ogni giorno, pensa che un'organizzazione la sta utilizzando per monitorare la presenza del leopardo delle nevi sui monti dell'Asia.
Comunque, per tutti gli appassionati, il mio consiglio è quello di leggere il nostro magazine, dove ogni mese pubblichiamo tantissimi esempi.
Nell'ambito dell'automazione industriale, molte aziende utilizzano l'AI Camera per rilevare le anomalie sulle linee di produzione.
La domanda che molti si fanno è: ok, compro l'hardware, ma poi da dove parto?
La bella notizia è che non si deve inventare nulla, perché sul GitHub di Raspberry Pi ci sono le repository ufficiali con moltissimi esempi.
Volete un sistema che riconosca chi entra in una stanza?
C'è lo script per l'object detection.
Volete analizzare i movimenti di un atleta?
C'è quello per la pose estimation, con tutti questi modelli pronti all'uso si può far girare il file veramente in 30 secondi, lo scarichi, lanci lo script e vedi il tuo Raspberry che prende vita.
Ma cosa succede invece quando un'azienda deve fare il salto di qualità?
Magari un'azienda non deve gestire un solo Raspberry, ma magari 100 o 1000 dispositivi sparsi tra uffici e fabbriche in tutto il mondo.
Quindi in questo caso serve qualcosa di decisamente più professionale.
Allora, in questi casi la soluzione è la piattaforma Sony Aitrios.
È una tecnologia incredibile che ti permette di gestire tutto da un'unica dashboard, puoi aggiornare i modelli di intelligenza artificiale su un'intera rete di AI Camera contemporaneamente con un semplice click ovunque si trovino i sensori.
E questo è davvero il concetto di scalabilità ai massimi livelli.
E, come dicevi prima tu, perché appunto è stato appena lanciato e ha avuto un sacco di successo, in tema di AI c'è il nuovo Raspberry Pi HAT+ 2.
Che è un nuovo aggiuntivo PCIe per Raspberry Pi 5, dotato di 8 GB di RAM e acceleratore AI Hailo-10H con 40 TOPS di potenza AI, ovvero 40.000 miliardi di operazioni al secondo.
Questa combinazione hardware è progettata per consentire un'AI generativa on-device efficiente rispettando al contempo i requisiti dei dispositivi "edge", quindi basso consumo energetico, assenza di connettività cloud, bassa latenza e massima privacy dei dati.
La differenza con l'AI HAT+ originale - che già consentiva di eseguire sul campo modelli di visione artificiale come riconoscimento degli oggetti e segmentazione - è che la prima versione mancava di potenza e memoria per gestire i moderni modelli generativi.
Con questa nuova versione facciamo un salto enorme.
Immaginate di far girare i cosiddetti VLM, cioè i modelli visione-linguaggio, in pratica il Pi non si limita a vedere, ma inizia a capire il contesto di ciò che hai davanti.
È la svolta per la sicurezza smart e il controllo qualità.
Ma non finisce qua, con il "Voice to Action" possiamo dare ordini naturali a robot o sistemi di domotica e la cosa incredibile è che avviene tutto localmente, senza passare dal cloud, garantendo privacy e velocità istantanea.
Infine, grazie alla visione avanzata, abbiamo raddoppiato la velocità nel riconoscimento degli oggetti, che è una marcia in più per l'automazione industriale retail, dove ogni frazione di secondo conta.
A proposito di privacy, in questo momento tutti parlano di OpenClaw.
Il primo agente AI che non si limita a rispondere alle tue domande, ma agisce per conto tuo.
Ma attenzione, tra gennaio e febbraio 2026 sono emerse falle, critiche e migliaia di skills malevoli su ClawHub, che permettono a malintenzionati di rubare file credenziali con un semplice link.
Quindi il nostro consiglio è sperimentate pure con OpenClaw, ma fatelo con consapevolezza, fate girare l'intelligenza sull'edge dove potete vedere, toccare e proteggere i vostri dati.
Con l'AI HAT+ 2, la AI Camera, tutto il processo di analisi, che sia il riconoscimento di un volto o la trascrizione di una conversazione privata avviene all'interno del perimetro fisico del dispositivo.
Pensiamo a un'azienda, magari una linea di produzione dove si realizza un componente brevettato.
Un pezzo unico che rappresenta il cuore tecnologico di quel brand.
Se un'azienda decide di monitorare la qualità della produzione utilizzando l'intelligenza artificiale tradizionale, si scontra con un rischio enorme, lo spionaggio industriale.
Mandare le immagini dei propri prototipi o dei propri processi su un cloud esterno per farli analizzare significa esporre l'azienda a potenziali attacchi hacker o fughe di dati.
Con l'AI HAT+ 2, l'analisi del difetto e il controllo di qualità avvengono direttamente sul macchinario.
Il video della produzione non esce mai dalla rete locale della fabbrica, quindi un'azienda può automatizzare il controllo qualità senza temere lo spionaggio industriale e ha pure la garanzia che il sistema funzioni anche se il Wi-Fi salta.
Qualcuno potrebbe obiettare: "sì, tutto bello, ma il Raspberry Pi non potrà mai avere la potenza di calcolo di un server enorme".
Ma la vera domanda è: "ti serve davvero?".
Per la stragrande maggioranza delle applicazioni dal riconoscimento facciale alla manutenzione predittiva in fabbrica, non serve un supercomputer.
Sì, sono d'accordo, nel senso che oggi questa cosa che ci hai raccontato è veramente tanto importante perché se vogliamo utilizzare l'intelligenza artificiale, trarne dei benefici, degli enormi benefici, però dall'altra parte normalmente dovremmo
scontrarci con tutta una serie di problematiche anche normative ad esempio, ma anche strategiche se la utilizziamo in contesti aziendali che fa sì, appunto, che queste schede aggiuntive di cui ci hai raccontato sono qualcosa di estremamente utile e
che sicuramente avranno un grande impatto e sicuramente, come dicevi, hanno avuto un grande riscontro positivo già in questo primo periodo.
Quindi, grazie per averci raccontato... fatto questo excursus su ciò che è Raspberry Pi e per averci spiegato, appunto, le grandi potenzialità che hanno i vostri piccoli computer anche con degli esempi pratici.
Alla prossima.
Grazie a voi, ciao.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
Per qualsiasi tipo di domanda o suggerimento scriveteci a redazione@dentrolatecnologia.it, seguiteci su Instagram a @dentrolatecnologia dove durante la settimana pubblichiamo notizie e approfondimenti.
In qualsiasi caso nella descrizione della puntata troverete tutti i nostri social.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.

