Negli ultimi decenni la tecnologia ha reso le auto sempre più sicure, tra airbag, sistemi di assistenza alla guida e sensori di ogni tipo. Per chi si sposta su due ruote, invece, la protezione passa soprattutto da quello che si indossa, e i numeri spiegano perché: i motociclisti sono ancora oltre un quarto delle vittime sulle strade italiane. È proprio lì che negli anni si è concentrata buona parte dell’innovazione, fino agli airbag indossabili, nati nelle corse e poi arrivati su strada. Eppure molti motociclisti non li usano ancora, frenati da peso, ingombro e prezzo. Per capire come sta cambiando la sicurezza su due ruote abbiamo parlato con Simone Nieddu, Head of Marketing di Dainese, che ci ha raccontato come nasce Smart GO, un airbag pensato per essere leggero, semplice da usare e alla portata di più persone.
Nella sezione delle notizie parliamo di Shaun, Vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A., il nuovo film in stop motion di Aardman e infine del furto da 6,3 miliardi di dollari subito da Binance.



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L'airbag è un sistema, nel caso di Dainese, completamente "stand alone", è un dispositivo elettronico, non richiede nessun tipo di collegamento fisico con la moto, né connessione con il mezzo a due ruote, il dispositivo riconosce le dinamiche di
caduta pericolosa, quindi in autonomia capisce quando attivarsi e gonfiarsi, si attiva nel momento in cui effettivamente c'è bisogno.
Salve a tutti, siete all'ascolto di INSiDER - Dentro la Tecnologia, un podcast di Digital People e io sono il vostro host, Davide Fasoli.
Oggi parleremo con Dainese di come sta cambiando la sicurezza di chi si sposta su 2 ruote.
Scopriremo come funziona un airbag indossabile e perché molti motociclisti ancora non lo usano, fino ad arrivare alle possibili soluzioni al problema.
Prima di passare alle notizie che più ci hanno colpito questa settimana, vi ricordo che potete seguirci su Instagram a @dentrolatecnologia, iscrivervi alla newsletter e ascoltare un nuovo episodio ogni sabato mattina, su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music oppure direttamente sul nostro sito.
Quest'anno compie 50 anni Aardman, lo studio di animazione di Bristol diventato famoso in tutto il mondo grazie ad opere e personaggi come Wallace e Gromit, Galline in fuga e la pecora Shaun, collezionando numerosi premi, Oscar compresi.
Questa settimana, in tempo per Halloween, è arrivato nelle sale italiane "Shaun, Vita da pecora - Operazione Z.U.C.C.A.", il terzo film dedicato alla pecora Shaun.
Un film realizzato interamente in stop motion, cioè fotografando pupazzi di plastilina e set fisici, spostati di pochi millimetri tra uno scatto e l'altro, per 24 fotogrammi ogni secondo di film.
Eppure è il lungometraggio che Aardman ha girato più velocemente nella sua storia, in appena 36 settimane, con 30 animatori al lavoro in parallelo su decine di set.
Un risultato dovuto soprattutto all'organizzazione, ma in cui anche la tecnologia fa la sua parte, a partire dai software con cui si controllano fotocamere e luci, si confronta ogni scatto con il precedente e si disegnano sullo schermo i movimenti da
realizzare, permettendo quindi agli animatori di concentrarsi sull'animazione vera e propria dei pupazzi.
Una tecnologia, quindi, che agisce dietro le quinte, ma che non tocca ciò che il pubblico vede sullo schermo, dove praticamente tutto resta fatto a mano.
E per raccontare qual è il rapporto tra una realtà cinematografica che adotta un approccio così artigianale e la tecnologia, nella puntata della prossima settimana parleremo con Matthew Walker, co-regista del film.
La sera del 29 ottobre Binance, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo e con cui abbiamo realizzato l'intervista "Binance: il ruolo della blockchain nel sistema finanziario", ha subito un furto stimato di 6,3 miliardi di dollari e distribuiti su dieci blockchain diverse.
Non a caso, questo furto viene già indicato come il più grande nella storia delle criptovalute.
Secondo le prime indagini di Binance, che ha rilasciato sul suo profilo X gli aggiornamenti in tempo reale, tutto sarebbe partito dal computer portatile compromesso di un ingegnere, che avrebbe permesso agli attaccanti di entrare nei sistemi interni
e di far firmare all'azienda stessa dei prelievi non autorizzati, senza, per fortuna, sottrarre le chiavi private dei portafogli.
Le società di analisi TRM Labs e Chainalysis attribuiscono l'attacco a TraderTraitor, un gruppo legato al governo nordcoreano.
Grazie all'intervento rapido di Tether, Circle e Ripple, che hanno bloccato le proprie stablecoin, circa 3 miliardi sono stati congelati, ma gli hacker controllano ancora circa 2,4 miliardi, soprattutto in Bitcoin ed Ethereum, che nessuno può bloccare.
Nel frattempo, Binance ha sospeso i prelievi, che dovrebbero riprendere entro 48 ore, e ha promesso di coprire tutte le perdite con il proprio fondo d'emergenza e con fondi propri, nell'attesa che il denaro rimasto venga, dove possibile, recuperato.
Negli ultimi decenni la tecnologia ha reso le auto sempre più sicure, tra airbag, sistemi di assistenza alla guida e sensori di ogni tipo.
Per chi si sposta su due ruote, invece, la protezione passa soprattutto da quello che si indossa.
Ed è proprio lì che negli ultimi anni si è concentrata buona parte dell'innovazione fino ad arrivare a dispositivi sempre più evoluti pensati per proteggere il motociclista in caso di caduta.
Per capire come sta cambiando la sicurezza su 2 ruote, e che ruolo gioca in tutto questo Dainese, è con noi Simone Nieddu, head of marketing di Dainese.
Benvenuto, Simone.
Ciao Davide, ciao a tutti gli ascoltatori.
Partiamo allora con un'introduzione.
Nel mondo delle moto siete sicuramente una realtà molto conosciuta, molto importante, però anche per un pubblico un po' più generalista, raccontaci chi siete, che cosa fate e qual è anche la vostra missione, soprattutto in tema di sicurezza.
Dainese è un'azienda italiana leader nel mondo del "wearable technology", protezioni e abbigliamento per quelli che noi chiamiamo gli sport dinamici, in particolare il nostro "core target" sono i motociclisti, però possiamo annoverare tra le nostre categorie d'azione anche lo sci, la mountain bike, la vela e molto altro.
Gli sport dinamici sono quegli sport che in contesti diversi si svolgono a velocità molto sostenute, hanno bisogno di protezione in caso di caduta e l'utente bisogno di una massima libertà di movimento per agire nel massimo delle sue possibilità,
nel contesto d'utilizzo, che sono nella maggior parte dei casi - soprattutto quando parla di utilizzo sportivo - delle "extreme conditions", come noi le definiamo.
Dainese nasce nel 1972 a Vicenza, nel 2005 diventa un gruppo acquisendo anche AGV, quindi uno storico marchio italiano di caschi da moto.
A seguire TCX, che è un brand di calzature sempre per la moto, produciamo anche tutti i prodotti motociclistici del marchio Momodesign, quindi caschi e abbigliamento prettamente urbano.
La missione di Dainese verso il consumatore è abbastanza chiara, è una missione per cui devo ammettere, è molto bello lavorare.
Quello che cerchiamo di fare con i nostri prodotti, è prima di tutto dare la sicurezza e la massima libertà agli sportivi appassionati di esprimersi al massimo delle proprie possibilità, nei contesti di utilizzo che prima citavo, ma alla fine
della giornata, semplificando moltissimo, andando su l'essenziale, è sicuramente proteggere e salvare vite.
Ok, quindi diciamo che appunto ci hai detto, in realtà non è solo l'ambito motociclistico, ce ne sono anche altri, vediamo Dainese anche in contesti veramente di sport a livello professionale, quindi penso a MotoGP ecco, citavi anche l'ambito degli
sci e poi in realtà noi abbiamo già avuto a che fare con voi indirettamente, perché abbiamo parlato di come la tecnologia che avete sviluppato, può essere applicata anche in contesti che non c'entrano niente con quello sportivo, come ad esempio per la protezione dalle cadute degli anziani, ecco.
Ma venendo al tema di oggi appunto, il focus è appunto quello di cercare di capire quali sono i rischi che corrono nella pratica ad esempio i motociclisti, il focus soprattutto anche sul motociclista comune, lo scooterista che va al lavoro, fa il
tragitto casa-lavoro in moto e che quindi non ha... normalmente non pensa appunto di... cioè non indossa chissà quale abbigliamento di protezione, ecco.
E quindi raccontaci un po' questo aspetto un po' più nel dettaglio, cioè quali sono i rischi che un motociclista corre, nella pratica, andando in moto?
Ecco, intanto è molto importante distinguere tra un utilizzo sportivo, che sia amatoriale o professionistico in pista e quello che ne può fare un utente della strada, mentre negli ultimi vent'anni le piste soprattutto hanno subito un'evoluzione
incredibile in termini di attenzione verso la sicurezza e poi parliamo di contesti in cui ci sono grandissime vie di fuga, c'è attenzione a tutti i materiali, tutto controllato, le dinamiche sono conosciute in qualsiasi curva, non è così e non
può per natura essere così sulla strada, dove oltre agli ostacoli normali che ci possono essere in un percorso che sia cittadino o extraurbano, quindi l'irregolarità del fondo stradale, tombini, avvallamenti e soprattutto gli altri utenti della
strada, in particolare le automobili, ma poi anche i pedoni e i ciclisti, il motociclista o scooterista di tutti i giorni, corre un pericolo che è all'incirca 20 volte superiore rispetto a quello di un automobilista.
Non a caso, il motociclista o scooterista è considerato al pari del pedone e del ciclista, un utente debole della strada.
Sicuramente, una delle azioni principali che il motociclista può fare per salvaguardarsi, non sta tanto nel mezzo, nell'automobile noi abbiamo visto negli ultimi decenni un'evoluzione incredibile nella sicurezza passiva, ma anche attiva.
Tecnologica, anche lì c'è tanta tecnologia.
Assolutamente, gli aiuti alla guida, che sono sempre più presenti e sempre più anche richiesti dalla normativa, fatto fare un salto in avanti incredibile, sulla moto che per sua natura è un mezzo più esposto - ed è anche il suo bello se vogliamo
per tantissimi aspetti - l'unico strumento che è stato inserito come obbligatorio negli ultimi anni è stato l'ABS, utilissimo, previene una serie di situazioni pericolose, potenzialmente dannose per il guidatore, ma non interviene sulla sicurezza passiva.
Quindi, la protezione del guidatore è delegata alla sua scelta di indossare una giacca, un paraschiena, dei pantaloni protettivi, delle calzature protettive, dei guanti e ovviamente il casco che, tra le cose che ho elencato attualmente, è l'unico "item" obbligatorio per circolare su strada.
In alcuni paesi europei, penso in particolar modo alla Francia, è stato introdotto da diverso tempo anche l'obbligo dei guanti, che comunque danno un "quid" in più alla protezione del motociclista, basti pensare che, in caso di caduta, nell'80% dei casi, la mano è la parte del corpo che...
Istintivamente si porta a protezione.
Si porta avanti a proteggersi e quindi subisce il primo danno da incidente.
Però ci sono tantissimi modi, tantissime possibilità per l'utente delle due ruote di proteggersi, non ultimo, l'airbag.
L'airbag che è stato inventato da Dainese, ideato nel 1994 e già dai primi anni 10 c'è la possibilità per un utente normale della strada di acquistarne una versione stradale standard disponibile per il pubblico, è un oggetto molto tecnologico e
che fornisce una protezione, soprattutto per quelle che noi definiamo le "parti vitali del motociclista", il petto e la schiena in particolar modo, che a livello di assorbimento degli urti, arrivano a portare un incremento della produttività fino a 7 volte rispetto ad un paraschiena, un protettore rigido.
L'airbag è un sistema, nel caso di Dainese, completamente "stand alone", è un dispositivo elettronico, non richiede nessun tipo di collegamento fisico con la moto, né connessione con il mezzo a 2 ruote, attraverso dei sensori che ha all'interno
della sua centralina elettronica, parliamo di accelerometri, giroscopi e GPS, acquisisce i dati di movimento e di posizione dell'utente migliaia di volte al secondo, li analizza attraverso un algoritmo molto sofisticato, che è stato nutrito e continua ad essere nutrito di oltre vent'anni di dati di utilizzo degli utenti.
Attraverso questo sistema, il dispositivo riconosce le dinamiche di caduta pericolosa, quindi in autonomia, capisce quando attivarsi e gonfiarsi, si attiva nel momento in cui effettivamente c'è bisogno.
Questo consente 2 tipi di vantaggio, il primo ovviamente, come dicevo prima, una capacità di assorbire l'energia dell'urto che va fino a 7 volte quella di un protettore tradizionale e seconda e non banale, quella di, in situazioni normali, di non
avere il fastidio e l'ingombro di un protettore rigido, ma di avere un capo normale indosso, che lascia molta più libertà di movimento e comfort all'utente.
Ok, parlavi di dati, quindi sicuramente i dati anche di tutti appunto gli airbag che avete venduto ecco in questi anni, ma anche penso all'ambito del MotoGP.
Comunque sono ambiti diversi ovviamente e i dati che rilevate sono diversi, ma innegabilmente quando si pensa appunto a questi sport di questo tipo, alla fine poi permettono anche di innovare anche nella vita di tutti i giorni ecco, quindi questo è un altro elemento molto bello.
E veniamo quindi anche a... oggi quanto sono diffusi in strada gli airbag tra i motociclisti?
Sia magari facendo anche una distinzione tra i motociclisti appassionati che vanno nel weekend a fare un giro e invece quelli che utilizzano la moto più per una questione pratica, quindi per andare al lavoro.
Ecco, difficile fare una distinzione tra queste 2 categorie che giustamente hai messo sul tavolo tante volte coincidono, perché l'utente può avere sia la necessità di spostarsi tutti i giorni per il percorso casa lavoro, casa scuola, se pensiamo
ai più giovani e poi godersi la moto in una maniera più "leisure" durante il weekend, o fare dei viaggi, quindi non c'è un dato disgregato, però posso già dirti che invece il dato aggregato che noi abbiamo studiato e rilevato nel corso degli
ultimi anni di analisi, nonostante una storia, ecco, di dicevo prima, ormai quasi vent'anni di disponibilità sul mercato di questa tecnologia, che è percepita ancora come una novità, purtroppo, rispetto alla totalità degli utenti 2 ruote su
strada, ci attestiamo intorno ad una percentuale di adozione del 2%, che sicuramente è una percentuale generosa.
Quindi un numero purtroppo molto basso, i motivi sono diversi e il nostro impegno negli ultimi anni è stato quello di capire perché un dispositivo così utile, così tecnologico e fondamentale, che può effettivamente salvare la vita, o comunque alleviare di tantissimo gli effetti di un incidente su strada, abbia un'adozione così bassa.
Dicevo, i motivi sono differenti, noi abbiamo individuato 3 macro aree.
Sì, che di base è poi il motivo per cui siamo qui oggi, cioè era un'occasione per raccontare un prodotto che è uscito nelle scorse settimane, quindi "Smart GO", che nasce appunto per... dalle domande che vi siete posti in questo ambito, perché
anch'io mi chiedo, cioè un prodotto così utile che può salvare una vita innegabilmente o migliorare di molto l'esito di una caduta, perché è ancora così poco diffuso?
Quindi quali sono le domande che vi siete fatti e le risposte che avete trovato?
Beh, se ci pensi in qualsiasi ambito, la cosa più difficile per un'azienda che fa prodotto è intervenire nelle abitudini del consumatore, la cosa migliore che si può fare quando si sviluppa un nuovo prodotto è quello proprio di capire quali sono
le abitudini, le preferenze, sicuramente c'è una sfera di - chiamiamola - intuito e visione che un'azienda può avere o meno, nel vedere il futuro e proporre qualcosa che ancora non esiste, che magari il consumatore non individuato come il suo
bisogno, secondo me, fra tutti l'esempio più lampante in questo è quando Apple proposto un telefono con un touchscreen in un mondo in cui, soprattutto il mercato business, era dominato da telefoni con una tastiera completa.
Quindi molto difficile intervenire nelle abitudini del consumatore.
Un altro esempio che ti faccio è il casco, nonostante sia molto intuitivo che non utilizzare il casco è un pericolo che non vale la pena correre quando si va sia in moto che in scooter, l'adozione totale di questo strumento si è vista solo nel momento dell'obbligatorietà.
Quindi partendo da questo presupposto, comunque noi siamo andati a analizzare quali erano i punti di forza e i punti di miglioramento dei prodotti che erano attualmente sul mercato, che noi e altri competitor abbiamo proposto negli ultimi anni -
sicuramente degli ottimi prodotti in termini di protettività - le 3 aree su cui abbiamo visto che avremmo potuto lavorare per migliorare questa bassissima percentuale di adozione, sono appunto 3 e sono, uno il peso del dispositivo, per peso non
intendo solo il peso in sé, ma tutta una sfera di comfort, ingombro, gli attuali sistemi - faccio un esempio su tutti - il nostro ultimo lancio che è stato fatto 2 anni fa, si chiama "Smart Air", airbag per la strada, un gilet, il più leggero
ancora attualmente sul mercato, un peso di circa 1,550 kg, con protezione totalmente airbag, ci sono altri sistemi di altri brand competitor che utilizzano soluzioni diverse con il paraschiena integrato, con tecnologie differenti, che hanno un peso
anche superiore, comunque attualmente il più leggero Danese Smart Air è 1,550 kg, oltre al peso dicevo ingombro, è un oggetto, una veste da vestire sopra il proprio abbigliamento, che copre, all'interno un sacco airbag che per sua natura non fa
passare l'area, pensiamo alle stagioni estive sempre più lunghe, sempre più calde, questo è sicuramente un problema, è un motivo per un utente medio di non utilizzarlo, comunque un oggetto da aggiungere alla propria routine, oltre a alla giacca o all'abbigliamento che tradizionalmente si utilizza sullo scooter o sulla moto.
E anche ad esempio lo zaino, alcuni... anche i vostri airbag passati non permettevano di poter indossare uno zaino, che è un po' diciamo, per certi motociclisti il modo di trasportare le cose, ecco.
Assolutamente, questo è un punto molto importante.
Il secondo punto che ti porto è quello della facilità di utilizzo, stiamo parlando comunque di oggetti molto raffinati e ben pensati e disegnati, ma comunque oggetti elettronici che hanno bisogno di essere ricaricati, sappiamo benissimo che ormai
siamo pieni di device che la sera dobbiamo ricordarci di caricare, quindi in particolar modo, se pensi un airbag - te la dico in maniera molto brutta - te lo porti su a casa, magari l'hai utilizzato per un viaggio, quindi con tutto quello che ne
consegue, di un capo che hai vestito per chilometri e giorni, devi trovare un posto dove appoggiarlo, vicino alla presa da corrente, avere un caricatore, collegarlo, lasciare che si carichi, fare i suoi aggiornamenti.
In ogni caso, se ti ricordi di caricarlo, parti per il tuo viaggio, per il tuo spostamento quotidiano, può essere sempre che dopo un certo periodo di tempo si scarichi, non avevi calcolato che ti saresti spostato così tanto, quindi rimani senza carica residua, mettiamo per esempio sul passo dello Stelvio.
Bellissimo giro in moto da fare, l'airbag si è scaricato, rimani senza carica e non hai alternative, se non fermarti al bar e ricaricarlo se vuoi avere la protezione che ti meriti.
E giusto per capire anche le vecchie versioni, qual era l'autonomia di un airbag di questo tipo?
A seconda dei modelli andiamo tra le 18-25-27 ore di autonomia armati, armati vuol dire accesi e pronti per attivarsi e ricettivi verso la situazione esterna.
E quindi questo problema come è stato risolto nello Smart GO?
Ecco, Smart GO, che è stato presentato nei giorni scorsi, è la nostra nuova proposta di airbag per la strada.
Non è un'evoluzione, ma se mi permetti, è una rivoluzione, perché il modo di concepire l'airbag è stato completamente rivisto, quindi neanche paragonabile ai sistemi precedenti.
Una delle innovazioni principali che porta è il modo di essere alimentato, perché Smart GO è il primo sistema airbag al mondo a poter essere alimentato con una power bank, oggetto a cui siamo abituati a relazionarci tutti i giorni, soprattutto per
chi si sposta tanto per lavoro, utilizza diversi device tecnologici, quindi basta collegarlo ad una power bank - un oggetto che siamo abituati a caricare normalmente - una qualsiasi, oppure noi ne forniamo una ultracompatta, iperleggera, che la
caratteristica molto bella di avere un'autonomia di 72 ore, quindi uno spazio di tempo in cui potenzialmente tu potresti partire da Milano e arrivare in Scandinavia facendo un bellissimo giro in moto e questa è una grandissima rivoluzione.
Però per tornare al tema che introducevo prima, ovvero il cercare il più possibile di inserirsi all'interno delle abitudini del consumatore e di non cambiarle, potremmo non essere abituati a caricare neanche una power bank se vogliamo, o comunque
potrebbe essere un oggetto in più da caricare, quello che invece siamo tutti abituati a collegare al caricatore ogni sera e non ci dimentichiamo di farlo, potremmo dimenticarci il nome di nostra figlia, di nostra moglie, dei nostri amici più cari, ma sicuramente non di caricare lo smartphone.
Quindi, Smart GO non è solo il primo airbag da moto al mondo a poter essere alimentato da una power bank, ma è anche, per la prima volta, un airbag che può essere alimentato dal proprio smartphone.
Quindi, basta connetterlo al cavo USB-C del device e sfrutta la carica del telefono, fra l'altro consumando davvero poca batteria dello smartphone, così non abbiamo neanche bisogno di ricordarci un item in più da caricare.
Basta collegarlo al proprio smartphone e Smart GO funziona e può essere attivato attraverso un'app dedicata, si accende, si attiva, ed è pronto per proteggere.
Quindi tutti gli attriti anche legati poi all'utilizzo... non bisogna per forza essere anche solo minimamente appassionati di tecnologia, cioè nel senso si può utilizzare in modo molto semplice e immagino anche che ci sia un'app dedicata per ad
esempio hai detto che va poi armato ecco nel momento in cui si sale in moto per evitare appunto dei falsi positivi quando non si sta utilizzando e quindi in questo modo diventa tutto più semplice e ancora più accessibile per chiunque ecco chiunque può utilizzarlo se quella era una delle barriere che fermava una persona dall'acquistarlo ecco.
E poi un altro tema immagino che sia quello dei costi, nel senso questi airbag immagino che in generale abbiano un concentrato di tecnologia, studio dei materiali, anche il gas, perché poi nel momento in cui la persona cade dalla moto
istantaneamente praticamente, in pochissimi millisecondi si irrigidisce tutto l'airbag con un gas che protegge la persona, sono tutte cose che hanno un costo, la protezione ha un costo, però avete lavorato anche su questo, cioè per ridurre ulteriormente questo costo.
Assolutamente, per darti un termine di paragone, quello che citavo prima, Smart Air, il nostro precedente sistema stradale, costa all'circa 650 euro, altri sistemi sul mercato si attestano intorno a quella cifra, chi 700, 750, poi ci sono vari sistemi in base alla destinazione d'uso.
Se guardiamo in termini assoluti 650 euro per salvarsi la schiena, salvarsi la vita, non sono una cifra da discutere e siamo d'accordo, però rimangono sempre una cifra non indifferente.
Ecco, adesso io ti ho portato una serie di feature che abbiamo studiato e sviluppato per Smart GO, che sono di molto migliorative rispetto a ciò che già era ottimo sul mercato, rispetto a ciò che il mercato già proponeva precedentemente.
Un'altra feature molto molto importante che non abbiamo ancora menzionato è il peso, Smart GO pesa 780 g, che è meno della metà dell'airbag che era fino ad ora il più leggero sul mercato.
Quindi, stiamo parlando di un dispositivo che non è 5-10% migliore rispetto ai precedenti, cosa che solitamente per un'azienda che fa prodotto, vuol dire portare un prezzo più alto nell'evoluzione del prodotto, giustamente per ripagare tutti gli
sforzi di sviluppo, test, ingegnerizzazione e messa sul mercato, qui la rivoluzione sta anche nel prezzo, perché Smart GO esce a un prezzo al pubblico di 349 euro, quindi circa la metà di quello che siamo stati abituati a vedere fino ad ora, senza
nessun'altra spesa nascosta, pronto per l'utilizzo, con un "gas generator" incluso, senza bisogno di nessun tipo di abbonamento, quindi è 349 euro "ready to use", circa la metà di quello che eravamo abituati a vedere fino ad ora.
Questo è stato uno sforzo industriale, ma per l'azienda in generale non indifferente, ma uno sforzo necessario perché prima di tutto è la nostra missione, proteggere le persone e salvare i motociclisti, ma perché crediamo che il sistema airbag
meriti di aumentare la propria diffusione e l'utente della strada meriti di avere un sistema accessibile, che gli permetta di essere tranquillo e sereno in tutti i suoi spostamenti, o nei propri viaggi o giri di piacere, alla stregua di un motociclista professionista.
Sì, sottolineo poi un paio di altre... due cose, ad esempio che se non erro è taglia unica, quindi a differenza dei modelli precedenti, questo vuol dire che - lo dico per chi magari non è solito conoscere il mondo delle moto - però se vado in
giro in estate sarò molto più scoperto e quindi ho bisogno di un airbag che è più stretto, se vado in giro in inverno invece e lo devo mettere sopra diversi strati di vestiti, la giacca e tutto, mi serve un airbag molto più largo e quindi anche
questo è un elemento di comfort, oltre al fatto di poterlo fare utilizzare a un'altra persona, w poi l'altro elemento è quello delle cadute, nel senso che - ma questo già nei modelli precedenti - se cado posso riutilizzarlo fino a 3 volte giusto?
Esatto.
Cambiando la bomboletta del gas poi immagino che dopo un po', dopo diverse sollecitazioni è il caso di cambiarlo, però comunque non è, non basta una caduta per buttare via... per salvarmi la vita sicuramente, ma per buttare via anche l'acquisto fatto, ma può essere riutilizzato.
Esatto, può essere ricaricato anche in maniera molto molto semplice e in autonomia, non c'è bisogno di rispedirlo in Dainese o ad andare in un negozio, un punto vendita, in maniera molto semplice si apre una zip, si svita la carica precedente che
è già stata utilizzata, si avvita quella nuova, il sistema gira un test per capire se tutto è ancora funzionante, integro e non subito dei danni strutturali con la caduta precedente, ed è pronto per ripartire.
Molto interessante quindi quello che ci hai raccontato, hai reso bene anche l'idea di qual è il valore di un dispositivo, di un prodotto di questo tipo e quindi diciamo che, dal vostro punto di vista, questi sono gli ingredienti per renderlo più
diffuso tra le persone, aumentare questa percentuale che dicevi, quindi in prospettiva futura dal vostro punto di vista, quale sarà la tendenza anche del mercato, o comunque tendenzialmente delle persone che vanno in moto, vedremo sempre di più airbag, anche grazie a queste semplificazioni?
Noi ce lo auguriamo, ed è il motivo per cui abbiamo messo così tanta energia per sviluppare un prodotto così innovativo e rivoluzionario.
Pensiamo di aver risolto quelli che erano gli elementi che potevano un po' allontanare o scoraggiare l'utente normale, quindi sicuramente ci aspettiamo una diffusione maggiore grazie al lavoro industriale che abbiamo fatto.
Sicuramente non è sufficiente per diffondere questo tipo di protezione in maniera capillare, noi abbiamo fatto la nostra parte, l'informazione deve farne sicuramente un'altra, siamo dalla stessa parte nel raccontare perché è importante utilizzare
un airbag e perché l'airbag rende liberi, tanto quanto il guidare le due ruote rende liberi, un'altra parte molto importante sicuramente la dovranno fare le istituzioni come sempre nel sensibilizzare ed aiutare i cittadini ad avvicinarsi a questi sistemi.
Esatto.
Noi pensiamo di aver dato, sia all'informazione, che alle istituzioni, il prodotto giusto per poter parlare a tutti.
Assolutamente.
Poi, ad esempio, per il casco, penso che sia una cosa diventata molto diffusa, anche perché i costi l'hanno permesso, ecco, se fosse costato 10 volte di più, anche a livello normativo, sarebbe stato difficile imporlo.
Invece, abbassare i costi significa anche permettere questa possibilità, ecco.
Quindi, grazie Simone, perché è stato veramente interessante approfondire queste tematiche e capire appunto lo stato dell'arte appunto della tecnologia anche della protezione in moto.
Quindi grazie e alla prossima.
Grazie a te Davide, ciao a tutti.
E così si conclude questa puntata di INSiDER - Dentro la Tecnologia, io ringrazio come sempre la redazione e in special modo Matteo Gallo e Luca Martinelli che ogni sabato mattina ci permettono di pubblicare un nuovo episodio.
Per qualsiasi tipo di domanda o suggerimento scriveteci a redazione@dentrolatecnologia.it, seguiteci su Instagram a @dentrolatecnologia dove durante la settimana pubblichiamo notizie e approfondimenti.
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Noi ci sentiamo la settimana prossima.

