L'ambiente in cui viviamo e ci muoviamo ogni giorno, che sia il salotto di casa nostra, una palestra affollata o un grande aeroporto, è definito da un elemento tanto invisibile quanto fondamentale: l'aria. Spesso diamo per scontato come quest'aria venga mossa, gestita, trattata o filtrata, eppure dietro ai gesti più semplici della nostra quotidianità, come aspirare un pavimento o asciugarsi le mani, si nasconde una grandissima ricerca tecnologica. Dyson sta rivoluzionando i dispositivi che ci circondano utilizzando l'aerodinamica, la miniaturizzazione dei motori e l'intelligenza artificiale. Per esplorare come l'ingegneria e il design possono trasformare il modo in cui viviamo la nostra casa e gli ambienti pubblici, abbiamo invitato Matteo Zagaglia, Senior Design Engineer di Dyson.
Nella sezione delle notizie parliamo della missione Artemis II che è finalmente partita e della realizzazione di un nuovo data center da parte di Mistral per posizionarsi come riferimento europeo nel settore dell'IA.



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Quello che abbiamo scoperto durante il periodo di ricerca e sviluppo è che la cosa più efficace a rimuovere l'acqua dalle nostre mani è il flusso d'aria ad alta velocità e non tanto il calore.
Inoltre generare calore è molto dispendioso a livello energetico, quindi utilizzando le nostre tecnologie con i motori digitali miniaturizzati abbiamo deciso di concentrarci su creare un sistema ad alta pressione che possa generare aria molto veloce e rimuovere l'acqua in maniera molto efficiente ed efficace.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo con Dyson di come l'aerodinamica, la miniaturizzazione dei motori e l'intelligenza artificiale stiano trasformando i dispositivi che gestiscono l'aria intorno a noi, dalla pulizia domestica fino alla qualità dell'aria negli spazi pubblici che frequentiamo quotidianamente.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
La missione Artemis II ha finalmente preso il via il 2 aprile, quando il razzo Space Launch System è decollato dalla Florida a 00:35 italiane, dando inizio alla prima missione con equipaggio del programma lunare della NASA.
La fase iniziale si è svolta secondo la traiettoria prevista, infatti i booster ausiliari si sono separati dopo circa due minuti, mentre lo stadio principale ha spinto la navicella Orion in orbita per circa otto minuti, prima di cedere il controllo all'ICPS, ovvero lo stadio propulsivo criogenico intermedio.
Nelle ore successive, invece, sono state effettuate una serie di manovre orbitali per definire la traiettoria del veicolo, in questo caso, due accensioni dell'ICPS hanno regolato rispettivamente il perigeo e l'apogeo dell'orbita, portando Orion nell'orbita alta terrestre.
In queste prime fasi della missione, però, non è andato tutto liscio.
Si è infatti verificata una breve interruzione delle comunicazioni dalla navicella verso il centro di controllo, ricondotta a un problema di configurazione degli apparati a terra, tuttavia è stata prontamente risolta.
L'equipaggio ha inoltre condotto test manuali di attracco simulato, utilizzando lo stadio ICPS come bersaglio, della durata di circa 70 minuti, e ha risolto un'altra anomalia tecnica a bordo.
L'obiettivo principale di questa missione si concretizzerà nel sorvolo ravvicinato tra i 6400 e i 9600 chilometri della superficie lunare, stabilendo così il primato della distanza più lontana mai raggiunta da un essere umano.
Più volte abbiamo ripetuto di quanto sia importante che l'Unione Europea diventi un terzo riferimento, affiancando Stati Uniti e Cina, per le nuove tecnologie, compresa l'intelligenza artificiale.
E la presenza di super computer come Leonardo, di cui abbiamo parlato due settimane fa, è sicuramente un facilitatore per questi obiettivi.
Per quanto riguarda le aziende private, invece, è Mistral che punta a diventare un riferimento europeo nel campo dell'intelligenza artificiale generativa, proponendosi ad aziende e istituzioni, come alternativa sovrana e indipendente.
E per farlo, l'azienda ha da poco annunciato di aver ottenuto un finanziamento a debito di 830 milioni di euro, sostenuto da un consorzio di 7 banche.
Questi soldi saranno dedicati totalmente alla realizzazione di un data center che dovrà diventare operativo per il 2026.
La struttura sarà situata a sud di Parigi, e sarà composta da 13800 GPU Nvidia, e avrà una capacità di 44 megawatt.
È inoltre già previsto un secondo ampliamento in Svezia, con l'obiettivo di raggiungere i 200 megawatt di capacità entro il 2027.
Questi investimenti di fatto permetteranno a Mistral di posizionarsi come fornitore completamente autonomo e indipendente da altri servizi cloud come AWS o Microsoft, proponendo un'IA europea che possa soddisfare le esigenze funzionali e normative di aziende ed enti pubblici.
L'ambiente in cui viviamo e ci muoviamo ogni giorno, che sia il salotto di casa nostra, una palestra affollata o un grande aeroporto, è definito da un elemento tanto invisibile quanto fondamentale: l'aria.
Spesso diamo per scontato come quest'aria venga mossa, gestita, trattata o filtrata.
Eppure, dietro ai gesti più semplici della nostra quotidianità, come aspirare un pavimento o asciugarsi le mani, si nasconde una grandissima ricerca tecnologica.
Dyson sta rivoluzionando i dispositivi che ci circondano utilizzando l'aerodinamica, la miniaturizzazione dei motori e l'intelligenza artificiale.
E per esplorare come l'ingegneria e il design possono trasformare il modo in cui viviamo la nostra casa e gli ambienti pubblici, è con noi Matteo Zagaglia, Senior Design Engineer di Dyson.
Benvenuto, Matteo.
Grazie Davide, è un piacere essere il tuo ospite.
Partiamo dunque dall'inizio, sicuramente Dyson è una realtà, un brand che conosciamo e che realizza tante categorie di prodotti diversi.
Quindi, per iniziare, raccontaci queste diverse categorie che poi immagino siano tutte accomunate da un aspetto, cioè hanno tutte a che fare con i flussi d'aria.
Sì, Dyson è innanzitutto un'azienda tecnologica globale fondata da Sir James Dyson.
La sua missione è semplice, quella di risolvere problemi reali attraverso l'uso dell'ingegneria e della tecnologia.
L'azienda nasce negli anni '90 con l'invenzione del primissimo aspirapolvere ciclonico senza sacchetto, il DC01.
Questo prodotto ha cambiato completamente e rivoluzionato questa categoria di prodotti.
Come forse alcuni ascoltatori non sanno, prima infatti gli aspirapolvere utilizzavano tutti un sacchetto che raccoglieva la polvere, ma quando il sacchetto si riempiva, il passaggio dell'aria si ostruiva e la potenza di aspirazione diminuiva progressivamente.
Inoltre questi sacchetti dovevano essere sostituiti e smaltiti regolarmente, quindi generavano rifiuti e costi aggiuntivi per l'utente stesso.
L'intuizione di Dyson è stata quella di eliminare completamente il sacchetto, sostituirlo con filtri e mantenendo l'aspirazione costante e riducendo anche la necessità di materiali di consumo.
Da quel punto in poi Dyson ha continuato a sviluppare tecnologie in diversi ambiti, dalla pulizia dei pavimenti, al trattamento dell'aria come accennavi anche tu, fino alla robotica e alla cura dei capelli, che sta diventando molto popolare, come magari anche gli ascoltatori sanno.
Però probabilmente mi sento di dire che i prodotti che rappresentano meglio l'azienda ad oggi restano proprio gli aspirapolvere senza fili, perché racchiudono molte delle nostre tecnologie chiave, come motori digitali ad altissima velocità,
l'aerodinamica avanzata e i sistemi di filtrazione molto sofisticati che sono presenti in questi prodotti.
Oggi Dyson è presente in 85 mercati e ha un team di ingegneri e scienziati in tutto il mondo che lavorano proprio su queste tecnologie per sviluppare nuovi prodotti per la casa e la cura delle persone.
Ok, hai accennato quindi a come è nata Dyson e giusto per dare anche un po' un quadro dell'epoca, le aspirapolveri tradizionali avevano un sacchetto, sacchetto che però doveva essere sostituito, si riempiva molto facilmente e poi il problema è che
spesso lo sporco, la polvere si depositava sul filtro e di fatto anche dopo poco aver sostituito il sacchetto la potenza di aspirazione diminuiva drasticamente.
E quindi come avete risolto questo problema?
Cioè qual è stata l'idea, la tecnologia che vi ha permesso di rimuovere il sacchetto?
Sì, è stata inventata la tecnologia Dyson ciclonica che utilizza la forza centrifuga dell'aria per poter separare la polvere dall'aria pulita e poi per finire la pulizia dell'aria, la filtrazione dell'aria più raffinata abbiamo utilizzato dei
filtri e quindi l'aria che fuoriesce dalla macchina è pulita e non va ad impattare i nostri ambienti per la nostra respirazione appunto.
Quindi abbiamo sviluppato appunto questo sistema che utilizza un sistema di flusso d'aria molto avanzato utilizzando la forza centrifuga e separando la polvere dall'aria stessa.
E partendo da questo primo prodotto, questa aspirapolvere, avete quindi poi declinato questa tecnologia, questo approccio a tante altre categorie di prodotti?
Sì, sì, sì, decisamente.
Poi con il tempo la tecnologia è anche... abbiamo cercato in un certo senso di miniaturizzarla, renderla sempre più piccola all'interno dei nostri prodotti e questo ha consentito anche di entrare in nuovi spazi come i robot aspirapolvere e altri dispositivi.
E fare anche prodotti sempre più leggeri, con meno utilizzo di plastica, sempre più efficienti.
Quindi diciamo la miniaturizzazione dei motori, anche digitali, è una parte molto importante per il nostro business, ci ha consentito di ottenere prodotti così piccoli e poter integrare queste tecnologie in moltissimi altri dispositivi, dall'asciugacapelli ai nostri robot.
E poi realizzare e miniaturizzare la tecnologia permette anche di renderla più efficiente?
Perché immagino esistessero già all'epoca aspirapolvere senza filo, a batteria, ma il problema era che era abissale la differenza rispetto ad un aspirapolvere tradizionale a filo.
Sì, decisamente.
Abbiamo moltissimi esperti nella nostra azienda in moltissimi campi e settori, ad esempio abbiamo un dipartimento molto importante che, come accennavo, si occupa loro dei "Dyson Digital Motors", quindi noi li chiamiamo "DDM".
E in questo settore negli anni abbiamo sviluppato questi motori sempre più piccoli e questo ha consentito all'azienda di avere dei motori unici in questo settore, quindi dei motori che consentono di avere un rapporto peso-potenza veramente ottimo.
E questo li rende estremamente efficaci, ovviamente ci consente anche di avere durate della batteria più lunghe perché poi far ruotare un motore che è molto leggero costa molta meno energia rispetto a far ruotare motori molto più pesanti e tradizionali, diciamo.
Quindi questo decisamente sì, ha aiutato molto in questo processo.
Un altro tema molto interessante rimanendo all'interno delle nostre case è che noi spesso abbiamo parlato di robotica a 360 gradi, in ogni ambito, però diciamo che uno degli esempi più concreti, più riusciti e anche più diffusi, anche a livello
di vendite, è nelle nostre case e sono i robot che ci aiutano a pulire, ad aspirare e a pulire i nostri pavimenti.
Quindi robot aspirapolvere, robot lavapavimenti e quelli con entrambe queste funzionalità.
Sì.
E quindi ci racconti come funzionano dal punto di vista tecnologico?
Perché ovviamente poi ci sarà tutta la parte che ci hai descritto prima del flusso d'aria ciclonico, ma c'è anche un'altra componente, che è quella di dare un'intelligenza - in questo caso artificiale - al robot che gli dà la capacità di muoversi all'interno della nostra casa per fare le sue attività.
Raccontaci di questo aspetto.
Sì, esattamente Davide, i robot aspirapolvere, come anche tu sai, esistono ormai da diversi anni, ma i primi modelli che erano presenti nel mercato erano relativamente semplici, si muovevano all'interno delle nostre case con percorsi quasi casuali e
avevano delle capacità veramente limitate sia dal punto di vista della navigazione e anche della potenza di aspirazione.
Negli ultimi anni però la tecnologia ha fatto un salto enorme grazie all'integrazione di sensori e sistemi di visione avanzati e come accennavi anche tu, l'integrazione anche dell'intelligenza artificiale è diventata una parte chiave.
Oggi questi dispositivi sono in grado di mappare l'ambiente domestico e di conoscere oggetti e ottimizzare i percorsi di pulizia in maniera veramente ottimale.
A Dyson, ad esempio, noi abbiamo lavorato in questo aspetto, su questo settore, per molto molto tempo e infatti lo scorso anno abbiamo anche lanciato il nostro nuovo robot "Dyson Spot+Scrub Ai" che utilizza sistemi di visione e algoritmi di analisi dell'immagine per identificare oltre 200 tipi di sporco e macchie.
Inoltre l'intelligenza, come accennavi appunto tu, è importante questo aspetto perché il nostro robot è in grado di controllare il lavoro che svolge, quindi controllare se la macchia, ad esempio, su cui è passato è andata via o meno, e ha la
capacità di essere intelligente, quindi ritornare sopra quella macchia di sporco e rimuoverla fino a 15 volte, quindi lo rende un prodotto estremamente affidabile per l'utente.
L'idea è passare da un robot che semplicemente gira per casa in maniera quasi casuale, come succedeva nei robot tradizionali, a un sistema che invece capisce cosa sta pulendo e come pulirlo al meglio.
Quindi questo aspetto di combinare hardware potenti, come parlavamo i nostri motori elettrici digitali, con un rapporto peso-potenza ottimale e software intelligenti, ci consente di avere un prodotto potente, intelligente e capace di adattarsi ai nostri spazi in maniera ottimale.
E il robot come fa a individuare lo sporco e quanto poi una specifica zona è più o meno sporca... cioè utilizza dei sensori particolari o sono delle normali telecamere dotate di un sistema di computer vision che inquadrano il pavimento?
Sì, allora nel nostro sistema noi abbiamo utilizzato una telecamera ad alta definizione HD, abbiamo utilizzato anche il led verde ad alto contrasto che ormai contraddistingue i nostri prodotti già da un po' di tempo gli aspirapolveri normali.
Sì, spieghiamo un attimo questo aspetto che secondo me è molto interessante.
Praticamente questi aspirapolvere, i vostri prodotti che fanno aspirazione, quindi parliamo sia di aspirapolvere tradizionali, ecco, e robot, hanno un led con una luce verde che è posizionato nella parte bassa appunto dove c'è la fessura di
aspirazione e questo led - di questo colore specifico - è in grado di mettere in risalto tutto quello che è lo sporco, la polvere che è presente sul pavimento che magari con la luce della stanza o del sole non si vedrebbe, giusto?
Esattamente, abbiamo posizionato questo led verde ad alto contrasto in un livello veramente vicino al pavimento così che ci consente di avere una luce che va a mettere in risalto tutte queste polveri, briciole e lo sporco che altrimenti resterebbe invisibile per i nostri occhi, insomma.
E anche per gli occhi delle telecamere, allora?
E anche quello delle telecamere, esattamente, esattamente.
Abbiamo utilizzato lo stesso principio ma questa volta per facilitare la telecamera del robot a vedere tutto lo sporco e poter raccoglierlo tutto con la massima precisione.
Inoltre abbiamo anche aggiunto la parte dell'intelligenza artificiale, come dicevamo, nella quale abbiamo allenato il nostro robot con machine learning.
Questo ci ha consentito appunto di avere un robot intelligente perché consente di valutare fino a oltre 200 tipi di sporco, passare sopra le macchie di sporco, verificare con dei sensori posteriori se ha effettivamente pulito queste macchie ed
eventualmente ritornare indietro, ripassare sopra la macchia se è uno sporco davvero ostinato fino a che la macchia non sia completamente andata via.
Perché avevamo visto anche su degli studi che avevamo fatto al campus qua in UK che uno dei punti cruciali era appunto il fatto che l'utente - specialmente in Italia - non si fida moltissimo della pulizia del robot.
Quindi il nostro brief di progetto è stato proprio quello di far sì che il robot sia il più affidabile possibile e quando effettua il suo lavoro si prende cura che lo sporco sia del tutto andato via.
Un'altra cosa interessante che dicevi è che all'inizio i robot aspirapolvere andavano un po' a caso, ecco, cioè trovavano una parete e cercavano un po' di indovinare dove erano già passati.
Questo in realtà lo abbiamo già visto anche, per fare un'analogia in un altro ambito, cioè quello dei robot tagliaerba che avevano un funzionamento simile, e poi però anche il progresso tecnologico ha portato a creare robot aspirapolvere molto più "intelligenti".
E quindi come funziona la guida autonoma di un robot grazie all'utilizzo delle telecamere e della sensoristica varia?
Sì, assolutamente.
Abbiamo sensori e telecamere, inoltre abbiamo anche una cosa importantissima, il robot lo abbiamo connesso alla app "MyDyson".
Nell'app MyDyson possiamo quindi vedere come il robot ha mappato tutta la nostra abitazione e ad esempio assegnare dei nomi ai vari spazi della nostra casa e anche programmare quando andare a pulire determinati spazi piuttosto che altri, per poter far sì che il robot appunto si adatta alla nostra routine.
Un esempio concreto potrebbe essere il fatto: che esco per andare al lavoro alle 9 del mattino e programmo al robot che fa la pulizia appunto alle 9 e mezza quando io sono via così che puoi ridurre i rumori e torni a casa che il tuo spazio è completamente pulito.
Usciamo ora dalla nostra casa ed è in realtà da qui che nasce l'idea di questa puntata perché come utenti, come consumatori noi siamo soliti associare Dyson, come dicevo anche all'inizio, a tutta una serie di prodotti consumer di cui in parte
abbiamo parlato anche finora, ma in realtà ci sono tutta una serie di altre soluzioni che proponete per luoghi pubblici o luoghi privati aperti al pubblico, come ad esempio aeroporti o centri commerciali che hanno sempre a che fare... con come filo
conduttore sempre il flusso dell'aria e che seppur appunto non vediamo, in alcuni casi, hanno un impatto diretto anche sul nostro benessere in questo spazio.
Un esempio, diciamo, tra i più visibili è quello degli asciugamani di Dyson all'interno dei bagni che sostituiscono i panni di carta quando appunto dobbiamo asciugarci le mani.
Quindi ci racconti questa parte di ciò che fate?
Sì, esatto Davide, come dici tu, molto spesso gli utenti interagiscono con le tecnologie Dyson anche fuori casa senza magari rendersene conto.
Io stesso la prima volta che ho interagito con un prodotto Dyson è stato probabilmente in un aeroporto per asciugarmi le mani utilizzando appunto il nostro Dyson Airblade e da lì mi sono subito fatto un'idea della parte ingegneristica che contraddistingueva questa azienda che poi è diventato il mio posto di lavoro attuale.
Un esempio molto diffuso appunto come accennavo adesso sono i Dyson Airblade che sono i nostri asciugamani che troviamo negli aeroporti, ristoranti, uffici o anche centri commerciali e dietro questi dispositivi c'è un lavoro di ingegneria molto più complesso di quanto può sembrare.
Ad esempio nell'ultimo modello che abbiamo rilasciato il nostro Dyson Airblade 9kJ è un esempio diciamo di questo approccio dove abbiamo realizzato 900 prototipi in circa tre anni di ricerca e sviluppo.
Abbiamo in questo prodotto realizzato un flusso d'aria che utilizza una fessura d'uscita dell'aria di appena 0.45 mm che genera una vera e propria lama d'aria che viaggia fino a 624 km orari.
Questo ci permette di asciugare le mani in circa 10 secondi mantenendo appunto gli spazi sempre liberi e pronti a... diciamo specialmente negli aeroporti dove ci sono aree di alto flusso di persone questa è una cosa che fa veramente la differenza.
Inoltre rispetto all'utilizzo di asciugamani di carta questo tipo di tecnologia può ridurre le emissioni di anidride carbonica fino all'84%, quindi è un prodotto molto più sostenibile e va a ridurre i costi sia per i progetti dal punto di vista
energetico e architetturale perché poi questi prodotti vengono specificati da architetti e diciamo studi di architettura appunto e allo stesso tempo un prodotto che rende molto più sostenibile dal punto di vista ambientale.
Certo e... che poi in realtà prodotti di questo tipo, quindi asciugamani elettrici, sono sempre esistiti.
La differenza però è nella potenza del getto cioè il rischio è che utilizzandoli si esca dal bagno con le mani ancora bagnate e per di più si è anche sprecata energia elettrica per farli funzionare quindi c'è questo doppio problema.
E i vostri invece hanno un getto molto potente e fra l'altro, una curiosità, è che questo getto non è nemmeno caldo quindi non è necessario che sia caldo per asciugare bene le mani.
Esattamente.
Quello che abbiamo scoperto durante il periodo di ricerca e sviluppo è che la cosa più efficace a rimuovere l'acqua dalle nostre mani, appunto, è il flusso d'aria ad alta velocità e non tanto il calore.
Inoltre per generare calore è molto dispendioso a livello energetico, quindi utilizzando le nostre tecnologie con i motori digitali miniaturizzati abbiamo deciso appunto di concentrarci su creare un sistema ad alta pressione che possa generare aria
molto veloce e rimuovere l'acqua in maniera molto efficiente ed efficace risparmiando energia dal punto di vista energetico, perché poi la parte di energia richiesta per il calore è molto più alta rispetto alla parte di energia richiesta per creare il flusso d'aria.
Ok e poi un altro aspetto legato a questo - è un tema che mi appassiona ecco - è quello igienico.
Cioè come fate a garantire l'igiene di un prodotto di questo tipo considerando che poi viene utilizzato da tantissime persone che si presuppone appunto che per utilizzarlo si siano lavate le mani con sapone e tutto però inevitabilmente viene utilizzato... pensiamo al caso dell'aeroporto, da centinaia e centinaia di persone ogni ora.
Sì, esattamente, quello che abbiamo fatto con i nostri prodotti, è cercare di creare dei prodotti che sono "touch-free" con dei sensori che con l'avvicinare della mano fanno sì che si azioni il prodotto e questo consente di avere la mano distante dal prodotto senza toccarlo.
Quindi touch-free, prima cosa.
Inoltre abbiamo utilizzato anche dei filtri HEPA, che consentono di filtrare l'aria completamente e questo garantisce all'aria che va a sfiorare le nostre mani di essere completamente pulita e purificata prima di toccare le nostre mani.
Ecco e parlando di purificazione dell'aria, questi luoghi sono frequentati da tante persone tutte insieme e quindi c'è il rischio appunto che nell'aria potenzialmente ci sia di tutto, specialmente in un periodo come questo di cambio di stagione,
quindi penso a virus pensiamo anche al Covid e quindi quali sono le soluzioni che avete sviluppato per migliorare, in luoghi come questi, la qualità dell'aria?
Quando parliamo di gestione dell'aria in spazi molto frequentati come palestre o centri commerciali la complessità aumenta perché la qualità dell'aria cambia continuamente in base al numero di persone e alle attività che si svolgono in questi spazi.
Per questo i nostri purificatori Dyson innanzitutto utilizzano dei sensori che monitorano costantemente parametri come polveri sottili, composti organici volatili, temperatura e umidità.
Queste informazioni vengono poi elaborate da algoritmi interni al prodotto che regolano automaticamente la velocità del flusso d'aria e quindi l'intensità della filtrazione.
Un esempio concreto potrebbe essere come ad esempio in una palestra durante le ore di maggiore affluenza i sensori possono rilevare un aumento di polveri sottili o di anidride carbonica per esempio.
Quindi il sistema dei nostri purificatori reagisce automaticamente aumentando il flusso d'aria e l'attività appunto di filtrazione per mantenere l'ambiente più salubre possibile per chi lo utilizza.
Inoltre può anche informare - tramite appunto l'app come menzionavo prima per il robot - informare anche il proprietario della palestra sui livelli di CO2, quindi di anidride carbonica, e informarlo quando magari è conveniente ventilare l'aria
maggiormente e così via, quindi può anche essere utilizzato per raccogliere dati per migliorare gli spazi della palestra stessa dal punto di vista appunto dell'umidità, temperatura e così via.
Inoltre con l'Auto Mode, con il sistema automatico il prodotto lavora solamente quando c'è bisogno e quindi consente anche di essere un prodotto più efficace dal punto di vista energetico e far risparmiare il proprietario del centro commerciale o del negozio, della palestra e così via.
Sì, quindi è una questione sia di efficienza... la possibilità di raccogliere questi dati sulla qualità dell'aria in quel momento permette di rendere il sistema di purificazione più efficiente ma anche meno rumoroso perché lo faccio funzionare
solo quando effettivamente serve o con la potenza necessaria per il carico di persone che c'è in quel momento.
Che poi in realtà tutto questo tema della qualità dell'aria e della purificazione non riguarda solo i luoghi pubblici o aperti al pubblico ma avete anche delle soluzioni pensate per le case ecco, perché magari in quel caso c'è più il problema dello smog ad esempio che proviene da fuori ecco.
Quindi anche in casa abbiamo potenzialmente un problema di qualità dell'aria.
Sì, assolutamente.
Poi in realtà c'è anche un discorso che con le case attuali, che sono molto più isolate termicamente in realtà poi le fonti di inquinamento sono presenti anche all'interno delle nostre case, basta pensare quando cuciniamo o anche ai composti
organici volatili rilasciati dai nostri immobili, ad esempio quando sono nuovi specialmente e così via.
Quindi avere un purificatore ci consente veramente di gestire in maniera attiva i nostri spazi e renderli il più salutari possibili.
Abbiamo anche fatto degli studi che ci ha permesso tramite i... abbiamo 2.5 milioni di purificatori con essi in giro per tutto il mondo e abbiamo fatto uno studio che ci ha consentito di capire qual è la situazione reale dell'inquinamento e su due
paesi su tre abbiamo visto che l'inquinamento appunto è più alto all'interno delle abitazioni piuttosto che all'esterno.
Quindi questo è un fattore molto molto importante e fa capire appunto l'importanza di avere un purificatore ben fatto, di qualità che possa intervenire su questi spazi per renderli appunto più salutari possibile per gli utenti.
Anche questo è un aspetto molto interessante perché tutti i vostri prodotti con questi sensori permettono di avere un quadro molto preciso di quella che è la situazione della qualità dell'aria che altrimenti sarebbe misurabile solo con dei
sensori posizionati in un punto specifico, in questo caso invece con i vostri prodotti si può avere un quadro molto più diffuso e distribuito della qualità, ecco, in un determinato territorio anche molto ampio.
Esattamente.
E un altro tema molto importante secondo me che forse non abbiamo toccato direttamente è appunto quello del rumore, cioè un altro elemento che contraddistingue i vostri prodotti è proprio quello che realizzate dei prodotti che anche in relazione alla loro potenza sono molto silenziosi.
E quindi ci racconti questo aspetto?
Cioè come fate a realizzare prodotti potenti ma che allo stesso tempo non creano disturbo, ecco, non fanno un forte rumore?
Per farlo... questo è un tema veramente importante Davide, come stai menzionando, perché il rumore e l'acustica del prodotto è una delle cose veramente importanti perché poi il prodotto quando è acceso per periodi più o meno lunghi comunque potrebbe essere molto fastidioso.
L'approccio che noi abbiamo in Dyson è quello di lavorare sulla parte acustica e aerodinamica.
Infatti l'aerodinamica è da sempre uno dei campi di ricerca fondamentali per noi a Dyson.
Fin dai primi aspirapolvere ciclonici è una parte essenziale del lavoro degli ingegneri è stato appunto quello di capire come l'aria si muovesse all'interno dei dispositivi e come controllarla nel modo più efficiente possibile.
Lo stesso approccio lo ritroviamo oggi in tantissimi prodotti Dyson - dall'Airblade come menzionavo prima per asciugarsi le mani ai purificatori.
Un esempio recente è il nuovo purificatore Dyson HushJet.
In questo caso abbiamo sviluppato un sistema di proiezione dell'aria completamente nuovo con un ugello a forma di stella che è ispirato ai motori a reazione.
Qui ci tengo a dire un aneddoto che tra l'altro questi motori a reazione o comunque dispositivi aeronautici li abbiamo anche qua in campus in UK, perché James Dyson è molto appassionato di aeronautica.
Quindi ad esempio nella zona in cui facciamo pranzo abbiamo un Hurricane appeso nel soffitto, è un ambiente molto suggestivo e questo ispira anche poi quelli che sono i nostri prodotti e com'è il design dei nostri prodotti in un certo senso.
Come appunto menzionavo qua sull'HushJet.
Ritornando appunto all'HushJet abbiamo questo ugello a forma di stella appunto ispirato ai motori a reazione, questa geometria serve a rendere il flusso d'aria più ordinato riducendo le turbolenze che sono una delle cause principali per la generazione di questi rumori.
Un altro elemento importante riguarda il sistema di filtrazione.
Nel caso di HushJet abbiamo utilizzato dei filtri elettrostatici che ci permettono di catturare le particelle ma con una minore resistenza al passaggio dell'aria rispetto a molti filtri tradizionali.
Questo è molto importante perché se riusciamo a ridurre la pressione all'interno del prodotto riusciamo anche a ridurre l'acustica fondamentalmente.
Quindi questo è uno degli approcci che utilizziamo.
Il risultato che abbiamo ottenuto è questo dispositivo, HushJet, che è capace di muovere fino a 70 litri d'aria al secondo, con una "CADR" di circa 250 metri cubi all'ora.
CADR significa Clean Air Delivery Rate, quindi è la quantità d'aria pulita che riesce a generare all'ora, quindi metri cubi d'aria pulita generati ad ogni ora di funzionamento.
Quindi questo lo riusciamo a fare con un prodotto molto compatto e molto silenzioso, infatti questo sistema può scendere fino a 24 decibel che sono equivalenti e paragonabili a un sussurro nella modalità a notte, che è fino a 4 volte più silenzioso dei purificatori tradizionali.
A Dyson il design del prodotto non è solamente estetica, ma la forma del prodotto serve proprio a controllare il flusso dell'aria, ridurre il rumore e distribuire l'aria purificata in modo efficiente nell'ambiente.
Quindi la forma del prodotto è spesso influenzata appunto dalla funzione.
E poi di per sé, molto spesso - ed emblematico è il caso del Dyson HushJet di cui hai parlato - questo comunque crea dei prodotti che sono esteticamente belli, ecco.
Esattamente, perché poi la funzione e le performance nella mia opinione spingono anche ad avere un prodotto molto bello esteticamente che dà proprio l'idea appunto di performance elevate.
Sì quindi è il flusso d'aria che influenza il design e per sua natura il design che emerge è un design che è molto aerodinamico, è bello esteticamente...
Accattivante.
Accattivante, esatto.
E per chiudere volevo farti una domanda... perché adesso abbiamo parlato appunto del presente di quali sono i vostri prodotti, le vostre soluzioni, però quali sono le sfide che state affrontando e quali sono prodotti o anche categorie di prodotti su cui state lavorando?
Sì, senz'altro.
Nei prossimi anni vedremo dispositivi sempre più intelligenti e connessi anche in grado di comprendere meglio l'ambiente in cui loro stessi operano.
Uno dei filoni più interessanti è l'integrazione dei sensori avanzati e i sistemi di analisi dei dati che secondo me permetteranno ai dispositivi di monitorare in modo sempre più preciso la qualità dell'aria e adattare automaticamente il loro funzionamento.
L'intelligenza artificiale giocherà un ruolo molto importante e avrà un ruolo fondamentale soprattutto nell'ambito della gestione predittiva, secondo me.
Inoltre questo significa anche che i sistemi non si limiteranno più a reagire ai cambiamenti dell'ambiente ma potranno anticiparli appunto.
Ad esempio analizzando dati storici e pattern di utilizzo degli spazi.
Un sistema potrebbe prevedere quando la qualità dell'aria sta per peggiorare - ad esempio in un ufficio o in una palestra - e intervenire in anticipo.
Quindi la direzione è quella di dispositivi sempre più autonomi, intelligenti, integrati nei nostri ambienti, capaci di migliorare il comfort e la qualità dell'aria quasi in modo invisibile per l'utente.
Ok, quindi in realtà i prodotti e le categorie di prodotti, le soluzioni sono quelle e poi ce ne sarebbero anche altre che accennavi tu all'inizio che non abbiamo toccato, quindi pensiamo a tutto ciò che riguarda la cura personale come i vostri
fon, però a cambiare forse o a essere potenziata è la presenza di sensori in grado di raccogliere dati, quindi di conseguenza poi IA, intelligenza artificiale per elaborarli, per dare dei servizi e dei prodotti, delle funzionalità migliori
all'utente finale, che siamo sempre noi, però da una parte come consumer e come acquirenti di questi prodotti nelle nostre case e poi in luoghi aperti al pubblico come appunto visitatori che beneficiano, ecco, di una qualità dell'aria migliore, di un miglior sistema per asciugarsi le mani e più in fretta.
Sì, senz'altro.
Vorrei però precisare una cosa su questo tema perché a Dyson siamo molto attenti sulla privacy.
Ad esempio come menzionavo prima sul nostro robot Spot+Scrub Ai abbiamo una telecamera HD, abbiamo dei sensori, abbiamo quindi molta tecnologia all'interno del prodotto.
Però in questo caso vorrei appunto precisare il fatto che il nostro prodotto analizza i dati localmente, solo all'interno del prodotto.
I dati non vengono caricati in cloud o in zone condivise e questa è una cosa molto importante perché per noi a Dyson la privacy degli utenti è una cosa fondamentale.
Eh sì, anche questo è un aspetto importantissimo perché si tratta sempre di un robot che ha telecamere, sensori e un robot che gira all'interno di casa nostra e quindi il prezzo da pagare per avere il pavimento pulito non può essere quello della
propria privacy, quindi è fondamentale che i dati non vengano utilizzati e che sia sicuro da un punto di vista cyber e che nessuno possa accedere a quelle informazioni.
Sì, assolutamente.
Per noi è importante utilizzare questi dati e l'intelligenza dei prodotti in maniera opportuna senza andare ad invadere la privacy dei nostri utenti.
Ad esempio quando è possibile si possono creare dati artificiali, si può utilizzare machine learning ad esempio partendo da alcuni dati reali magari fatti con un trial interno ad esempio e poi si può creare questi dati sintetici per poter allenare
il prodotto e questo ad esempio ci consente di avere dati attendibili ma senza andare ad intaccare appunto e utilizzare dati degli utenti stessi.
Senza poter capire da dove questi dati arrivino, ecco.
È importante però dire che quando utilizziamo il machine learning utilizziamo generalmente dati interni e non utilizziamo dati dei nostri clienti.
Perfetto allora, grazie Matteo perché abbiamo fatto secondo me un quadro veramente completo di chi è Dyson e di che cosa fate trattando delle tematiche che molto spesso appunto come dicevo non vengono affrontate che però rendono bene l'idea di
ciò che fate e che importanza ha il flusso d'aria e saperlo gestire all'interno della nostra quotidianità di casa e non solo.
Quindi grazie dell'approfondimento e alla prossima.
Grazie Davide, alla prossima.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli, che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.

