L'immaginario collettivo del Natale è indissolubilmente legato alla neve, a quel paesaggio bianco che letteratura e cinema hanno idealizzato nelle nostre menti. Eppure, chi osserva con attenzione le dinamiche climatiche degli ultimi anni sa bene che quella coltre bianca oggi è sempre meno scontata e sempre più il risultato di una sofisticata ingegneria. In questa puntata analizziamo come funzionano le cosiddette "fabbriche della neve" e come l'innovazione tecnologica stia cercando di contrastare l'innalzamento delle temperature, garantendo quel Natale innevato che altrimenti rischierebbe di rimanere solo un ricordo.
Nella sezione delle notizie parliamo della crisi nel mercato globale delle RAM, della modifica della Commissione Europea al divieto di vendita delle auto termiche dal 2035 e infine del rivoluzionario disco in vetro da 360 terabyte britannica SPhotonix.




Brani
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Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo di come la tecnologia stia trasformando le montagne in veri e propri impianti di produzione di neve, e il ruolo in tutto questo di cannoni intelligenti, di fabbriche di neve e di tutta una serie di sistemi di gestione computerizzati che garantiscono il "Bianco Natale", indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.
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Nelle ultime settimane si è parlato spesso della crisi nel mercato globale delle RAM, forse una delle più forti del settore, e che avrà conseguenze molto importanti in diversi ambiti.
Ma cosa sta succedendo?
I prezzi delle memorie sono aumentati anche del 200% o 300% negli ultimi mesi, mettendo a rischio i mercati di PC, smartphone o console da gaming.
La causa è dovuta all'altissima richiesta produttiva di memorie ad alte prestazioni necessarie nei data center dedicati all'intelligenza artificiale.
Come abbiamo più volte spiegato, infatti, questa tecnologia consuma parecchie risorse in termini energetici e ha bisogno di grande memoria e potenza computazionale.
Di conseguenza, con le principali industrie impegnate nella produzione di RAM destinate all'IA, i tagli di memoria rivolti al mercato consumer iniziano a scarseggiare, con prezzi che sono quindi passati, in pochi mesi, da 80 fino a 300 o 700 dollari.
Cosa succederà, dunque?
Oltre ai prezzi alle stelle, sia in negozi fisici che online, molte aziende stanno già accumulando scorte per contenere gli aumenti, ma si prevede che le prossime generazioni di smartphone o PC saranno dotati di tagli di memoria inferiore, sacrificando quindi la parte delle prestazioni per contenere i costi.
Dall'altro lato, sembra che i produttori di RAM preferiscano concentrarsi sul mercato attualmente più profittevole, quello dell'IA, contribuendo ad alimentare una crisi i cui effetti saranno evidenti solo nel corso del prossimo anno.
La Commissione europea ha modificato uno degli obiettivi cardine del Green Deal, attenuando il divieto assoluto di vendita di auto a benzina e diesel previsto per il 2035.
Secondo la normativa originaria del 2022, i costruttori avrebbero dovuto garantire una riduzione totale delle emissioni dei veicoli immatricolati nell'Unione.
Ora, però, la soglia delle riduzioni dirette dai gas di scarico viene abbassata al 90%, mentre il restante 10% potrà essere compensato attraverso misure ambientali adottate negli stabilimenti produttivi, come l'utilizzo di acciaio verde o biocarburanti.
Questa revisione consente ai produttori di continuare a commercializzare limitate quantità di veicoli ibridi plug-in o persino a motore termico tradizionale.
La transizione verso l'elettrico rimarrà comunque centrale, tuttavia verrà garantita maggior flessibilità operativa alle case automobilistiche europee.
Analogamente, gli obiettivi fissati al 2030 per i veicoli commerciali leggeri sono stati ridotti dal 50% al 40%.
La conservazione della memoria umana è una sfida tecnologica senza precedenti e che la startup britannica SPhotonix sta affrontando con una soluzione che sembra uscita dalla fantascienza, ovvero il 5D Memory Crystal.
Questo supporto rivoluzionario consiste in un piccolissimo disco in vetro di silice fusa in grado di contenere ben 360 terabyte di dati, scritti tramite laser, che creano nanostrutture tridimensionali chiamati voxel.
Si tratta di un'evoluzione tangibile di quanto avevamo già ipotizzato nella puntata "Quale sarà il futuro dei nostri ricordi digitali?", dove ci eravamo interrogati proprio sulla fragilità dei moderni sistemi di archiviazione rispetto ai supporti analogici.
Nonostante le attuali velocità di scrittura siano ancora basse, attestandosi circa a 4 MB al secondo, l'azienda prevede di potenziarle drasticamente per l'uso nei data center e di eliminare la necessità di energia elettrica per preservare le
informazioni nel tempo e resistere persino alle radiazioni cosmiche, rendendo il supporto ideale per custodire il genoma umano o i nostri archivi storici letteralmente per l'eternità.
Siamo ormai entrati nel cuore di dicembre e mentre le città si illuminano sempre di più e la corsa ai regali raggiunge il suo apice, per milioni di appassionati questo periodo significa una sola cosa: preparare l'attrezzatura da sci, caricare l'auto e partire verso le montagne.
L'immaginario collettivo del Natale, d'altronde, è indissolubilmente legato alla neve, a quel paesaggio ovattato e bianco che la letteratura e il cinema hanno idealizzato nelle nostre menti.
Eppure chi osserva con attenzione le dinamiche climatiche negli ultimi anni, sa bene che quella coltre bianca, oggi, è sempre meno scontata e sempre più il risultato di una sofisticata ingegneria.
La neve, infatti, ha smesso di essere una variabile meteorologica imprevedibile per trasformarsi in un vero e proprio prodotto industriale, soggetto a pianificazione, controllo qualità e gestione, esattamente come qualsiasi altro bene manifatturiero.
In questa ultima puntata prima del giorno di Natale non parleremo di meteo, ma di tecnologia.
Analizzeremo come funzionano le cosiddette fabbriche della neve, per capire come l'innovazione stia cercando di contrastare l'innalzamento delle temperature, garantendo quel "Natale innevato" che altrimenti rischierebbe di rimanere solo un ricordo.
Per comprendere la portata di questa tecnologia dobbiamo prima di tutto puntualizzare su un equivoco terminologico.
All'interno del settore non è del tutto corretto parlare di "neve artificiale", termine che evoca qualcosa di sintetico o plastico, ma si preferisce la definizione di "innevamento programmato o tecnico".
La differenza sta nel fatto che questa tecnologia non fa altro che replicare il processo naturale di formazione dei cristalli, ma lo fa in un ambiente controllato e soprattutto accelerato.
Ma come funziona tecnicamente la creazione della neve?
Tutto parte dalla termodinamica.
Se pensiamo che per fare la neve basti avere una temperatura dell'aria sotto zero, in realtà ci stiamo sbagliando.
L'ingegneria dell'innevamento infatti non guarda la temperatura che leggiamo sul cruscotto dell'auto, detta "temperatura di bulbo secco", ma un parametro molto più complesso chiamato "temperatura di bulbo umido".
Questo valore integra l'effetto dell'umidità relativa e rappresenta la temperatura più bassa che si può ottenere per evaporazione dell'acqua.
In poche parole, l'evaporazione è un processo che sottrae calore, dunque se l'aria è molto secca, l'acqua sparata dei cannoni evapora rapidamente, raffreddando drasticamente la goccia rimanente.
Perciò anche se l'umidità è molto bassa, ad esempio del 20%, è tecnicamente possibile produrre neve anche se il termometro segna +2 gradi sopra lo zero.
Al contrario, con un'umidità del 90% anche a zero gradi, la neve non si formerebbe o sarebbe di pessima qualità perché l'aria è già satura d'acqua.
Per quanto riguarda l'arsenale hardware che popola le piste, oggi possiamo distinguere 3 principali famiglie di macchinari, ognuna con una sua specifica funzione e applicazione d'uso.
La prima categoria, quella più riconoscibile, è costituita dai generatori a ventola.
In pratica sono delle macchine imponenti, simili a turbine d'aereo, che vediamo spesso a bordo pista.
Al loro interno un ventilatore assiale crea un potente flusso d'aria che serve da vettore per sparare la miscela di acqua e aria a grande distanza, aumentando il tempo di volo delle goccioline.
Perché è importante il tempo di volo?
Perché la goccia d'acqua deve avere il tempo fisico di congelare mentre è in aria prima di toccare terra.
Se atterra troppo presto, avremo ghiaccio vetroso; se congela troppo in fretta, verrà dispersa dal vento.
I modelli più evoluti di queste macchine, come quelli prodotti dal leader di mercato TechnoAlpin, sono dotati di inverter e regolazioni a frequenza variabile.
Questo significa che il cannone percepisce le condizioni esterne.
Se fa molto freddo, la ventola gira più lentamente per risparmiare energia.
Se le temperature sono marginali, spinge al massimo per favorire il raffreddamento.
La seconda tipologia, meno rumorosa ma altrettanto diffusa, è quella delle lance.
Si tratta di lunghe aste verticali, alte fino a 10 metri, che sfruttano la gravità e l'altezza per guadagnare quel tempo di volo necessario alla cristallizzazione, eliminando la necessità di energivore ventole elettriche.
Qui l'innovazione del 2025 ha fatto passi da gigante.
Le nuove teste di queste lance sono state ridisegnate con una fluido-dinamica interna, ottimizzata per permettere di aumentare la produzione di neve del 30%, riducendo contemporaneamente il consumo energetico del 25%.
Questi strumenti sono ideati per le piste strette e i raccordi, e sebbene sembrino semplici tubi, nascondono ugelli e nucleatori ad alta precisione capaci di operare con pressioni dell'aria sempre più basse.
Ma la vera frontiera è rappresentata dalla terza categoria, le cosiddette fabbriche della neve o "SnowFactory".
Qui la tecnologia si dissocia definitivamente dai parametri meteorologici citati poco fa.
Queste macchine infatti non sono cannoni, ma giganteschi refrigeratori industriali che funzionano indipendentemente dalle temperature esterne, riuscendo a produrre neve anche a +15 o +20°C.
Il principio è quello di un ciclo frigorifero chiuso.
L'acqua viene raffreddata all'interno della macchina fino a formare scaglie di ghiaccio, che vengono poi raschiate e soffiate fuori.
Naturalmente i costi energetici di questa tecnologia sono molto elevati, motivo per cui non vengono usate per innevare intere montagne, ma per interventi chirurgici come le aree per le partenze degli impianti o i campi scuola, assicurando in questo modo la data di apertura indipendentemente dalle condizioni esterne.
Tuttavia l'aspetto forse più interessante non è tanto l'hardware, quanto il software e l'infrastruttura nascosta che governa tutto questo sistema.
Un moderno comprensorio sciistico, infatti, deve essere immaginato come una smart city ad alta quota.
Sotto la neve corre una rete invisibile di tubature, cavi dati e stazioni di pompaggio che gestiscono milioni di litri d'acqua, spesso stoccati in bacini artificiali d'alta quota che fungono da enormi batterie idriche.
Il cervello di tutto questo è un sistema di controllo centralizzato, come il software ATASSpro, che trasforma la montagna in un ecosistema altamente tecnologico.
Questo software non si limita ad accendere o spegnere gli innevatori, ma analizza i dati meteo in tempo reale e decide autonomamente la strategia migliore.
Facciamo un esempio concreto: se la temperatura è marginale, ad esempio meno un grado e mezzo, il software potrebbe calcolare che il costo energetico per produrre un metro cubo di neve è troppo alto e decidere di restare in stand-by.
Appena i sensori rilevano un calo a meno quattro gradi, il sistema sfrutta quello che in gergo si chiama finestra di freddo, sparando neve con la massima efficienza possibile.
In questo modo ogni kWh consumato produrrà la massima quantità di neve.
Questa digitalizzazione si spinge fino ai mezzi battipista, i famosi gatti delle nevi.
I modelli più recenti sono equipaggiati con sistemi GPS di precisione e sensori che mappano il terreno.
Incrociando questi dati con la mappa 3D della montagna rilevata in estate, l'operatore vede sul monitor lo spessore esatto della neve sotto i cingoli con precisione centimetrica.
Questo permette di spostare la neve solo dove serve davvero, evitando di produrne in eccesso dove c'è già sufficienza.
È un'applicazione perfetta del concetto di efficienza basata sui dati, che evita sprechi enormi di acqua e di energia.
E parlando di efficienza e sostenibilità, non possiamo non citare una tecnica che sta prendendo sempre più piede e che rappresenta un curioso mix tra tecnologia e antichi principi, lo Snow Farming.
L'idea è semplice ma geniale, ovvero conservare la neve prodotta naturalmente nei mesi invernali.
Uno dei progetti più noti è ad esempio lo "Snowfarm 3000" a Livigno, che mira ad accumulare enormi quantità di neve alla fine della stagione invernale, coprendole durante l'estate con strati di cippato di legno o teli geotessili riflettenti.
Naturalmente per queste soluzioni una parte della neve è destinata a sciogliersi, ma le perdite variano dal 20% al 30% e la massa che rimane è sufficiente per stendere una base per le piste già a ottobre, senza dover accendere nemmeno un cannone.
È una strategia che in realtà sposta il costo dell'energia elettrica per produrre neve al gasolio per ridistribuirla con i gatti.
Tuttavia questa soluzione può offrire una sicurezza operativa totale per le aperture anticipate della stagione.
Concludendo questo nostro viaggio tecnologico sulla neve, emerge chiaramente come il settore turistico invernale stia affrontando una trasformazione epocale.
I dati economici oggi parlano chiaro: investimenti come i 215 milioni di euro stanziati dal consorzio Dolomiti Superski - per la stagione 2024-2025 - dimostrano che la neve non può più essere attesa ma deve essere pianificata.
Mentre ci godiamo le nostre vacanze natalizie scivolando su piste perfette, nonostante un autunno che magari è stato avaro di precipitazioni, vale la pena ricordare che sotto i nostri sci c'è un mondo di alta tecnologia.
Un sistema complesso che fonde termodinamica, idraulica, IoT e gestione dei dati per vincere una sfida contro un clima destinato a cambiare.
La neve del futuro sarà sempre meno caduta dal cielo e sempre più prodotta on-demand, grazie a un servizio tecnologico essenziale che permette alla magia del bianco natale di ripetersi puntuale ogni anno.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
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