In questa quinta e ultima puntata estiva Matteo Gallo, autore del podcast, parlerà della decisione controversa di Sony di abbandonare la produzione dei dischi fisici per concentrarsi solamente sui formati digitali e delle possibili ripercussioni sui canali di vendita secondari.
La programmazione regolare riprenderà a Settembre.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Nella quinta e ultima puntata dell'edizione estiva, Matteo Gallo, autore del podcast, ci parlerà della decisione controversa di Sony di abbandonare la produzione dei dischi fisici per concentrarsi solamente sui formati digitali e delle possibili ripercussioni sui canali di vendita secondari.
A inizio di quest'estate Sony ha comunicato che, a partire da gennaio 2028, cesserà la produzione di copie fisiche su disco ottico per i nuovi videogiochi destinati alle console PlayStation.
Tra l'altro questa notizia è arrivata praticamente in concomitanza con l'apertura delle prevendite di GTA 6, avvenuta a fine giugno, e a pochissima distanza dall'annuncio di Take-Two secondo cui il titolo sarà disponibile esclusivamente in formato digitale.
Da quel momento dunque i giochi saranno reperibili unicamente in formato digitale, scaricabili dal PlayStation Store o attraverso codici da riscattare online.
In altre parole, le scatole continueranno a comparire sugli scaffali dei negozi, ma al loro interno si troverà soltanto un codice di attivazione, esattamente come già avverrà con lo stesso GTA 6, la cui uscita è prevista per il 19 novembre 2026.
Questa decisione però non toccherà i titoli già pubblicati o in uscita prima del 2028, infatti continueranno a essere distribuiti su supporto fisico come fatto sino ad ora.
Sony ha motivato la scelta parlando di "evoluzione delle preferenze dei consumatori", ormai orientati in modo sempre più netto verso il digitale: oggi, del resto, oltre l'85% dei videogiochi venduti per PS4 e PS5 viene acquistato in formato digitale.
I dati finanziari hanno confermato questa tendenza in modo inequivocabile poichè nel 2025 l'azienda ha immesso sul mercato 70 milioni di copie fisiche, generando ricavi per appena un miliardo di dollari, a fronte di 248 milioni di copie digitali capaci di produrre ricavi per sette miliardi di dollari.
Osservata da un punto di vista puramente aziendale, la mossa di Sony risulta perfettamente coerente.
L'eliminazione della filiera di stampa dei Blu-ray, della logistica di trasporto, dello stoccaggio nei magazzini e della ripartizione dei margini con la grande distribuzione consente all'azienda di trattenere una quota di profitto sensibilmente più alta su ogni copia venduta.
Il vero fulcro strategico dell'operazione, tuttavia, non risiede soltanto nel risparmio sui costi di produzione, quanto piuttosto nella progressiva neutralizzazione del mercato dell'usato.
Il disco fisico ha rappresentato per anni il simbolo di un'economia circolare in cui l'utente finale manteneva il diritto di rivendere il bene acquistato, alimentando un mercato parallelo capace di offrire titoli a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli proposti negli store digitali.
Nel momento in cui l'unico canale di accesso diventa il PlayStation Store, il produttore ottiene di fatto il monopolio assoluto sulla determinazione dei prezzi, eliminando i ribassi competitivi dei rivenditori e la naturale svalutazione dei titoli a pochi mesi dal lancio.
Questo cambiamento, inoltre, ridefinirà profondamente anche il concetto stesso di possesso.
Acquistare un gioco in formato digitale non equivale a possederlo, quanto piuttosto a pagare per una licenza d'uso revocabile, come già avvenuto con la rimozione di alcuni film già acquistati sul store PlayStation a causa della scadenza dei relativi diritti di licenza.
La notizia ha inevitabilmente suscitato delle reazioni parecchio negative tra i videogiocatori.
Per una buona parte della community si tratta della fine di un'epoca nella quale, per coloro che non potevano permettersi ogni volta di spendere 70 o 80€, bastava attendere qualche mese per poter acquistare videogiochi a prezzi competitivi e poi eventualmente rivenderli su altri canali.
Non a caso, in molti ritengono che, per abbattere in via definitiva il mercato secondario dei videogiochi, la prossima console PlayStation 6 rinuncerà del tutto all'unità ottica, diventando a sua volta una piattaforma esclusivamente digitale.
Altri, al contrario, sottolineano invece come questa transizione possa favorire lo sviluppo di nuove offerte digitali e formule in abbonamento, riducendo sensibilmente i costi di produzione e distribuzione.
La domanda più interessante, a questo punto, riguarda l'eventuale effetto domino che questa decisione potrebbe generare su altri pilastri dell'intrattenimento domestico, in particolare l'home video, ancora legato ai formati DVD, Blu-ray e la riproduzione musicale su CD e vinile.
Tuttavia siamo di fronte a scenari del tutto diversi.
Nel mondo videoludico, il disco ha smesso da tempo di essere il vero supporto primario di gioco, trovandosi ormai in netta minoranza rispetto al download digitale: quando infatti un Blu-ray viene inserito in una console, l'hardware si limita a
copiarne i dati sull'unità interna, scaricando poi le eventuali patch correttive e aggiornamenti tramite la rete.
Il disco, in altre parole, funge ormai da semplice chiave di autenticazione fisica, ovvero una sorta di licenza hardware che gira a vuoto durante l'effettiva esecuzione del codice.
Nel settore audiovisivo e musicale, al contrario, il supporto fisico continua a rappresentare il garante diretto e insostituibile della qualità di riproduzione, un elemento che rende la transizione verso la totale digitalizzazione un percorso meno definito e, probabilmente, ancora piuttosto lontano.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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