In questa prima puntata estiva Matteo Gallo, autore del podcast, parlerà dei blackout estivi che si sono verificati negli ultimi mesi, causati non tanto dalla maggior richiesta di energia per l’uso dei condizionatori quanto più dai problemi strutturali della rete elettrica italiana.
La programmazione regolare riprenderà a Settembre.

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• Foto copertina: Wirestock su Magnific
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Nella prima puntata dell'edizione estiva, Matteo Gallo, autore del podcast, ci parlerà dei blackout estivi che si sono verificati negli ultimi mesi, causati non tanto dalla maggior richiesta di energia per l'uso dei condizionatori quanto più dai problemi strutturali della rete elettrica italiana.
L'estate 2026 verrà ricordata come una delle più roventi di sempre, se non quella più calda in assoluto.
Già a fine maggio le prime ondate di calore hanno coinvolto il nostro paese, anticipando un'estate che tra giugno e luglio ha fatto registrare picchi fino a 40 gradi nelle città italiane ed europee.
Questo caldo persistente si è poi protratto per settimane mettendo a dura prova non solo la popolazione, ma anche le infrastrutture pensate per sostenerne i consumi quotidiani.
È in questo contesto che, puntuali come le ondate di calore stesse, sono tornati i blackout localizzati, con interi quartieri rimasti al buio per ore, e conseguenti proteste contro le istituzioni e i gestori della rete elettrica.
Nella percezione comune, il meccanismo sembra semplice e intuitivo: più caldo significa più condizionatori accesi, più condizionatori accesi significano una domanda di energia che la rete non riesce a sostenere, e quindi saltano - per così - dire i fusibili.
La causa reale dei blackout estivi però non risiede in una carenza di corrente disponibile, bensì in un problema molto più strutturato causato dall'età e dalla fragilità della rete di distribuzione elettrica italiana.
Le linee cittadine, che lavorano tipicamente in media tensione tra i 15 e i 20 kVolt a seconda del gestore, sono composte da cavi interrati a circa un metro di profondità, uniti tra loro attraverso i giunti.
Se i cavi più recenti utilizzano un isolamento in polietilene reticolato, gran parte della rete più datata è ancora isolata con carta impregnata e olio, una tecnologia decisamente più vulnerabile alle sollecitazioni termiche.
Il punto debole di questo sistema si riflette proprio nella giunzione tra un tratto di cavo e l'altro.
Ogni giunto in poche parole interrompe la continuità del materiale isolante originale, introducendo una discontinuità sia meccanica che termica.
Durante le ondate di calore si combinano due fattori critici che mettono a dura prova questi fragili punti: da un lato il terreno circostante, già surriscaldato, dissipa il calore con minore efficienza; dall'altro invece l'aumento del carico
elettrico, dovuto proprio all'uso intensivo dei climatizzatori, genera ulteriore calore per effetto Joule.
Perciò un giunto già degradato, che magari resiste da anni in condizioni precarie, a un certo punto cede definitivamente, perdendo le proprie proprietà isolanti e provocando un cortocircuito localizzato.
A complicare ulteriormente il quadro vi è un fattore climatico di lungo periodo.
I cavi elettrici sono stati progettati e posati sulla base di cicli di vita che presupponevano condizioni operative ormai superate.
Le ondate di calore odierne, sempre più frequenti e intense, ampliano gli sbalzi termici a cui i cavi sono sottoposti nel corso dell'anno e questo fenomeno accentuato può ridurre fino al 15% la vita utile complessiva di un cavo elettrico.
Detto ciò, quando si verifica un guasto, il gestore della rete si trova generalmente davanti a due opzioni: sostituire l'intero tratto di cavo compreso tra due giunti esistenti, oppure, come fatto più frequente, per ragioni di tempo e di costo,
rimuovere unicamente il segmento danneggiato, sostituendolo con un nuovo pezzo fissato da due ulteriori giunti alle estremità.
Questa seconda modalità, se da un lato consente di ripristinare rapidamente la fornitura elettrica, dall'altro produce un effetto collaterale in cui ogni intervento di emergenza aumenta il numero complessivo di giunti presenti sulla rete, moltiplicando così i potenziali punti di cedimento futuro.
Si tratta di un problema che, allo stato attuale, non ammette soluzioni definitive, ma che rischia, anzi, di aggravarsi ulteriormente nel tempo, in un contesto di cambiamento climatico che continua ad alzare il termometro nei mesi estivi.
Nonostante l'assenza di un rimedio risolutivo, la tecnologia offre oggi valide soluzioni per contenere gli effetti di questo problema strutturale.
Il monitoraggio delle scariche parziali, ad esempio, consente di intercettare i micro-archi elettrici che tipicamente precedono il cedimento di un giunto, offrendo un margine di intervento preventivo prima che si verifichi il guasto vero e proprio.
Allo stesso modo, la termografia periodica applicata alle cabine elettriche e ai tratti di rete accessibili permette di individuare per tempo i punti più critici del sistema.
A questi strumenti si affiancano modelli predittivi basati sull'età e sullo storico dei cavi, capaci di orientare le priorità di manutenzione sulla base di un'analisi del rischio.
È proprio grazie a questo insieme di tecnologie diagnostiche che, oggi, i blackout estivi risultano frequenti ma non ancora così diffusi come potrebbero essere su una rete comunque datata e posizionata un metro sotto l'asfalto.
La strada della sostituzione sistematica di interi tratti di rete interrata, del resto, resta un'opzione estremamente onerosa.
Infatti essa comporta cantieri diffusi, impatti sulla viabilità urbana, rimozione temporanea di parcheggi e complessi iter autorizzativi comunali.
Si tratta di un'operazione che in molte zone storiche delle città italiane risulta di fatto impraticabile, proprio laddove l'infrastruttura elettrica è più fragile e sovraccarica.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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